Marvin Vettori, l’Italian Dream sfacciato che conquista l’UFC e divide l’opinione pubblica

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Marvin Vettori

Marvin Vettori prosegue il suo Italian Dream alla conquista della UFC. Nella notte scorsa il lottatore originario di Mezzocorona (12-3) ad Oklahoma City ha battuto l’esperto brasiliano Vitor Miranda (12-6) in occasione della card preliminare di UFC Fight Night 112. Ora Vettori può vantare un parziale, da quando il 20 agosto 2016 è entrato nell’ottagono della massima serie americana di MMA, di due vittorie ed una sconfitta.

Il carattere non facile di Marvin Vettori

Al di là comunque dei risultati brillanti del quarto lottatore tricolore ad essere approdato nella UFC dopo il pioniere Alessio Sakara, Ivan Serati ed Alessio Di Chirico (il trentino negli ultimi mesi si è allenato con quest’ultimo), Marvin Vettori è uno di quei sportivi che divide le folle, che si fa amare od odiare per via del suo carattere esuberante e senza filtri figlio del nostro tempo.
Con la stessa naturalezza con cui la scorsa notte ha messo in seria difficoltà persino nello striking (terreno su cui l’italiano fino ad allora non era favorito, a differenza del ground game) uno specialista come Miranda, Marvin The Italian Dream Vettori fa sfoggio di fierezza e sicurezza nei propri mezzi straripando spesso nell’arroganza e nella sfacciataggine, anche via social. Ma come detto, questo carattere è figlio di tempi in cui, soprattutto in uno sport come la MMA e in palcoscenico come l’UFC, i media vanno piegati sulle esigenze dello sportivo, non viceversa.

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Sakara ha rimproverato a Marvin il fatto di essere un risultato dell’epoca dei leoni da tastiera, sancendo l’abisso che separa due generazioni di lottatori MMA lontane sia per una questione anagrafica (Vettori è del 1993, il Legionario del 1981) che per una concenzione dello sport diametralmente opposta.
Uno si complimenta con l’avversario, come ha fatto Sakara con lo sfidante vittorioso su De Chirico, Alberto Carlos Jr che è anche suo compagno di allenamento mentre l’altro dichiara che avrebbe usato la schiena del brasiliano per pulire il pavimento dell’ottagono, sic et simpliciter.
In una lunga ed interessante intervista rilasciata a Daniele Manusia del sito L’Ultimo Uomo Vettori ha dichiarato al riguardo: “Io capisco chi non fa trash-talking. Ma guarda che è più difficile fare trash talking, che non farlo. Ti butti molta pressione addosso, e poi nel caso in cui non va come deve andare […] Ma chi fa trash talking lo vede sull’assegno la differenza. Se lo fa come si deve“.

Marvin Vettori e il trash talking che di necessità fa virtù

Marvin Vettori

Marvin Vettori festeggia la propria vittoria su Vitor Miranda

Ecco, il punto è questo: il trash talking, quello stile (se così si può chiamare) già sfoggiato a mani basse dall’uomo immagine dell’UFC Conor McGregor e presente trasversalmente nel mondo dello sport (basti pensare ad una autorità in materia come Larry Bird nel basket, ad esempio), è un percorso quasi obbligato per chi vuole fare strada in questo sport, assieme allo striking, ai low e high kick, al grappling e le altre tecniche che dentro la gabbia ti consentono di avere la meglio sull’avversario.
Vettori ha capito che per lasciare il segno non bastano le prestazioni peraltro molto buone nell’ottagono di un lottatore molto prestante fisicamente ed esplosivo, capace di vantare nella sua carriera due vittorie per KO e per TKO. Ci vuole anche la capacità di andare all’attacco verbalmente fuori dal ring, sottomettendo avversari e detrattori con la stessa aggressività che esprime nell’ottagono.
L’eccesso di sicurezza nei propri mezzi e la sicumera a tratti insolente (“nei prossimi due anni diventerò campione” [dei pesi medi, la sua categoria], ha dichiarato sempre nell’intervista di Manusia) lo fa deragliare dai binari del fair play portandolo addirittura alle minacce, come quando ha dichiarato di voler letteralmente staccare la testa ad Eric Spicely, reo di aver battuto Di Chirico e vendicare così i colori italiani.

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Tuttavia non stiamo parlando del torneo parrocchiale di beneficenza, e il lottatore trentino pare aver capito le regole del gioco che sovraintendono l’aspetto mediatico di questo sport. Ma la sua, a ben vedere, non è arroganza fine a sé stessa: Vettori non è un bullo di periferia per quanto abbia avuto – a suo dire – un passato fatto di risse non sempre cercate, ma una persona intelligente capace di affrontare in maniera strategica un incontro di UFC e non solo in modo furioso ed irrazionale, e che sa che la guardia non si può abbassare neppure fuori dal ring: l’avversario deve essere intimorito anche fuori dall’ottagono e capire che tu vuoi vincere e sei sicuro della tua forza, anche davanti agli occhi del pubblico e dei giudici. Questa, secondo Marvin Vettori, è la discriminante tra un bravo lottatore ed uno mediocre. Può piacere o meno, ma è quel tipo di mentalità vincente e spregiudicata più tipica dei paesi anglosassoni che dei Paesi mediterranei, se vogliamo generalizzare. Si compete per vincere a tutti i livelli, non per entrare tra i primi dieci o accontentarsi di una qualificazione in semifinale.
Marvin Vettori crede nel suo sogno italiano, quello di chi potrebbe sfondare nell’UFC. Teniamo d’occhio questo connazionale un po’ eccessivo: ne varrà la pena.

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Qui per avere i dettagli dell’incontro Vettori – Miranda.

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