Sci: paura per Ivica Kostelić, dramma sfiorato in Groenlandia

Pubblicato il autore: Damir Cesarec Segui

ivica kostelic
Un leggero principio di congelamento al volto, alle mani e ai piedi. E’ questa la “fortunosa” diagnosi di Ivica Kostelić al ritorno dalla spedizione in Groenlandia. Lo slalomista croato, ritiratosi al termine dell’ultima stagione, agli inizi di aprile è volato in Groenlandia con l’obiettivo di attraversare a piedi una parte dell’isola artica. Ivica non è nuovo a questo tipo di imprese. Infatti negli ultimi anni ha attraversato in lungo e in largo, e rigorosamente a piedi, l’Islanda, una terra che ha iniziato ad apprezzare grazie in particolare a sua moglie Elin che è islandese. Questa volta però ha voluto osare spingendosi ancora più a nord. Dopo 18 giorni di odissea e 582 chilometri percorsi Ivica, affiancato dal suo amico e compagno di avventure Miha Podgornik, ha compiuto l’impresa ma questa rischiava seriamente di costargli molto cara. Ora si trova a Rijeka (Fiume) dove sta ultimando la riabilitazione iperbarica sottoponendosi quotidianamente a sedute di ossigenoterapia.

“Sto bene – assicura dalle colonne del quotidiano croato Novi List -. Le dita delle mani sono a posto, quelle dei piedi un po’ meno, mentre alcuni lembi di pelle del viso si sono staccati. Ma al termine della terapia starò benone.”

Più che il freddo, il vero nemico è stato il famigerato Piteraq, un vento impetuoso che soffia senza sosta a circa 120 chilometri orari aumentando in maniera esponenziale la sensazione del freddo.
“Siamo stati sfortunati perché prima della partenza le previsioni non davano condizioni così estreme. Il nostro obiettivo era una traversata rapida perciò ci siamo portati dietro una limitata quantità di cibo. Questo bastava per 20 gironi più uno di riserva. Abbiamo compiuto l’impresa in 18 giorni però l’ultima settimana è stata da incubo. Le condizioni erano estreme, ma non potevamo concederci pause perché altrimenti rischiavamo di esaurire le provviste.”

Un anno fa Ivica aveva attraversato l’Islanda percorrendo 497 chilometri in 15 giorni. La domanda sorge spontanea: cosa spinge una persona a testare i propri limiti?
“Me lo chiedono in tanti e spesso me lo domando pure io. Credo che la vita non sia altro che una grande illusione suddivisa in altre più piccole. Ma per andare avanti abbiamo bisogno di illuderci e di rincorrere le nostre illusioni. Il mio amore verso la natura è proprio questo: un’illusione. Credo sia questa la risposta.”

Tuttavia, non c’è mai stato un concreto rischio per la propria incolumità.
“Eravamo in costante contatto radio con i soccorsi e se realmente ci fossimo trovati in pericolo avremmo chiesto il loro intervento per procedere all’evacuazione. In nessun momento non ci siamo siamo sentiti in pericolo. L’unica nostra preoccupazione era relativa a un eventuale esaurimento delle scorte di cibo.”

Solitamente nello sport di alto livello la camera iperbarica viene utilizzata per migliorare le proprie prestazioni e non per sanare le conseguenze del congelamento.
“Conosco bene la sua funzione dato che da anni ormai pratico subacquea, ma sinceramente non avevo idea che servisse anche per questo tipo di cura. Il meccanismo è pressoché uguale: vieni sottoposto a un trattamento di decompressione e successivamente a uno di ossigenoterapia in modo da sanare i tessuti danneggiati. Comunque io sono stato fortunato perché non avrò conseguenze permanenti. Purtroppo a Miha è andata peggio dal momento ha subito un importante principio di ipotermia e rischia di perdere una falange.”

Quel che è certo è che Ivica la prossima volta ci penserà su due volte prima di lanciarsi in imprese analoghe.
“Penso di aver imparato la lezione. Di certo non tornerò in Groenlandia tanto presto. Ora voglio prendermi una pausa di riflessione. Sicuramente tornerò in Islanda, una terra meravigliosa con una natura incantevole. A differenza della Groenlandia che altro non è che un immenso deserto bianco dove percorrere uno o cento chilometri è la stessa cosa, esattamente come in Antartide. Volevamo goderci la natura, ma alla fine quest’avventura si è trasformata in un test di resistenza e sopravvivenza senza senso.”

Tornare in Islanda farà certamente felice la moglie Elin.
“Quando gelo, neve e vento in faccia diventano i tuoi compagni di viaggio il pensiero della propria famiglia è quello che ti dà la forza per andare avanti e non mollare. Ti rendi conto che ogni metro percorso rappresenta un passo verso il ritorno casa. Elin era contraria alla spedizione, ma nonostante ciò il suo sostegno non è mai venuto a mancare. E’ una donna fantastica.”

Sicuramente è stata un’avventura che ricorderà a lungo.
“La Groenlandia doveva ammaliarci con la sua naturale bellezza e invece… La natura è un qualcosa di incantevole, ma lì di incantevole non c’era nulla. Sempre di natura si tratta, certo, ma è una natura spietata. Quando ti mancano 150 chilometri al traguardo e hai cibo per soli cinque giorni ogni metro diventa una lotta. In una giornata abbiamo percorso 80 chilometri, una distanza brutale, figuriamoci in quelle condizioni. No, non abbiamo trovato quello che stavamo cercando” – conclude un sorridente ma quanto mai provato Ivica Kostelić.

  •  
  •   
  •  
  •  
  •   
  •