Ciclismo su pista, trovata morta Olivia Podmore

Olivia Podmore
Da pochi giorni sono terminate le Olimpiadi Tokyo 2020, la kermesse sportiva che si doveva disputare l'anno scorso e che è stata rimandata a causa della pandemia da Covid-19. L'incredibile evento ha visto la compagine Azzurra protagonista, portando a casa ben 40 medaglie, battendo così il record di 36. Tra le tante vinte, quella oro è stata vinta anche nel ciclismo su pista, inseguimento a squadre. Proprio il ciclismo su pista, però, si è svegliato con una terribile notizie: è stata trovata morta Olivia Podmore. Una notizia che ha scosso l'intero mondo dello sport e che cela dietro l'ombra del suicidio.

Ciclismo su pista, Olivia Podmore prima di morire: "Difficile accettare l'esclusione"

Lutto nel mondo dello sport. La neozelandese Olivia Podmore, di 24 anni, è stata trovata morta. La giovane atleta ha rappresentato la propria nazione durante i giochi olimpici di Rio 2016, ma non era stata selezionata per quelli appena conclusosi. Al momento sono ancora ignote le cause del suo decesso, ma si indaga sulla pista del suicidio, con l'atleta che poco prima di morire aveva scritto in un post sui social: "Difficile accettare l'esclusione".

Una grande esclusione difficile da digerire e che per un'atleta significa vedere crollare tutti i sacrifici fatti in questi anni. Olivia non riusciva a capacitarsi di come possa essere avvenuta questa scelta. Allora ecco che sui social, una volta finita la kermesse olimpionica, compare un post (poi rimosso), che sa di lettere d'addio. Questo il contenuto: "Lo sport è uno sbocco straordinario per così tante persone, è una lotta, è una lotta ma è così gioiosa – ha scritto nell'ultimo sul social poi rimosso –. La sensazione quando vinci è diversa dalle altre, ma la sensazione quando perdi, quando non vieni selezionato nemmeno quando ti qualifichi, quando sei infortunato, quando non soddisfi le aspettative della società (come possedere un casa, il matrimonio, i figli, tutto perché stai cercando di dare tutto al tuo sport) è diversa da qualsiasi altra".

Ecco quindi che si riaccendono i riflettori sulla difficoltà e sulle enormi pressioni di fare sport a livello competitivo. Una problematica portata pubblicamente alla luce dalla tennista Naomi Osaka nei mesi scorsi e più recentemente dalla regina della ginnastica artistica Simone Biles.