Gianluigi Buffon, oltre la retorica da spazzatura

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Gianluigi Buffon è stato senza alcun dubbio il personaggio più chiacchierato del mese. Non è di certo la prima volta che il portiere bianconero finisce al centro dell'attenzione, a dimostrazione della sua elevata rilevanza mediatica (d'altronde, sarebbe strano il contrario).
Ma dopo quell'11 Aprile, tutti, ma proprio tutti, hanno detto la loro, dai bar di provincia ai salotti televisivi di tutta Europa, l'argomento "Buffon" ha tenuto corda per almeno una decina di giorni, dando ovviamente origini a diverse opinioni, ma soprattutto, mettendo in secondo piano la partita stessa e l'intera competizione.
Per far sì che non si parli di Real Madrid - Juventus, ci sono due opzioni, la prima è che la partita non si giochi, la seconda è che ti chiami Gianluigi Buffon, che nonostante le critiche, sfoggi l'ennesima super prestazione, in quella che potrebbe essere (e sarà) la tua ultima apparizione europea, nell'ultimo anno in cui puoi provare a vincere quella maledetta coppa, sfiorata per ben tre volte, in una stagione che comunque andrà a finire ti ha già lasciato l'amaro in bocca per il mancato Mondiale che ti avrebbe consacrato ancor di più nell'olimpo del calcio, e ti vedi fischiare contro un rigore che definire dubbio sembra quasi un eufemismo, con l'aggravante che il tutto, avviene allo scadere della partita, dopo una prestazione mostruosa della Juventus al Bernabeu, e reagisci, lo fai perchè non ci stai, non può, non deve finire così, ma la tua reazione non fa altro che peggiorare le cose, già di per sè tragiche, perchè da essa, scaturisce un cartellino rosso che non definisco pietoso per non usare un altro eufemismo. Perchè diciamocelo, anche a Gandhi in quel momento, sarebbero girate le scatole.

La partita si è giocata, ma nessuno ne parla.

Si è parlato tanto, forse troppo della reazione di Buffon, e soprattutto delle sue dichiarazioni nel post-gara, e proprio come nel dibattito sul rigore, mezz'Europa prende le parti del portiere bianconero, l'altra lo condanna alla gogna mediatica, riesumando le più abiette leggi della retorica. Non potevamo aspettarci qualcosa di diverso, d'altronde, il personaggio in questione è sempre stato uno senza peli sulla lingua, che quando doveva dire qualcosa davanti ai microfoni, l'ha sempre fatto senza usare mezze misure, sia con la maglia della Juventus che della Nazionale.
La sua invettiva contro l'arbitro inglese Michael Oliver, seppur con toni molto accesi, non è altro che uno sfogo, dettato dalla frustrazione e dalla convinzione di essere stato privato ingiustamente di un sogno, che in quel momento Buffon voleva a tutti costi.

Il polverone che si è alzato dopo queste dichiarazioni, non è di certo lo stesso che viene scatenato ogni qual volta un allenatore spara a zero su un proprio collega o sulla terna arbitrale, non è lo stesso di quando un giocatore mette in dubbio il regolare svolgimento del campionato, quindi la domanda sorge spontanea, perchè si fa retorica solo su Buffon?

Domenica scorsa, abbiamo assistito all'incontro più atteso dell'anno, per quanto riguarda il nostro campionato, Juventus - Napoli, match che potrebbe risultare decisivo per lo scudetto, dove si è parlato tanto (e giustamente) della partita, della prestazione super dei partenopei, che finalmente hanno sfatato il tabù dell'Allianz Arena, e della prestazione scialba, del tutto opposta rispetto a quella del Bernabeu, di Buffon e compagni. Nessun riferimento, nessuna gogna mediatica, nessuna indignazione da parte dei buonisti della critica, per il dito medio di mister Sarri mentre la squadra si dirigeva allo stadio. Giusto così, d'altronde, poichè è sempre meglio parlare di ciò che accade in campo piuttosto che fuori, e proprio in campo, il capitano bianconero ha aspettato i giocatori del Napoli per complimentarsi con loro, gesto tanto nobile quanto passato inosservato agli occhi di chi solo qualche settimana prima demonizzava la figura di Buffon, con nessuna domanda o riferimento da parte dei giornalisti o dei giocatori del Napoli stesso, che come Insigne hanno preferito più rimarcare l'abitudine della Juventus a perdere le finali, piuttosto che gesti del genere. Ma bene ha fatto il numero ventiquattro napoletano ad utilizzare una delle poche cose belle che ancora ci permettono di fare, lo sfottò calcistico.

Armiamoci quindi di bidoni dell'immondizia e fruttini, e usiamoli solo come sfottò, evitando moralismi e retoriche da quattro soldi, come già è avvenuto per l'aggettivo "insensibile" che viene utilizzato come coro goliardico da parte di alcune tifoserie, ogni qual volta l'arbitro prende una decisione a sfavore.