Rio 2016 Refugee Olympic Team: la prima volta nella storia!

Pubblicato il autore: Marcello Mutalipassi Segui

Refugee Olympic team
Sono giunti oggi a Rio de Janeiro cinque atleti che formeranno la prima squadra di rifugiati nella storia dei Giochi Olimpici. Uomini e donne votati allo sport che sono dovuti scappare dal proprio paese per la guerra, la fame o persecuzioni religiose, ora hanno l’opportunità di concorrere alle olimpiadi sotto la bandiera con i cinque anelli. Un’idea del Comitato Olimpico internazionale che ha stanziato due milioni di dollari per poter dare l’opportunità a questi atleti di potersi allenare e concorrere con i migliori sportivi di tutto il mondo.

Nella mattinata di oggi cinque atleti africani sono sbarcati all’aeroporto internazionale Tom Jobin di Rio de Janeiro. Tutti e cinque originari del Sudan del Sud, sono però rifugiati politici ospitati nel centro rifugiati del Kenya. Formeranno la prima squadra di atletica del Refugee Olympic team, ovvero il team olimpico istituito dal COI per gli sportivi che sono perseguitati dalla guerra e dalla fame e non hanno la possibilità di concorrere ai giochi olimpici con il proprio team nazionale.
Visibilmente emozionati per l’accoglienza, tra volontari pronti ad aiutarli e flash dei fotografi, ecco i nomi dei cinque atleti: Anjelina Lohalith, che concorrerà nella disciplina dei 1500 metri femminili; Rose Lokonyen, per gli 800 metri femminili; James Chiengjiek, 400 metri piani maschili; Yiech Biel, 800 metri piani maschili; Paulo Lokoro, 1500 metri maschili.
A loro si unirà anche Yonas Kinde, rifugiato Etiope accolto dal Lussemburgo, che concorrerà nella disciplina simbolo dei Giochi Olimpici, la maratona.

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Refugee Olympic team

Mi sento molto sicura ora. Siamo al sicuro. Sono tanto felice di poter rappresentare un team di rifugiati perché è una cosa mai successa prima nella storia dei Giochi Olimpici“, così commenta Anjelina Lohalith al suo arrivo all’aeroporto. “È sia una cosa bella che una cosa brutta: la bella riguarda quello che sta succedendo qui, con noi e con lo sport. La brutta riguarda il nostro paese e quello che sta accadendo in questo momento lì; questo però non mi impedirà di essere felice adesso. Ora il nostro obiettivo è semplicemente quello di dare il massimo qui ed essere un esempio per tutti“.
Il gruppo di atleti sudanesi erano accompagnati da Tegla Chepkite Loroupe, kenyana presidente della fondazione che porta il suo nome e che offre asilo agli atleti rifugiati: “Il loro grande obiettivo è rappresentare al meglio i milioni di atleti rifugiati che vivono negli altri paesi del mondo“, queste le parole di Tegla ai giornalisti che l’aspettavano all’aeroporto. “Non vedono l’ora di poter competere e dare il meglio. Il presidente del COI, Thomas Bach, con questo progetto, ha realizzato il sogno dei rifugiati nel mondo. Sono persone che si trovano in situazioni estremamente critiche, ma ora possono essere qui a Rio de Janeiro come atleti. Lo potete vedere dalle loro facce quanto sono felici e determinati“.

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Agli atleti già menzionati si uniranno altri quattro rifugiati per completare la selezione del Refugee Olympic Team: due judoki del congo, rifugiati in Brasile, Yolande Mabika (Judo pesi medi femminili) e Popole Misenga (Judo pesi medi maschili). Ed infine due siriani, Yusra Mardini, che concorrerà nei 200 metri stile libero femminile di nuoto e Rami Anis, 100 metri farfalla maschile, sempre nel nuoto.

Foto: Gabriel Fricke

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