Sport Frame 2025, Alessandro Nidi: "Perché raccontare la sconfitta di Sinner? Perché é lí che emerge l'autenticitá dell'atleta. Sport Frame iniziativa preziosa in un mondo veloce e superficiale. Sogno di fare telecronaca o podcasting"
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il primo classificato di "Sport Frame 2025", il giornalista Alessandro Nidi: dalla scelta del momento sportivo dell'anno da raccontare nel contest giornalistico alle sue ambizioni presenti e future. Ecco cosa Alessandro ci ha raccontato.

La prima edizione di "Sport Frame 2025" si é conclusa con vittoria di Alessandro Nidi, il cui articolo "Il ragazzo che ci ha insegnato a vincere (anche perdendo a Parigi)" dedicato alla sconfitta di Jannik Sinner nella finale del recente Roland Garros ha totalizzato piú di 4000 voti, permettendo cosí il primato in classifica del giornalista piemontese. Abbiamo intervistato Alessandro per conoscerlo meglio, per chiedergli un parere personale sulla challenge giornalistica lanciata dalla nostra redazione e per sapere di piú sui suoi progetti professionali, attuali e futuri.
Ciao Alessandro, sei un grande appassionato di sport e ami raccontarlo, oltre che guardarlo. Quale disciplina sportiva, però, ti appassiona di più? E perché?
"Il calcio è sicuramente la mia prima passione, ereditata dal mio nonno materno, di nome Davide. È quella che mi ha avvicinato allo sport e che ancora oggi continuo a seguire con entusiasmo. È una disciplina totalizzante, che coinvolge milioni di persone, ma ciò che mi affascina di più è la sua dimensione narrativa: ogni partita è un condensato di emozioni, di tensione, di simboli. Il calcio è molto più di 90 minuti: è cultura, è identità, è memoria collettiva.
Detto questo, la verità è che amo lo sport in tutte le sue forme. Dal tennis al volley, dagli sport di squadra a quelli individuali, mi entusiasma osservare le dinamiche, le regole interne, le dinamiche che si creano tra gli atleti e con se stessi. Il tennis, ad esempio, è uno sport che mi colpisce per la sua dimensione psicologica e solitaria: un duello continuo tra forza fisica e lucidità mentale, dove ogni punto può cambiare tutto. Il volley, invece, racchiude un’energia collettiva incredibile: il gioco di squadra, l’intesa, la coordinazione perfetta nei momenti decisivi.
E poi ci sono gli sport individuali, che spesso riescono a restituire la tensione più pura: quella contro i propri limiti. L’atletica, il nuoto, la ginnastica, lo sci alpino e nordico, il biathlon… Sono discipline in cui tutto si decide in pochi attimi, ma dietro a quei momenti ci sono anni di sacrifici silenziosi. Amo scoprirli e raccontarli, proprio perché spesso rivelano l’aspetto più intimo e universale dello sport: la fatica, il talento, la paura, il desiderio di superarsi.
In fondo, credo che ciò che mi appassiona davvero sia lo sport come linguaggio, come contenitore di storie e di emozioni autentiche. Ogni disciplina ha il suo modo di esprimere la bellezza della sfida umana. E io, nel mio piccolo, provo ad ascoltarla e raccontarla".
Partecipando al contest "Sport Frame 2025", che prevedeva il racconto (e l'elezione tramite voto) del momento sportivo dell'anno, hai scelto di raccontare la sconfitta di Sinner nella finale del Roland Garros contro Carlos Alcaraz. Perché questa scelta?
"Perché nello sport - proprio come nella vita - è nella sconfitta che emergono i tratti più autentici di un atleta. La vittoria è un momento di celebrazione, certo, ma spesso leviga le emozioni, rendendole quasi patinate. La sconfitta, invece, spoglia l’atleta, lo rende vulnerabile, lo riporta alla sua dimensione più umana. È lì che si vedono davvero la tenuta mentale, la dignità, la capacità di accettare il dolore e di trasformarlo in qualcosa che, un giorno, potrà diventare energia.
La finale di Sinner contro Alcaraz al Roland Garros è stata tutto questo: un momento sportivamente crudele, sì, ma anche profondamente umano. C’erano tensione, fragilità, coraggio. Non è stato solo un grande match dal punto di vista tecnico: è stato un racconto epico, fra le cui pagine Jannik ha lottato come un leone. Contro il suo avversario, certo, ma anche contro i propri limiti, contro la stanchezza, contro le aspettative. A tratti sembrava sul punto di ribaltare tutto, altre volte pareva spalle al muro. Eppure, ha continuato a provarci. E questo, per me, è lo sport nella sua forma più vera.
Raccontare quel lungo frangente, per me, significava andare oltre il risultato, guardare sotto la superficie e cercare le emozioni più profonde. Quelle che ci fanno sentire vicini a un atleta anche se non abbiamo mai toccato una racchetta. Quelle che parlano anche di noi, delle nostre sconfitte, delle nostre ripartenze. In fondo, rendere a parole una sconfitta come quella non è solo fare cronaca sportiva: è cercare l’essenza dell’agonismo, dell’umanità, della narrazione stessa.
In un’epoca in cui tutto sembra dover essere successo, trofeo, vittoria, credo che dare valore a una non vittoria significhi anche restituire dignità al percorso, non solo al traguardo. Sinner, in quella finale, ha perso sul piano del punteggio, ma ha vinto su quello del carattere. E questo, per me, meritava di essere raccontato".
Se non la finale del Roland Garros persa da Sinner, quale evento avresti raccontato?
"In realtà non ho mai pensato a un’alternativa. Il Roland Garros è sempre stato il mio unico “sport frame” possibile, fin da quando ho letto il titolo del contest giornalistico. Non perché non ci siano stati altri eventi emozionanti nel mondo dello sport - ce ne sono stati, eccome -, ma perché quella finale ha avuto, per me, una forza narrativa totale.
Non ho avuto esitazione alcuna: ogni punto tra Sinner e Alcaraz era carico di qualcosa di più impattante del semplice punteggio. C’era il pubblico che aspettava, l’Italia che tratteneva il fiato, un ragazzo - perché anagraficamente lo è, malgrado sia il numero uno al mondo - che inseguiva un sogno. E no, non ce l’ha fatta a coronarlo. Ma proprio lì, nel non farcela, era racchiuso tutto il valore di una storia degna di essere raccontata.
Quella sconfitta, per come è maturata, per ciò che rappresentava, per come è stata vissuta da chi guardava, non mi ha mai lasciato. E allora no, non ho mai pensato a un piano B. Perché certe emozioni non si scelgono, ti scelgono. E quella, per me, era già la mia storia, prima ancora di iniziare a scriverla".
Cosa ne pensi, in generale, del progetto "Sport Frame" lanciato dalla nostra testata?
"Credo che Sport Frame sia un’iniziativa davvero preziosa e innovativa, soprattutto in un momento in cui il mondo dell’informazione sportiva è dominato dalla velocità e dalla superficialità. Oggi più che mai, chi vuole raccontare lo sport ha bisogno di spazi dove poter sperimentare, di un ginnasio che gli consenta di crescere con passione e consapevolezza. 'Sport Frame' risponde perfettamente a questa esigenza: è un luogo dove la creatività non viene soffocata, ma stimolata; dove la passione per lo sport e per la scrittura si traducono in pratica concreta; dove si costruisce una comunità di persone unita dallo stesso amore per le parole e per le storie autentiche.
Quello che apprezzo particolarmente di 'Sport Frame' è questa dimensione collettiva: non si tratta semplicemente di pubblicare un articolo, ma di far parte di un ambiente in cui si impara e si cresce insieme. È un progetto che mette al centro il valore della narrazione e il rispetto per il lettore, in evidente e piacevole controtendenza rispetto a un panorama mediatico in cui spesso dominano il click facile e il titolo ad effetto.
In sintesi, ritengo che 'Sport Frame' rappresenti un’opportunità concreta per quanti intendano avvicinarsi al giornalismo sportivo con serietà, ma anche con la leggerezza necessaria per non smarrire mai la voglia di raccontare. È un’iniziativa che ha il coraggio di investire nel talento e nella passione e per questo va sostenuta e valorizzata".
Quali sono i tuoi progetti, attuali e futuri?
"Nell’immediato mi piacerebbe avviare collaborazioni con testate nazionali, portando loro in dote la mia passione per lo sport e la mia prospettiva personale su storie che meritano di essere raccontate.
Proiettandomi nel futuro, sogno di compiere significativi passi avanti nel giornalismo sportivo, soprattutto attraverso la telecronaca e il podcasting. La prima - nella quale mi sono già cimentato in carriera - mi affascina tremendamente per la sua immediatezza e per la capacità di coinvolgere il pubblico in tempo reale, mentre il podcast rappresenta lo strumento ideale per narrare storie più approfondite e intime.
In ogni progetto, però, il mio obiettivo resta il medesimo: emozionare, far riflettere e trasmettere i valori universali dello sport, quali la passione, la resilienza, la determinazione e il sacrificio.
Sono entusiasta e motivato a continuare a crescere e a cogliere ogni opportunità per migliorare nel campo del giornalismo sportivo".
Grazie Alessandro, é stato un piacere chiacchierare con te, e ancora complimenti per il successo raggiunto nel nostro contest di scrittura!