Giro di voti: le prestazioni dei protagonisti nei primi 10 giorni di corsa

Mezzo Giro d’Italia è già stato completato e in attesa delle grandi montagne che decreteranno il vincitore della 99a edizione della corsa rosa, proviamo a giudicare le prestazioni dei vari protagonisti che si sono dati battaglia nei primi 10 giorni di corsa.
L’italiano della Etixx ha suggellato il suo superbo avvio di stagione con la splendida tappa di Arezzo. La grande crono che gli ha permesso di vestire un giorno in più la maglia rosa è stata la ciliegina sulla torta ma ciò che rimarrà indimenticabile agli occhi di tutti è stata la sua prestazione a Sestola in appoggio del compagno Jungels. Senza dubbio uno dei personaggi di questa edizione del Giro.
Il Murciano spesso non brilla per sagacia tattica e gestione della corsa ma finora non sta sbagliando nulla a livello di gestione e prestazioni nei primi 10 giorni di corsa. Attento e determinato nei momenti che contano si è anche contraddistinto per aver preso in mano la situazione in certi momenti come nella tappa dello sterrato. Anche oggi è stato brillante nel caso inverso invece, quando ha deciso di non dare una mano in discesa a Nibali per non sfavorire il compagno di squadra Amador.
Dopo il 4° posto raccolto nel 2015, il costaricano si conferma atleta solido e affidabile tanto che finora, apparentemente, condivide i gradi di capitano con Valverde. La 3a settimana di corsa chiarirà i ruoli in casa Movistar ma finora il ciclista centramericano ha saputo muoversi al meglio all’ombra del capitano designato sfruttando tutte le occasioni per guadagnare secondi sui rivali.
Altalenante come non mai finora Vincenzo sembra dare a volta l’impressione di essere il padrone della corsa e altre di dover correre sulla difensiva. L’opinione comune è che il suo picco di forma deve ancora arrivare e la terza settimana di corsa dovrebbe essere quella giusta in tal senso. Nell’attesa di questa certezza giusto comunque correre con questo atteggiamento da favorito senza nessun obbligo di dover fare la corsa a tutti i costi.
Non danno nell’occhio ma sono sempre li pronti a sfruttare l’occasione. In questo senso forse merita mezzo voto in più l’olandese, in prima linea anche oggi sull’unica asperità di giornata, mentre il più timido appare Uran. A Zakarin va l’oscar della sfortuna dopo la doppia caduta nella crono.
Il prologo, la rosa e niente di più. Il Giro dell’olandese, non partito da Modena, finisce in un alone di mediocrità dopo le belle premesse iniziali nei primi giorni di corsa. Se il Giro 2016 doveva essere il GT della riconferma dopo la bella Vuelta dell’anno scorso, forse è già giunta l’ora per il corridore della Giant di dover ridimensionare le sue ambizioni da uomo di corse a tappe di 3 settimane.
Il povero spagnolo è incappato nella maledizione Sky che vede quasi ogni anno il proprio capitano costretto al ritiro al Giro. Prima Wiggins, poi Porte, adesso Landa il quale non era stato brillantissimo in salita ma aveva fatto intravedere qualcosa nella crono. Rimandato a settembre (alla Vuelta).
Avevamo espresso un giudizio affrettato sul tedesco al termine della tre giorni olandese ma nei due sprint a ranghi compatti in terra italica, l’alfiere della Lotto ha dimostrato di essere il più forte, complice forse il ritiro forzato di Kittel.
Non si tratta il Giro d’Italia come una qualsiasi corsa a tappe di una sola settimana. Che vada in Qatar, in Turchia o in California ad affinare la sua condizione in vista delle volate del Tour. Le sue due tappe in Olanda sono state due belle vetrine per il Giro ma è anche vero che soprattutto dovrebbe essere il contrario.
Ci eravamo lasciati a Praia a Mare ancora con il suo successo impresso negli occhi. Oggi Diego si è ripetuto dimostrando di avere oltre a classe pura anche la giusta dose di lucidità nel leggere la corsa, cosa che solo i veri campioni sanno fare nelle fasi cruciali. Il palcoscenico delle tappe intermedie del Giro ormai è suo e da ora in poi ci si aspetta da lui le stese stoccate anche in quelle classiche dove gli italiani ormai latitano da diverso tempo. Tirando le somme, se dovessimo considerare la sua prestazione nei primi 10 giorni di corsa, non potremmo che utilizzare l'aggettivo stratosferico.
Siamo solo a metà Giro ma abbiamo già la storia e il volto da libro Cuore. Questo ennesimo talento lanciato dai Reverberi arrivava al Giro con la fama di talento cristallino e con la vittoria di tappa a Sestola ha confermato quanto di buono si dice di lui. Negli anni precedenti ha fatto bene al Tour de l’Avenir e non è detto che in futuro possa lottare per la classifica finale di un grande Giro. Per il momento ha dimostrato di avere stoffa e classe andandosi a conquistare una tappa dopo kilometri e kilometri affrontati col coltello tra i denti in veste di gregario del più esperto Pirazzi.