UFC 223: dall’ira funesta di McGregor a Iaquinta nella main card, la settimana più assurda nella storia della UFC

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui


UFC 223 passerà alla storia prima di consumare l’evento di domani, 7 aprile, al Barclays Center di New York. Quella che sta andando in archivio è stata infatti la settimana più assurda ed incredibile che si sia mai vista nella storia della massima promotion di MMA al mondo, in cui tutto ciò che poteva andare storto lo è andato, in una sorta di rappresentazione farsesca della legge di Murphy.

Tutto è cominciato il 2 aprile, quando uno due sfidanti della main card con in palio il titolo dei pesi leggeri, Tony Ferguson (23-3), inciampa in uno dei cavi presenti nello studio di Fox Sports dove era lì per una intervista e si procura la rottura del legamento del ginocchio. A soli sei giorni dal match è costretto così a dare forfait lo sfidante del roccioso russo Khabib Nurmagomedov (25-0).
Già questo basterebbe a far venire un esaurimento nervoso agli organizzatori, ma in tempo record si trova il sostituto che avrebbe dovuto essere la pietra d’inciampo per il daghestano, numero due del ranking di categoria, verso il suo primo titolo UFC. Il campione dei pesi piuma della massima promotion americana Max Holloway (19-3) accetta così l’onore e l’onere, peccato però che la commissione atletica di New York lo abbia dichiarato inabile a combattere per via di un eccessivo taglio del peso per avvicinarsi ad una categoria non sua.
A poche ore dal match l’organizzazione si ritrova così in pieno psicodramma, con la necessità di trovare un cristiano che affronti Nurmagomedov. Inizialmente si supponeva che il candidato fosse Anthony Pettis (20-7), altro peso leggero che aveva in programma l’undercard contro Michael Chiesa (14-3), poi saltata e a breve vedremo perché. Il fatto che Showtime fosse in pole per affrontare il daghestano era parzialmente confermato da un tweet dello stesso Holloway.

Ed invece niente da fare, salta anche l’opzione Pettis e perciò si punta su Paul Felder (7-3 UFC), che però anch’esso, come Showtime, rifiuta il match. Il tempo passa inesorabile e Nurmagomedov rischiava di trovarsi domani solo nell’ottagono, perciò ecco che spunta la carta Al Iaquinta (13-3-1), almeno secondo fonti anonime che vogliono restare tali (come riferisce MMA Junkie), visto che le trattative erano in corso fino a qualche minuto fa prima che arrivasse la conferma definitiva. E così la nuova main card sarà (fosse che fosse la volta buona) Khabib Nurmagomedov vs. Al Iaquinta, valida per il titolo dei leggeri, ma a condizione che vinca il russo dal momento che Ragin’ si trova di poco al di sopra del peso limite di categoria utile la cintura (155,2 libbre).
La card di UFC 223 intanto è stata stravolta, con match che rischiavano di finire in secondo piano che – provida sventura – rischiano di ricevere invece l’attenzione che meritano, come quello delle pesi paglia Rose Namajunas (7-3) contro Joanna Jędrzejczyk (14-1) o l’incontro nei pesi piuma tra lo stupefacente e spettacolare (e pure sottovalutato) Zabit Magomedsharipov (14-1) contro Kyle Bochniak (8-2).

La notte violenta di Conor McGregor alla vigilia di UFC 223

Nel frattempo, la situazione fuori degenerava. Conor McGregor, che da novembre 2016 non calca una gabbia e che potrebbe seriamente perdere il suo titolo di campione dei pesi leggeri, dà di matto e si pone a capo di una vera e propria spedizione punitiva, composta da amici e sodali, che nella giornata di ieri ha assaltato un van al Barclays Center di Brooklyn dove erano presenti altri fighter di ritorno dal face off per i media, tra cui Chiesa (rimasto ferito, ecco perché il match che lo avrebbe visto protagonista domani salta), Ray Borg (anche lui costretto poi a dare forfait a UFC 223) e Nurmagomedov con il suo staff.
In seguito è stato spiccato un mandato di arresto per Notorious, il quale a sua volta si è consegnato spontaneamente alle autorità. Tuttavia non ha subito l’arresto ma una misura di custodia, con tanto di pagamento di una cauzione e processo per direttissima svoltosi oggi: è probabile comunque che paghi la cauzione e possa già lasciare lo Stato nelle prossime ore, senza rischiare il ritiro del passaporto.

Nei video che circolano McGregor lancia un carrello verso il vetro del mezzo per scatenare la sua ira contro il russo, contro il quale c’erano già state scintille in passato via social, reo di aver battibeccato qualche ora prima con il suo sparring partner Artem Lobov, anch’esso impegnato in UFC 223 contro Alex Caceres (incontro poi saltato perché Lobov era parte della spedizione punitiva dell’amico).
I due infatti si sono incrociati nel corridoio dell’albergo di New York dove entrambi si trovavano ed hanno iniziato a litigare nella loro lingua madre, per motivi abbastanza oscuri (ma è facile capire che ogni scusa è buona per far volare stracci tra rivali), ed è stato un attimo che non scoppiasse pure una rissa.

In questo dramma dell’assurdo, che manco Harold Pinter avrebbe potuto congegnare, è saltata fuori pure l’illazione per cui l’atto di bullismo di McGregor fosse una trovata pubblicitaria, ma sembra fuori da ogni grazia di Dio una sceneggiata del genere che potrebbe costare all’irlandese la carriera, come ipotizza il disgustato commissioner UFC Dana White (ammesso e non concesso che la sua carriera non fosse già finita comunque).
Intanto il gran capo della promozione a stelle e strisce si è espresso duramente a riguardo della bravata di McGregor, definendola intollerabile e aggiungendo che ora l’irlandese si trova “in un mare di guai“. Più o meno gli stessi in cui sguazza il tormentatissimo UFC 223.

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