Giro d’Italia 2018 Partenza Gerusalemme: la più grande scommessa di RCS Sport tra marketing, sicurezza e politica

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Giro d'Italia 2018 Partenza Gerusalemme

Da sinistra: Alberto Contador, vincitore Giro d’Italia 2008 e 2015, Yariv Levin, Ministro del Turismo – Israele, Sylvan Adams, Presidente Onorario del Comitato Grande Partenza Israele, Mauro Vegni, Direttore Giro d’Italia, Paolo Bellino, Direttore Generale RCS Sport, Nir Barkat, Sindaco di Gerusalemme, Miri Regev, Ministro della Cultura e dello Sport – Israele, Luca Lotti, Ministro dello Sport – Italia e Ivan Basso, vincitore Giro d’Italia 2006 e 2010. Credits: RCS Sport

All’indomani dell’incoronazione di Tom Dumoulin come vincitore della centesima edizione del Giro d’Italia, il decano del giornalismo Rai Beppe Conti lanciò quella che sembrava una boutade, ovvero che l’edizione della corsa rosa del 2018 sarebbe partita nientemeno da Gerusalemme (con probabile finale a Roma). L’esperto della storia del ciclismo ancora una volta dimostrò di avere delle ottime fonti perché già questa estate la notizia da potenziale fake news è diventata realtà, con l’ufficializzazione definitiva durante la presentazione delle prime tre tappe ad opera dell’organizzazione di RCS Sport.
Gerusalemme, Haifa, Tel Aviv, Be’er Sheva, Eilat sullo sfondo del Mar Rosso: queste le località delle tre frazioni che dal 4 maggio prossimo inaugureranno il Giro d’Italia 2018, prima volta in assoluto di una grande corsa a tappe fuori dai confini europei. Ed è inutile sottolineare come la decisione stia facendo discutere e continuerà a farlo.

Giro d’Italia 2018 Partenza Gerusalemme: il peso mediatico di un evento storico

C’è del coraggio e della incoscienza mescolate assieme in questa scelta così di rottura. Far partire il Giro 2018 fuori dalla comfort zone europea rappresenta senz’altro un brusca accelerata da parte di Mauro Vegni, direttore generale della corsa rosa, verso una maggiore incidenza mediatica di un evento in perenne competizione con gli altri grandi giri, a partire dal Tour de France che continua ad essere la corsa a tappe con più appeal massmediale e commerciale nonostante negli ultimi tempi i percorsi delineati sbiadiscano in confronto a quelli più imprevedibili del Giro ed una sempre più arrembante Vuelta, che anche quest’anno ha dato il meglio di sé per quanto riguarda lo spettacolo offerto.
Vegni lo disse proprio ai nostri microfoni in occasione della grande partenza di Alghero del Giro di quest’anno: “Dobbiamo recuperare il gap relativo agli aspetti di marketing; piaccia o meno, il ciclismo sta diventando come il calcio, ovvero una industria, un prodotto che va venduto, deve fatturare e produrre un utile. Anche un investimento su cui stanno puntando realtà nuove ed intraprendenti come i Paesi Arabi con il portafoglio pieno di petroldollari (basti pensare a realtà come il Bahrain o gli Emirati Arabi che sponsorizzano le rispettive squadre del WorldTour o il Qatar che l’anno scorso a Doha ospitò dei Mondiali un po’ carenti di pubblico ma benedetti da un certo Eddy Merckx). Sarà vile denaro ma il ciclismo vive e deve vivere anche di questo, perciò dal punto di vista più legato al marketing le tre tappe in Israele rappresentano un hat trick messo a segno da Vegni e tutto il team di RCS Sport, una mano vincente che prende in contropiede i rivali dell’ASO, organizzatori del Tour e della Vuelta e che sta già assicurando grande visibilità mediatica.
Appurato ciò, andiamo però al cuore del problema, alla implicazione più intricata, spinosa e dannatamente seria legata a questa partenza da Gerusalemme del Giro d’Italia 2018: parliamo della questione politica e della sicurezza, due aspetti intrecciati tra di loro.

Giro d’Italia 2018 Partenza Gerusalemme: i rischi legati alla sicurezza e all’instabilità

Giro d'Italia 2018 Partenza Gerusalemme

Il percorso delle prime tre tappe in Israele

La Terra Santa è praticamente una polveriera sin dai tempi delle Crociate, difficile negarlo. Se snoccioliamo l’intera storia legata alla contesa di Gerusalemme tra le grandi religioni monoteiste e soprattutto il conflitto tra israeliani e palestinesi non ne usciamo più, e non è questo il luogo adatto. Però senza andare indietro di secoli basterebbe citare i fatti dello scorso luglio.
Uno dei luoghi simbolo di Gerusalemme è la Spianata delle Moschee, crocevia dello scontro tra ebrei e musulmani che si contendono la paternità del luogo (con i cristiani ai margini di questa lotta), soprattutto il Monte del Tempio, dove è presente il Muro del Pianto sacro alla religione ebraica, caro alla fede musulmana per l’assunzione in cielo del profeta Maometto e, per quanto riguarda i fedeli cristiani, per una serie di momenti della vita di Gesù che avvennero in questo luogo.
Ebbene, nel luglio di quest’anno la decisione del governo israeliano (che controlla la zona sacra all’indomani della Guerra dei Sei Giorni del 1967) di inserire dei metal detector e il divieto di entrata per i fedeli con meno di cinquant’anni all’ingresso della Spianata ha riacceso uno scontro che come le braci sotto la cenere cova continuamente ed aspetta la scintilla giusta per deflagrare. Un luogo dove è presente la moschea di al Aqsa, per i musulmani l’avamposto più vicino al Paradiso e di conseguenza questa misura restrittiva ha esacerbato degli animi già piuttosto arroventati. Per capirci, la Spianata delle Moschee è uno dei motivi che hanno impedito fino ad ora che il processo di pace tra israeliani e palestinesi si potesse compiere; aggiungiamo poi il fatto che l’anno scorso è scoppiata la seconda Intifada, che gli scontri di questa estate nella Spianata hanno fatto calare nuovamente il gelo tra Israele e Palestina e il quadro è completo.
In un momento storico dove lo scacchiere mondiale è un campo minato di nervi tesi, tra schermaglie tra potenze e terrorismo ormai endemico, la decisione di far partire una festa come è il Giro d’Italia da uno dei luoghi più tesi del Pianeta può sembrare quasi una provocazione, se usciamo dal contesto legato al business. Come informa l’Unità di Crisi della Farnesina, la situazione in Israele è fluida e si raccomanda di prestare massima attenzione e cautela in prossimità della Striscia di Gaza (che fortunatamente è distante dalle tre tappe) e del Sinai, zona di incursioni terroristiche, il cui confine non è molto distante da Eilat, traguardo dell’ultima frazione.
Indubbiamente le autorità israeliane sono all’avanguardia per quanto riguarda la sicurezza che altrettanto indubbiamente garantiranno nel corso del Giro 2018. Allo stesso modo, passi un minimo di incoscienza ma non dubitiamo che dalle parti di RCS Sport intendano mettere a repentaglio l’incolumità dei corridori, del pubblico e di tutti gli addetti ai lavori: lo stesso Mauro Vegni non ha mai considerato opzionale la sicurezza, basti pensare ad un episodio recente legato alla Tirreno Adriatico del 2016, quando il direttore della corsa decise di cancellare preventivamente la tappa di Foligno – Monte San Vicino per le condizioni meteo sin troppo avverse. Scaturirono polemiche ma Vegni rimase saldo sulla propria posizione impopolare, considerando non negoziabile la sicurezza dei corridori. E poi come non ricordare quest’anno al Giro la cancellazione della classifica dei migliori discesisti, progetto mai partito per le proteste dei partecipanti alla gara: forse avrebbe garantito dello spettacolo in più, ma ancora una volta Vegni ebbe il coraggio di fare marcia indietro.
Non vogliamo perciò credere che la decisione di partire da uno dei luoghi più instabili del globo terracqueo non sia figlia di una intemerata ma sia stata ben vagliata e soppesata (anche perché dubitiamo che il Governo israeliano dia l’assenso ad un evento del genere se non ci fossero le condizioni più ottimali di sicurezza).
Tuttavia resta quel rumore di fondo che non è altro che una sana preoccupazione per una tre giorni che toglierà il sonno ad RCS Sport e a qualche addetto ai lavori. Per non parlare della questione dei team: la Bahrain Merida di Vincenzo Nibali rappresenta un Paese i cui rapporti diplomatici con Isreale sono freddi – per usare un eufemismo (anche se dai cablogrammi di Wikileaks risultano dei contatti informali tra i due Paesi con il benestare del re Hamad bin Isa Al Khalifa). Gli Emirati Arabi del Team UAE Emirates (nel quale dal 2018 militerà Fabio Aru) ufficialmente non hanno anch’essi rapporti diplomatici con lo Stato ebraico, nonostante l’anno scorso ci siano state delle operazioni militari congiunte con la partecipazione anche del Pakistan e si stia intraprendendo un percorso di normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi.

Sport e politica dovrebbero essere due rette parallele che non si incontrano, in teoria. Ma l’ambizioso progetto che nel Giro 2018 diverrà realtà, ovvero la partenza da Israele, può diventare o un imbarazzante flop oppure uno dei più grandi trionfi di RCS Sport, dal punto di vista mediatico e lateralmente anche da quello politico. Certo, anni di trattative e di guerre non possono essere battuti da una gara ciclistica, ma questa è l’occasione in più per Israele per proporre (e anche vendere) una immagine diversa dalla zona di guerra con cui, spesso, superficialmente, tendiamo a vederlo. Per non parlare dei pregiudizi che purtroppo sono ancora duri a morire e contro i quali tutt’oggi lo Stato ebraico deve ancora lottare. Il conflitto con la Palestina non verrà risolto dal Giro d’Italia, di questo ne sono certi anche ad RCS. Ma confidiamo nel coraggio e dell’incoscienza di portare anche in un luogo meraviglioso e difficile la festa della domenica, come la chiamava Indro Montanelli, della corsa rosa.

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