ESCLUSIVA SN – Vicky Piria: “La Formula E mi incuriosisce ma ora sono concentrata sulle gare GT. Mi sento più matura per la F1”

Pubblicato il da Luca Santoro
Vicky Piria

Vicky Piria, 24 anni, una fitta gavetta nel motorsport alle spalle e un futuro tutto da scrivere nel mondo delle corse

Vicky Piria non è più soltanto una promessa del motorsport, ma sta incominciando a diventare una realtà con cui gli altri piloti faranno i conti: una avversaria tosta che non si lascia intimorire dai preconcetti e dalle difficoltà che possono esserci nei confronti di una donna che scala le vette del mondo dei motori sportivi.

Classe 1993, nata a Milano da madre britannica e padre italiano, Vittoria Vicky Piria ha iniziato a muovere i primi passi nel 2003 nel campionato kart regionale: da quel momento è stato un crescendo rossiniano di gare e competizioni svolte nelle più importanti serie internazionali. Nel 2008 infatti la giovane milanese fa il suo ingresso nella KF3, il torneo di kart riservato ai migliori piloti tra i 12 e i 15 anni, mentre l’anno successivo Vicky Piria fa il suo debutto alla guida di una monoposto, per la precisione con il team Tomcat Racing per partecipare alla Formula 2000 Light e Formula Renault 2.0, oltre ad essere presente nella gara d’apertura della Formula Lista Junior.
Vicky Piria torna poi a gareggiare in un campionato italiano nel 2010, con la neonata Formula Abarth, torneo a cui si iscrive il suo team: in questa serie realizza come miglior risultato un 14esimo posto nella gara che si svolge nell’autodromo umbro di Magione e che le permette di ottenere un 34esimo posto nella classifica generale.
Il 2011 è l’anno del cambio di team: Vicky Piria firma con la Prema Powerteam, restando sempre in Formula Abarth che nel frattempo divide le competizioni tra Italia e Europa. Migliora risultato dell’anno precedente andando a punti e raggiungendo il 15esimo posto nella serie italiana e il 18esimo in quella europea.
Non finisce qui: l’anno successivo Vicky Piria non si ferma e debutta nella GP3, serie nata nel 2010 come supporto per la GP2, a bordo di una vettura della Trident Racing; la stagione si conclude però senza punti per la giovane pilota e un 12esimo posto come miglior risultato. Altro anno, altro cambio: è il 2013 e Vicky Piria passa alla European F3 Open (nota oggi come Euroformula Open), serie per i giovani piloti che si corre in Spagna: l’italobritannica, al volante di una BMW Racing, va a punti e centra la decima posizione finale nel campionato.
Ancora, nel 2014 Vicky Piria scende in pista con JDC Motorsport per il Mazda Pro Championship, campionato all’interno del circuito Mazda Road To Indy, un programma che offre borse di studio ed avvicina i piloti ai tornei Indycar e alla 500 Miglia di Indianapolis.
Una carriera molto fitta quella di Vicky Piria, che quest’anno aggiunge un altro tassello, ovvero il debutto questa estate nell’appena nata Electric GT Championship, campionato Gran Turismo per veicoli elettrici (parliamo dei Tesla Model S). La giovane pilota rappresenterà il nostro Paese in questa nuova competizione dall’alto tasso tecnico e con la partecipazione di alcuni dei più titolati ed esperti piloti del pianeta come Tom Coronel e Alice Powell.
Vicky Piria, la cui indiscutibile bellezza le ha permesso anche di conquistare copertine e diventare testimonial di un noto marchio internazionale di gioielli ed orologi, sta dimostrando con la sua gavetta e l’incredibile esperienza accumulata sin’ora nelle piste di fare estremamente sul serio con l’obiettivo puntato sul sogno di una vita: correre in Formula 1. Ecco cosa ci ha raccontato alla vigilia della sua nuova avventura nel motorsport.

Vicky Piria, l’intervista esclusiva: il debutto in Electric GT, i giovani piloti della Formula 1 e le difficoltà per una donna di emergere nel motorsport

Vicky Piria in versione glamour


Quali sono le tue sensazioni alla vigilia del tuo debutto in questa nuova avventura della Electic GT Championship?

Sicuramente sono molto curiosa e carica. Sono anche fiera di essere stata scelta per fare parte del EGT Driver’s Club, sarà un’esperienza del tutto nuova, non solo per me ma per tutti.

Cosa si prova ad affrontare nello stesso campionato un mostro sacro come Tom Coronel o una veterana come Alice Powell (che proviene come te dal mondo GP3)? Li vedi più come punti di riferimento o avversari da battere come tutti gli altri?

Sono stati scelti piloti da background completamente diversi, sicuramente tutti competitivi, chi specialista nelle formule, chi nelle GT… credo questo sia un valore aggiunto per il campionato. In gara vedo tutti come avversari, essendo il primo campionato interamente elettrico partiamo da “zero” tutti quanti.

Ci racconti la tua preparazione in vista del debutto nella Electric GT, fissato da quanto ci risulta ad agosto?

Si, al momento è fissata per agosto. I miei programmi sono di non fermarmi solo all’EGT ma partecipare ad altri campionati sempre nel mondo GT… prossime settimane dovrei definire.

La Formula E in grande ascesa, i motori ibridi nella F1 ed ora la Electic GT Championship: il futuro delle corse è elettrico? Ti metteresti alla prova nella Formula E?

Ho molta più esperienza nel mondo delle monoposto quindi non nascondo che la Formula E mi incuriosisce molto e mi piacerebbe molto provarla. Non ho dubbio che nel futuro ci sarà sempre più interesse e posto per le corse “elettriche”… D’altronde stiamo entrando in una nuova era dove l’eco-sostenibile e l’elettrico fa sempre più parte della nostra quotidianità. È molto bello per me far parte di questa rivoluzione.

Hai dichiarato che in Italia abbiamo un problema di sponsor che possano supportare i piloti nella Formula 1, a differenza di quanto avviene con i driver di Paesi come la Russia, il Messico o il sostegno che ricevono gli inglesi che provengono da una nazione con una forte cultura nel motor sport. Recentemente la Ferrari ha però ufficializzato l’ingaggio di Antonio Giovinazzi, classe 1993, come terzo pilota della Rossa. Da osservatrice esterna pensi che qualcosa stia cambiando in Italia? Iniziamo a credere nei nostri vivai?

Antonio è un ragazzo con un incredibile talento già dai tempi del kart e la sua posizione è pienamente meritata. Non me la sento di dire però che in Italia sia cambiato qualcosa, la crisi economica italiana purtroppo condiziona il mondo delle corse. Antonio nei primi passi della sua carriera in formula è stato aiutato non da italiani. Fa piacere che però il suo talento è stato riconosciuto da Ferrari che gli ha offerto una grandissima opportunità.

Cosa ne pensi del fenomeno dei baby piloti nella Formula 1 come Verstappen o Lance Stroll, quest’ultimo supportato da uno sponsor importante? E’ una moda per incrementare la visibilità e rendere più attraente il circus tra i giovani e i social media oppure si tratta di una linea di tendenza che nasconde un progetto a lungo termine?

Se a 18 anni mi chiedevi se la mia età era adatta per correre in Formula 1 avrei risposto si senza esitazione. Ora ne ho 23 e comunque penso sia un’età adatta ma mi rendo conto di essere più matura ora e questa maturità aiuterebbe non poco. Ora s’inizia presto e si cresce in fretta, il motorsport in questo sta semplicemente riflettendo la società. Avere una griglia con un mix di piloti super esperti e maturi e giovani con fame di arrivare attira i giovani e i social media. Per quanto riguarda il caso Lance Stroll sicuramente è legato molto più a fattori economici, si vedrà nel corso della stagione se merita il suo posto.

Bernie Ecclestone una volta ha detto: “Le donne in Formula 1 non verrebbero prese sul serio”. C’è chi afferma che una donna sarebbe svantaggiata e non riuscirebbe a reggere le sollecitazioni fisiche che sono più importanti in Formula 1 rispetto ad altri campionati come la Nascar, dove lì conta di più la componente tecnica. Da professionista ed esperta del settore, puoi darci il tuo parere?

Si potrebbe parlare ore di questo argomento.. Siamo molto influenzati purtroppo da esempi negativi.
Credo che una donna veloce, preparata con la giusta esperienza sia perfettamente in grado di correre in Formula 1 e farsi prendere sul serio. Difficile trovarla forse… Se tra tutti i piloti solo 10% sono donne, la probabilità di ritrovare una donna veloce, tecnicamente e fisicamente preparata che abbia fatto le giuste scelte nella sua carriera ed abbia avuto gli ideali aiuti sia economici che di management, è più difficile. Magari c’è quella con il talento ma senza sponsor e viceversa.

Carmen Jorda, pilota GP3 e sviluppatrice della fu Lotus ed ora Renault, fu accusata da un proprio collega di non meritare il posto nel reparto sviluppo perché più lenta di lui. Senza entrare nel merito della polemica, una donna che entra in questo mondo rischia di subire degli attacchi più forti, più pretestuosi o di pagare in maniera più pesante eventuali errori commessi rispetto ad un collega maschio?

Su una donna pilota i riflettori sono sempre puntati addosso, questo è un vantaggio su molti aspetti ma anche uno svantaggio: un errore per esempio non passa inosservato e sicuramente pesa di più…

Infine: non ti disturba il fatto che nelle interviste ad una atleta donna si finisca quasi sempre con il porre delle domande sulla avvenenza o sui fidanzati? Perché solitamente si tratta di questioni che non si affrontano con gli sportivi uomini…

Non mi dà fastidio… Certo, tengo alla mia vita privata e cerco di essere discreta però sono anche del parere che non bisogna prenderci sempre troppo sul serio. Alla fine se un giornalista reputa che possa essere una domanda interessante per il lettore sta semplicemente facendo il suo lavoro.

  •  
  •   
  •  
  •  
  •   
  •