ESCLUSIVA, Marcello Baldi: “Davis Cup alla portata anche senza Sinner e Musetti. Occhio al prodigio Joao Fonseca. Inter da scudetto. Ecco i miei tre pupilli della Serie A”
Il giornalista e creator Marcello Baldi si racconta ai nostri microfoni: un lungo percorso tra tv, radio, carta stampata e web ha caratterizzato la sua formazione. Oggi il trentenne romano parla di calcio, Fantacalcio e tennis sui suoi canali social. In quest'intervista, Baldi affronta i temi della Serie A, della Davis Cup e svela le sue ambizioni personali.

Il profilo Instagram di Marcello Baldi è lo spazio ideale per gli appassionati di sport, calcio e statistiche. Giornalista con alle spalle una lunga esperienza tra radio, tv, web e carta stampata, sui suoi canali social Baldi parla accuratamente di Serie A e Fantacalcio ad un seguito di oltre 30.000 follower. Ma il calcio non è il solo terreno su cui gioca: infatti, il creator romano è uno dei fondatori di “Controbreak”, pagina di approfondimento dedicata al tennis in cui si possono trovare dati, confronti tra singoli giocatori, storie di nicchia e aperte riflessioni sul mondo della racchetta e i suoi interpreti. In quest’intervista esclusiva concessa alla nostra testata, Marcello spazia dall’attualità della Serie A di calcio alla Coppa Davis che attende il team di Filippo Volandri, senza rinunciare al racconto del suo percorso accademico e professionale. Svela, infine, i suoi progetti attuali e futuri.
Marcello, raccontaci un po’ chi sei, come e da dove nasce la tua passione per lo sport e la scelta di diventare giornalista sportivo.
“Sono un ragazzo di 30 anni appena compiuti, vivo a Roma. Ho fatto il liceo linguistico, poi mi sono iscritto all’università. Un anno dopo, contemporaneamente, ho iniziato a frequentare un corso di giornalismo sportivo presso un’emittente radiofonica famosa qui a Roma. Dopo un anno di corso, in cui mi sono cimentato nella radio, tv, carta stampata, sono risultato uno dei piú interessanti della classe e sono stato inserito in redazione. Dopodiché, ho iniziato il percorso per prendere il tesserino da giornalista pubblicista. Ho fatto tanta esperienza sul campo e ho imparato molto più cose lí di quante se ne imparino sul banco dell’università. Mi ha formato lavorare fin da subito, osservare il lavoro dei colleghi più grandi e più esperti delle grandi testate sportive. Nel mentre, ho fatto anche altre esperienze al di fuori di questa redazione, iniziando a parlare di tutte le squadre, trattando anche la Bundesliga (sono nato in Germania e ho sempre amato tanto il calcio tedesco). Invece, non avevo mai trattato il tennis a livello giornalistico, ma solo da appassionato, avendoci giocato da piccolo per tanti anni. Parlare oggi giornalisticamente di tennis è dunque una novità per me”.
Parli di tennis sulla pagina Instagram “Controbreak”. Sinner è attualmente ingiocabile ed è indubbiamente il tennista che sta regalando le maggiori gioie sportive al popolo italiano e, in generale, agli appassionati di questo sport. Oltre a un parere sulle gesta di Jannik, te ne chiedo uno sulle recenti prestazioni di Musetti e sulla Davis Cup, torneo in cui Volandri dovrà fare a meno di Sinner e Musetti, ma in cui potrà contare su Cobolli, Sonego e Berrettini per il singolare e sull’ormai consolidata coppia Bolelli-Vavassori per il doppio. C’è il rischio che l’Italia possa non riconfermarsi? E quale Nazionale può impensierirci maggiormente?
“Abbiamo creato ‘Controbreak' subito dopo il Roland Garros, quindi è una pagina nata da poco, ma che ha già un ottimo seguito. La premessa era quella di non parlare troppo di Sinner, ma è inevitabile parlarne quando Jannik scrive la storia. In questo momento esiste il binomio “SinCaraz”: Sinner e Alcaraz rappresentano l’egemonia del tennis. Sarei curioso di capire chi potrebbe essere l’eventuale terzo ad aggiungersi a questo duo eccezionale.
Musetti mi piace, è uno dei pochi che prende le distanze da un tennis eccessivamente legato a colpi di potenza, più vicino al “colpo alla Fognini”. Purtroppo, Fabio Fognini ha vissuto un’epoca del tennis italiano meno fortunata, ma è stato probabilmente il giocatore con più classe e qualità. Contro Alcaraz, a Wimbledon, avrebbe meritato di vincere.
Sulla Coppa Davis ho abbastanza fiducia, perché nonostante manchino due giocatori forti abbiamo in squadra altrettanti tennisti validi. Ho una grande simpatia per Flavio Cobolli: è in crescita, è migliorato tanto e ha fatto un’ottima seconda parte di anno. Abbiamo Bolelli-Vavassori che è una coppia importante, lo hanno anche dimostrato alle Finals nonostante siano poi usciti in semifinale. È una coppia che ha sempre fatto bene negli ultimi tempi. Poi c’è Sonego, che ha battuto Musetti in uno degli ultimi incontri, quindi l’Italia la squadra ce l’ha e ha le chance per giocarsi la vittoria.
La Spagna dovrá fare a meno di Alcaraz. Zverev prenderà parte alla Davis Cup con la Germania, ma lui stesso ha dichiarato che ormai la considera ‘un’esibizione’, parteciperà solo per aiutare il gruppo, perché l’attuale squadra tedesca rischia di non vincerla più. Ma neanche Zverev, a fine stagione, sarà fisicamente al top: per questo, io credo che gli azzurri avranno le loro possibilità anche senza Sinner e Musetti.
Una delle Nazionali che potrebbero impensierire é la Repubblica Ceca: Machac, Lehecka, Mensik sono tutti giocatori di alto livello”.
A proposito di un terzo giocatore che potrebbe completare il quadro dei fenomeni del tennis di oggi insieme a Sinner e Alcaraz: quale tennista ti sembra in ascesa, attualmente? Chi occorre tenere particolarmente d’occhio?
“Chi segue il tennis in maniera assidua probabilmente non sarà d’accordo con me, ma quelli che attualmente vedo più vicini al livello di Sinner e Alcaraz sono Shelton e Fritz. Ti avrei detto Rune, che ha le qualità per raggiungere il loro livello ma che ha ora a che fare con il brutto infortunio al tendine d’Achille. Ce ne sono tanti di giovani interessanti, ma se devo fare un nome faccio quello di Joao Fonseca, un giovanissimo tennista brasiliano che ha le qualità e le potenzialità per poter raggiungere fenomeni quali Sinner e Alcaraz, magari tra due anni. Il dritto di Fonseca, per me, è impressionante”.
Cambiamo sport e parliamo di calcio, partendo dalla Nazionale di Gattuso: contro la Norvegia serviva un utopico 9 a 0 per qualificarsi al Mondiale e, invece, è arrivata la sconfitta per 4 a 1. C’è qualcosa che “non va” in questa squadra, a tuo giudizio? E quante reali chance l’Italia ha di qualificarsi al Mondiale passando dagli spareggi di marzo?
“L’Italia di Gattuso per me, fino ad oggi, ha avuto un cammino positivo. Vero che alcune partite sono state vinte in maniera rocambolesca, però non trovo note negative in quello che finora hanno fatto gli azzurri sotto la guida di Gattuso. Io sono fiducioso per i playoff: mi sento di dire che l’Italia, rispetto alle altre avversarie e agli anni passati, ha una componente emotiva e mentale che può fare la differenza. Anche ieri, nonostante il 4 a 1 subito, ho visto una squadra che ha avuto le sue occasioni. Io credo che gli azzurri riusciranno a giocare il Mondiale. Poi, per fare un discorso sulla qualità generale del calcio italiano dovremmo passarci delle ore. Ci sono tante problematiche, tra cui la fantomatica mancanza di talento: io credo che la mancanza sia di coloro che, il talento, lo lanciano. Per vedere un giovane diciassettenne esordire in Serie A dobbiamo 'sperare' che si faccia male il primo e il secondo portiere del Bologna, per fare solo un esempio.”
Proprio al giovanissimo portiere del Bologna Pessina, che ha esordito contro il Napoli per via dell’infortunio di Skorupski, hai dedicato un reel sulla tua pagina IG: quanto manca ai tifosi emozionarsi davanti all’esordio dei giovanissimi? Sembra ormai raro vedere i giovani titolari, farsi spazio in questo calcio. Tu cosa ne pensi?
“Vero. Fa sempre piacere vedere i giovani esordire, perché sono ragazzi che entrano nel giro dei titolari di Serie A. Faccio l’esempio di Venturino, che ha esordito sul finale dell’anno scorso con il Genoa, o di Niccolò Fortini della Fiorentina, che ha ottime qualità ed è stato protagonista di un ottimo rendimento in Serie B l’anno scorso. La cosa che fa riflettere è che Fortini ha trovato il suo spazio perché Dodo e Gosens hanno avuto problemi fisici.
L’unica eccezione è l’Inter, che quest’anno sta facendo giocare Pio Esposito con buona frequenza. Questa è la giusta gestione di un giovane, quindi complimenti a Chivu.
Purtroppo, a volte non si ha il coraggio o la volontà di far giocare questi ragazzi, anche quando si potrebbe. Ci sono allenatori che, magari, al 75esimo minuto, sul 2 o 3 a 0, comunque non fanno entrare in campo i giovani: in questo modo un ragazzo non si responsabilizza mai, non riuscirà mai a difendere o a recuperare un risultato.
Questo è un problema che parte dalle categorie più giovani, qualcuno lo ha detto recentemente: gli allenatori hanno come priorità la vittoria del campionato regionale o del torneo di provincia rispetto al far uscire 15 ragazzi pronti dal settore giovanile”.
Quale squadra di Serie A ti sta stupendo maggiormente in positivo? Chi ti senti di definire una reale outsider di questa stagione? Una tra Bologna e Como corrisponde alla descrizione?
“Sì, anche se non considero il Bologna una sorpresa. I rossoblù sono ormai nel giro delle squadre forti che lottano per l’Europa. Hanno un bravo tecnico e un’ottima rosa, quindi è normale che il Bologna sia lì.
Chi mi ha stupito in positivo, paradossalmente, è l’Inter: non mi aspettavo che con Chivu riuscisse a essere la miglior squadra della Serie A per rendimento medio. Secondo me, i nerazzurri vinceranno lo scudetto.
Il Como, invece, è quella che ha sorpreso di più perché ha comprato tanto, soprattutto in avanti, ma comprare tanto non è sinonimo di risultato. È successo tante volte che squadre importanti comprassero tanto e poi cadessero alla prima occasione. Ho avuto modo di guardare le partite al Sinigaglia: per l’ambiente, il tecnico, la squadra, il marketing, e dunque in generale, ritengo interessante il progetto lariano. È una società che lavora bene e il gruppo sta ottenendo discreti risultati”.
A proposito di stadi: da giornalista avrai avuto modo di essere accreditato per diversi eventi di Serie A e non solo: uno degli stadi più belli dove sei stato?
“Il Wanda Metropolitano, lo stadio dell’Atletico Madrid. È uno stadio modernissimo che nulla ha a che vedere con gli stadi presenti in Italia. Molte squadre del nostro campionato si stanno ora piano piano allineando agli standard internazionali. Spero che almeno i grandi club, in Italia, si adeguino quanto prima allo standard europeo”.
Capitolo tecnici: quale, in Serie A, sta dimostrando e dimostrerà di poter far bene sulla panchina che lo ospita?
“La mia scelta ricadrebbe su uno tra Italiano, Fabregas, Gasperini e Chivu, ma mi sento di preferire Gasperini, perché conosco bene l’ambiente romano, so quanto sia difficile fare risultati e, allo stesso tempo, avere un buon rapporto con la stampa. I risultati parlano per lui: ha trovato solidità difensiva, gli manca un centravanti, ha diversi infortuni ma è primo in classifica. Alcuni sono convinti che ci sia una grande componente di fortuna in questo risultato: io non lo so, ma i fatti dicono che oggi la Roma occupa la vetta della Serie A”.
Spostandoci invece sui calciatori, qual è la tua personale “top 3” dei giocatori di Serie A più sottovalutati, ma che invece andrebbero seguiti attentamente?
“Il primo è il mio pupillo del Fantacalcio, parlo di lui da marzo e prima che lo nominassi io non ne parlava nessuno: si tratta di Arthur Atta, un giocatore fisico, tecnico, che ha già gli occhi di tante squadre di Serie A. Al Fanta è andato a ruba, e sono stato io in primis a puntare su di lui. Il secondo è l’attaccante greco del Como Douvikas: per me è assurdo che Fabregas faccia giocare Morata al suo posto, perché Douvikas è uno degli attaccanti di provincia più interessanti. Infine, dico Koné, giocatore che mi fa impazzire. Non parliamo di Fantacalcio, ma di calcio vero: per me, è uno dei migliori centrocampisti in questo momento che ha la Serie A. E la Roma non è prima in classifica a caso, ma perché ha giocatori del suo calibro. Lo vedremo sicuramente in un top club europeo, oltre che titolare con la Francia”.
Come hai anticipato, oltre che giornalista e grande appassionato di calcio e tennis, sei un analista ed esperto di fantacalcio. Perché hai deciso di parlare di Fanta su Instagram? Il Fantacalcio richiede un’analisi minuziosa dei dati della Serie A: quanto tempo ci dedichi?
“La gestione del tempo è fondamentale. Serve ottimizzare il lavoro. Gradualmente ho imparato a editare i video più velocemente, e spesso mi salva la mia buona capacità di improvvisazione, quindi a volte le cose da dire mi vengono naturalmente. La parte dedicata al Fantacalcio è nata perché volevo rapportarmi con persone che si potessero interessare al calcio, uno spazio in cui io potessi analizzare dati ma farlo con una finalitá. Una pagina in cui chi cerca determinate informazioni ha un motivo per cui cercarle: cosí, il Fantacalcio diventa il pretesto anche per un’interazione più diretta con la gente, cosa che io cerco e apprezzo tanto. Avendo il Fanta una cadenza regolare, c’è un’attenzione costante. Inoltre, sono da sempre un grandissimo appassionato di questo gioco”.
Marcello, qual è il tuo sogno nel cassetto? Hai dei progetti in cantiere?
“Il sogno nel cassetto è quello di potersi mantenere lavorando nel mondo dello sport, perché bisogna sempre guardare alla parte concreta e reale della vita. Non c’è cosa più bella di quando la passione e la possibilità di potersi mantenere con essa vanno di pari passo. Si, ho dei progetti in cantieri: sicuramente c’è la volontà di implementare notevolmente la parte della mia attività dedicata al tennis. Vogliamo fare delle interviste importanti con personaggi legati a quel mondo, espanderci in quel senso, e cercare di creare qualcosa che porti un guadagno, destinato poi a migliorare il prodotto e, magari, che ci permetta di creare qualcosa di ancora più grande”.