Il tiro a segno è uno sport per tutti?

Il tiro a segno è uno sport per tutti? così ha risposto coach Sabine, intervistata da Repubblica. Sembra che il tiro a segna sia un modo per sublimare la propria frustrazione come tutti gli sport individuali. L’allenatrice afferma che con i suoi atleti lavora sulla concentrazione per mantenere tempi sempre più lunghi e soprattutto sulla concentrazione selettiva.

Inoltre l’allenatrice parla della società odierna, della difficoltà a concentrarsi basti pensare del resto al tempo che passiamo sui social e sui nostri smartphone. Il tiro a segno è uno sport che richiede di compiere gli stessi movimenti per un tempo prolungato e tutto va studiato al millimetro.

Quali sono gli aspetti che gli atleti tengono in considerazione nel tiro a segno?

Vanno considerati molto gli aspetti fisici e quelli mentali rispetto a questo sport sia per i giovani che per gli adulti e vanno curati e spesso infatti interviene la figura del mental coach. Le gare sono lunghe e durano circa un’ora e trenta minuti ed è importante gestire la propria performance e tenere in considerazione il proprio stato mentale ed emotivo soprattutto.

Oltre alla preparazione in questo sport bisogna essere resilienti e bisogna avere il coraggio di ricominciare tutte le volte che si sbaglia, senza scoraggiarsi. La coach inoltre afferma da parole tratte dall’intervista a Repubblica: “Con i bambini che seguiamo questo aspetto ha anche una funzione pedagogica: quando per esempio un bambino fa qualcosa di sbagliato. Non basta dirgli di non fare più quella cosa, ma bisogna fargli capire qual è il comportamento giusto da adottare. Insomma, questa modalità di affrontare l'errore aiuta anche ad affrontare le difficoltà della vita in modo più positivo.”

Cosa succede nei casi di persone con deficit da attenzione in questo sport?

Nei casi di alcuni disturbi specifici, questo sport aiuta a migliorare la propria concentrazione con una funzione terapeutica. E rispetto alla socialità, benché si pensi che negli sport individuali non ci sia l’opportunità di socializzare, in realtà spesso si fa squadra con un team. La coach Sabine dice a Repubblica: “Nonostante il tiro a segno comporti l'uso di un'arma, non c'è nessun avversario di fronte come in tanti altri sport, solo l'atleta e il bersaglio e quindi nessuna aggressività ma anzi tanto autocontrollo.”
Anche in altri sport e soprattutto in quelli di squadra, il ruolo dell'allenatore e del mental coach possono davvero fare la differenza. Proprio per questo motivo vengono anche dati dei premi, come ad esempio il premio di allenatore del mese a Luciano Spalletti.