Kobe Bryant – Storia di un mito e del primo doppio ritiro di maglia della storia NBA

Pubblicato il autore: Gianni Succu Segui


Quando si parla di NBA moderna, i nomi che saltano in mente sono i soliti. Si passa da “His AirnessMichael Jordan e ErvinMagicJohnson che dominavano la scena negli anni 90 ai duelli tra “The Chosen OneLebron James e Steph Curry e Kevin Durant che hanno monopolizzato questi ultimi anni. Ma il minimo comun denominatore tra questi due periodi storici tra loro molto diversi ha un nome, che ha saputo incantare tre generazioni di appassionati partendo dall’era della Bulls-Dinasty e arrivando alle porte della Moreyball Era.
Kobe Bryant è stato l’unico giocatore in grado di tenere testa a tre generazioni di fenomeni, ed essere universalmente riconosciuto come uno dei 5 migliori cestisti che abbiano mai calcato un parquet.

L’ultimo passo di Kobe Bryant verso il mito

Oggi si compirà l’ultimo appuntamento con la storia per il campione di Philadelphia che dopo oltre 1300 gare con la maglia gialloviola vedrà la sua canotta Laker elevarsi verso la cima dello Staples Center per andare a fare compagnia, tra le altre, alla maglia numero 13 di Wilt Chamberlain, alla 22 di Elgin Baylor, alla 32 di Magic e alla 33 di Jabbar, alla 34 di Shaquille O’Neal e alla 44 di “Mr. Logo” Jerry West in quello che può essere definito una sorta di olimpo del basket, tutto a tinte gialloviola.

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Ma Bryant, si sa, non è mai stato uno che si accontenta. Con la fame che lo ha contraddistinto durante la sua ventennale carriera, il ritiro del suo numero di maglia non poteva essere una cosa ordinaria. E infatti c’è una particolarità che è una prima volta per l’NBA e non poteva che toccare a lui. Come noto Kobe iniziò la sua avventura gialloviola (dopo il draft alla numero 13 da parte di Charlotte), indossando la canotta numero 8 e utilizzandola fino al 2005-2006, l’anno migliore in termini di produzione di punti per la Shooting Guard losangelina (35.4 a partita). Poi si verificò il passaggio di consegne, il cambio di numero alla 24, con cui poi Kobe ha concluso la carriera con il commovente Farewell Tour del 2016. Ed è per questo che la dirigenza Laker, e Magic Johnson in primis, ha deciso che onorare Kobe e i suoi 20 anni a Los Angeles con il ritiro di un solo numero di maglia sarebbe stato ingiusto “nei confronti dell’altro” e stasera procederà, per la prima volta nella storia della lega, a ritirare due numeri di maglia per lo stesso giocatore.

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Kobe Bryant e la storia sul cambio di numero

Durante l’estate del 2006, Bryant annunciò la decisione del cambio di numero cogliendo tutti di sorpresa. Nessuno era in grado di capacitarsi di come un campione del suo calibro, all’apice della sua carriera, potesse optare per una scelta così drastica. Tutti i grandi del passato avevano sempre giocato con il proprio numero (fatta eccezione per la breve parentesi del 45 di Michael Jordan) e Bryant sembrava molto affezionato al suo numero 8, scelto in onore del suo mito da bambino Mike D’Antoni. Invece arrivò questa bizzarra scelta del 24 e non per una parte di stagione soltanto, ma per altre 10 lunghe stagioni di successi. Le ragioni dietro al cambio di numero sono in realtà ancora avvolte nell’ombra; ma se i più maliziosi pensarono subito al fatto che Kobe pensasse di aver superato Jordan, e da qui avesse pensato di scegliere il numero immediatamente successivo a quello di “His Airness”, le più probabili soluzioni all’enigma sembrano essere due: dapprima un completo “fresh start” dopo le accuse di stupro, per levarsi di dosso tutto quello che era il suo passato, e poi una più “poetica” (e forse più da Bryant) moltiplicazione del suo caro numero 8 per il numero di anelli vinti fino a quel momento, ossia 3.
Oppure è stata solo un’astuta trovata di marketing, o addirittura l’idea di voler entrare nella storia della lega con il ritiro di due maglie contemporaneamente per la stessa squadra come, effettivamente, sta per succedere.
La verità la sanno in pochi, ma con un numero o con un altro, questo ragazzotto cresciuto cestisticamente a Reggio Emilia ha incantato il mondo per 20 anni e oggi metterà un ulteriore tassello nel suo mito.

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