Alla scoperta di Tanguy Turgis, il teenager al via della Parigi Roubaix 2018 per entrare nella storia

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Tanguy Turgis domenica potrebbe diventare il primo teenager degli ultimi 50 anni - e forse anche di più - a terminare la Parigi Roubaix, eppure la cosa non sembra preoccuparlo poi troppo. Diciannovenne alla prima stagione da professionista dopo lo stage nel 2017 con la Cofidis, ma soprattutto con un passato nella BMC Development, il ragazzo della Vital Concept ha già debuttato nel World Tour alla E3 Harelbeke ed alla Gand Wevelgem, riuscendo a raggiungere il traguardo in ambedue i casi. In Francia parlano bene di lui, ultimo di una famiglia che il ciclismo ce l'ha nel sangue, come confermato dal passato del padre tra i dilettanti ma soprattutto dai due fratelli Anthony e Jimmy, entrambi in forza alla Cofidis: "In casa sarebbero stati contenti già se solo uno di noi fosse diventato professionista, quindi fare tre su tre è stato semplicemente grandioso - ha ammesso Tanguy nell'intervista rilasciata al sito francese Le Gruppetto - Mio padre non ha mai provato a passare di livello perché sapeva di non esserne all'altezza, e questo è anche un po' quello che rimprovera ai giovani di oggi, che alla prima difficoltà mollano tutto".

Difficoltà che invece Tanguy non ha incontrato, complice anche come detto la presenza in casa dei fratelli maggiori entrambi ciclisti, che inevitabilmente sono diventati per il ragazzo veri e propri punti di riferimento:"Ho sempre desiderato andare in bicicletta, era l'unico sport che mi attraeva da bambino. Sinceramente non saprei dire cosa i miei fratelli hanno in più o in meno rispetto a me, però mi rendo conto di come Anthony da quando è diventato professionista sia cambiato molto, diventando più serio. Jimmy invece lo è sempre stato fin da quando era uno Juniores. E' stato nella scuola di Dimitri Champion (ex ciclista su strada francese pro' dal 2007 al 2012, ndr) ed è lì che ha imparato il rigore. Per me sono la vera fonte di ispirazione, non c'è qualcosa in particolare che vorrei riprendere da loro, semplicemente vorrei imitarli in generale".

Una passione per la bici sbocciata ben presto guardando i VHS della Grande Boucle che lo fecero innamorare di Thomas Voeckler, l'idolo d'infanzia al quale poi si affiancò Philippe Gilbert, con cui tra l'altro Turgis ha corso proprio all'E3 Harelbeke due settimane fa, al debutto nel World Tour: "Voeckler è stato il mio primo idolo fin da quando l'ho visto indossare la maglia gialla nel 2004. Era intelligente, ma per poter creare e sfruttare le occasioni bisogna anche avere una grande gamba. Sono sicuro che, anche inconsciamente, vederlo correre mi ha aiutato a migliorare molto in gara. Gilbert invece ho iniziato ad apprezzarlo più tardi. Sinceramente all'E3 non l'ho nemmeno visto, non ero proprio focalizzato su di lui e la stessa cosa è successa con Sagan, perché quando sei dietro di lui l'unica cosa che pensi è 'sono alla sua ruota', nient'altro".

Domenica invece lo aspetta l'Inferno del Nord, che Turgis ha già imparato a conoscere come dimostrato dal quindicesimo posto alla Parigi Roubaix Espoirs lo scorso anno ma soprattutto con la terza piazza conquistata nel 2016 tra gli Juniores, a conferma di un talento nelle corse di un giorno (lo scorso anno ha vinto la Omloop Het Niewsblad Espoirs, ndr) che fa ben sperare i transalpini per il futuro:"Per il futuro devo vedere, c'è ancora molto da lavorare anche se le classiche e le corse di un giorno sono quelle più adatte alle mie caratteristiche".