PyeongChang 2018, atleta russo positivo al meldonium

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui


Un nuovo caso di doping, rivelato dal sito russo Sport Express e poi confermato dalla stessa delegazione russa e da ambienti vicini al Cio, irrompe all’improvviso alle Olimpiadi invernali di PyeongChang 2018 coinvolgendo niente di meno che uno dei 169 atleti ammessi individualmente ai Giochi sotto la bandiera neutrale degli OAR, vale a dire gli Atleti Olimpici provenienti dalla Russia.
In seguito allo scandalo delle manipolazioni dei test antidoping di Sochi 2014 che è costato alla Russia l’esclusione dalla kermesse olimpica, infatti, il Cio aveva dato la possibilità agli atleti russi estranei alla vicenda di prendere parte a PyeongChang 2018  non prima comunque di aver dimostrato la propria innocenza – consentendogli di gareggiare sotto la bandiera a cinque cerchi.
A questo punto, per confermare la positività, si attendono le controanalisi sul campione B che saranno effettuate nella giornata di domani intorno alle ore 13, mentre il nome dell’atleta coinvolto è stato già reso noto: si tratta di Alexander Krushelnytsky, medaglia di bronzo nel curling misto in coppia con la moglie Anastasia Bryzgalovoy.

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Krushelnytsky, 25 anni ed originario di San Pietroburgo, è accusato dunque di una positività (o non negatività, al momento) al meldonium, farmaco diffuso prevalentemente nei Paesi dell’ex Unione Sovietica e recentemente diventato famosa grazie alla connazionale Maria Sharapova: la tennista infatti venne squalificata per 15 mesi per la stessa sostanza, giustificandosi dicendo di non sapere che fosse considerata dopante dalla WADA.
Stando a quanto riporta la TAAS, l’agenzia russa di notizie, l’atleta si sarebbe difeso raccontando ai funzionari che si è trattato di un sabotaggio avvenuto in occasione del raduno pre olimpiadi in Giappone, quando un suo compagno di squadra, poi non convocato ai Giochi, avrebbe contaminato una bevanda con proprio con il farmaco in questione.

Doping PyeongChang 2018, cos’è il meldonium e a cosa serve

Il meldonium, conosciuto anche come mildronato o meldonio, è un farmaco sviluppato negli anni 70 da Ivars Kalviņš ed utilizzato per il trattamento delle ischemie (momentanea riduzione o interruzione dell’afflusso di sangue agli organi interni) legate a gravi problemi cardiocircolatori quali angina pectoris ed arresto cardiaco.
Prodotto in Lettonia dall’azienda farmacutica Grindeks, il meldonium – usato negli anni 80 dalle truppe russe in Afghanistan per migliorare la propria capacità di resistenza alla fatica – è diffuso in particolare in Russia, Lettonia, Ucraina e Polonia, mentre il suo utilizzo non è approvato né dalla Food and Drug Administration negli Stati Uniti, né dalle altre agenzie del farmaco europee.
Grazie alla sua capacità vasodilatatrice il meldonio consente di migliorare il flusso sanguigno e, di conseguenza, di incrementare l’apporto di ossigeno ai tessuti. Favorendo dunque la circolazione del sangue, in soggetti sani il meldonium va ad aumentare la capacità di resistenza allo sforzo fisico e, secondo alcuni studi condotti sugli animali, è anche in grado di proteggere dagli effetti dello stress e diminuire i livelli di acido lattico e urea nel sangue degli atleti, accorciando così i tempi di recupero dopo un’attività fisica intesa.
Per questo motivo, dopo anni di osservazione la WADA (l’Agenzia Mondiale Antidoping) ha deciso nel gennaio del 2016 di inserire il farmaco nella lista delle sostanze dopanti tra i modulatori ormonali e metabolici (sostanze che modificano le reazioni enzimatiche e ormonali), categoria S4.

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