Volley femminile, questione ingaggi: la Lega risponde ai procuratori

E' scontro aperto nel mondo del volley femminile tra la Lega e la APV, l'associazione dei procuratori, in merito al tema del taglio degli stipendi che, così come in altri sport, sta interesando le società in questo periodso di grave crisi economica. Ora sembra essersi consumata una rottura definitiva tra le parti con l'assemblea di Lega che ha risposto "a muso duro" tramite un comunicato, al boicottaggio, da parte degli agenti delle atlete, dell'ultimo incontro che si sarebbe dovuto tenere domani

Volley femminile: il mancato accordo sugli ingaggi delle giocatrici

Lega Volley Femminile e Assoprocuratori si erano incontrati la prima volta lo scorso 10 aprile in videoconferenza per discutere la riduzione dei compensi dovuti alle atlete nell'arco della stagione 2019/2020. Una misura necessaria per dare un po' di respiro alle società che, a causa dell'emrgenza Covid e del conseguente blocco dei campionati, non ricevono più introiti nè dagli incassi del palazzetto nè dai diritti televisivi. A suo tempo l'Assoprocuratori respinse qualsiasi tipo di compromesso rivendicando il 100% della retribuzione per le proprie assistite. Una posizione che si è poi ammorbidita col tempo e che, grazie a un solerte lavoro di mediazione, con incontri tenuti settimanalmente, sembrava poter portare ad una soluzione che accontentasse le parti in causa.
Tutto ciò fino alla giornata di ieri quando, attraverso una nota ufficiale l'Assoprocuratori ha annunciato che non parteciperà al prossimo incontro con la Lega previsto per la giornata di domani: "Tra le nostre proposte sussiste una distanza incolmabile" ha scritto la APV. Il riferimento è alla proposta avanzata dalla Lega Volley femminile di decurtare il 30% degli stipendi alle ragazze di A1 e il 40 alle giocatrici di A2, una soluzione ritenuta inammissibile dai procuratori che hanno dunque sospeso qualsiasi tentativo di conciliazione.

La risposta della Lega

Non si è fatta attendere la risposta della Lega Pallavolo Femminile che, attraverso la commissione appositamente istituita per portare avanti le trattative, giudica "incomprensibile" la presa di posizione assunta dai procuratori parlando di decisione unilaterale circa la sospernsione delle contrattazioni. Il comunicato sottolinea poi l'assoluta importanza di una simile decisione per salvare il movimento femminile da un "salasso" che le è già costato 7 milioni di euro in termini d'incassi da Stadio e diritti televisivi.
Quiesti alcuni dei passaggi salienti della nota diffusa oggi:

"La Commissione Congiunta della Lega Pallavolo Serie A Femminile incaricata della trattativa con i procuratori per affrontare la grave situazione economica generata dalla pandemia COVID-19 [....] prende atto della decisione unilaterale e improvvisa presa dall'Associazione Procuratori Volley (APV) di interrompere e chiudere unilateralmente il confronto in atto. Decisione che consideriamo comunque inconcepibile alla luce dei passi in avanti fatti negli ultimi incontri e alla vigilia della nuova riunione, concordata in data 24 aprile, e da loro cancellata [...]
Considerato l'indiscutibile ed enorme danno causato alla Serie A femminile (almeno 7 milioni di ricavi), si stava discutendo per definire, in maniera condivisa, la tutela di atlete e staff tecnici, che tenessero conto del reale rischio che il prossimo anno vi saranno meno squadre partecipanti al campionato di A1 e A2.
Non sfuggirà nemmeno ai procuratori, che pure vivono delle provviggioni pagate da club e tesserati, che se scomparissero le società di Serie A ovviamente tutto il movimento di vertice ridurrebbe la propria base economica e dunque si ridurrebbe la possibilità per tante persone di continuare a coltivare la propria passione. Noi stiamo lavorando perché ciò non accada. Contenendo i danni di oggi per tornare in campo domani"