Federer e il segreto dell’elisir di lunga vita

Pubblicato il da Giovanni Anania


Non finisce mai di stupire Roger Federer.
Dopo la vittoria agli Austrialian Open, si ripete anche sul cemento californiano superando in due soli set il connazionale Wawrinka, e torna nei top ten della classifica mondiale.
Dopo il primo Slam, il primo Masters 1000. Chapeau. Considerato l’appannamento di Djokovic, i problemi fisici di Nadal e il calo di tensione di Murray, Federer sembra destinato a tornare il numero 1 al mondo e ad aggiornare il tabellino delle vittorie conseguite nella sua infinita carriera.
Per fortuna, anche nel tennis moderno la tecnica, alla fine, prevale sulle qualità atletiche ed agonistiche.
Anzi, la longevità della carriera di Federer sta lì a dimostrare, qualora ce ne fosse ancora bisogno (Borg si è ritirato a soli 26 anni …..) che i giocatori che si affidano alla corsa, alla resistenza o alla potenza sono destinati ad una carriera più breve. Il tennis di Djokovic, Nadal e Murray tende a logorarsi e a perdere smalto con il passare inesorabile del tempo, quando cala freschezza atletica o sopraggiunge l’appagamento e, con esso, una minore disponibilità al sacrificio in allenamento. Quello di Federer, no.

Non è solo nel DNA tennistico di Federer che risiede il segreto della straordinaria longevità agonistica.
Dopo aver superato da un pezzo la soglia dei 30 anni Federer, ben guidato dall’ attuale coach Ivan Ljubicic ha compreso che, se voleva restare competitivo ai massimi livelli, doveva cambiare, e in qualche modo migliorare, il suo gioco. Una lezione di umiltà per tutti. Alla sua età Federer non può reggere lo scambio prolungato da fondocampo, ed ecco che allora il suo gioco è diventato più vario e offensivo, quasi vintage nel cercare la rete in un’epoca in cui nessuno gioca più serve and volley.
Veder giocare Federer adesso è addirittura più divertente di quando dominava il circuito.
Ma il vero segreto di Roger Federer, il suo elisir di lunga vita, è un altro.
Federer è un uomo felice, e glielo si legge in faccia, quando gioca, nelle dichiarazioni post partita. Lo svizzero non gioca per i soldi, né per arricchire il suo palmares. Nemmeno per raggiungere chissà quale record o quale traguardo, al  punto di non doversi neppure preoccupare del risultato del match o del torneo.
E’ felice di giocare a tennis come sa fare solo lui, punto e basta. Quando non sarà più in grado di farlo, appenderà la racchetta al fatidico chiodo, senza rimpianti. Quanta differenza rispetto a quei grandi sportivi del passato che si sono spenti sui campi di gioco, o sul ring, perché incapaci di smettere prima dell’inevitabile tramonto, o al “mesto ritorno” di chi non era capace di vivere una vita normale. In questo Federer è davvero unico nella storia non solo del tennis, ma dello sport. E sembra ripetere a tutti noi una cosa che, in fondo, tutti noi sappiamo, ma di cui non sappiamo o non possiamo fare tesoro, e cioè che il vero elisir di lunga vita è una vita felice.

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