La metamorfosi di Marc Marquez: da funambolo rischiatutto ad abile ragioniere

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

Il Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini edizione 2018 ha detto molto di più di quanto riporti la classifica finale se è vero che pochi scampoli dopo la fine della gara, Marc Marquez ai microfoni dell tv ha rivelato candidamente che le Ducati hanno preso ad andare forte e che sarà dura tenerle dietro da qui alla fine del motomondiale. Il pilota di Cervera non ha semplicemente accennato il concetto, lo ha invece abbracciato e ribadito con tutto se stesso allorquando ha spiegato chiaramente che l’obiettivo preventivo alla vigilia era uscire da Misano incrementando il vantaggio sugli inseguitori. Missione compiuta in scioltezza. Marc ha parlato di “gestione del vantaggio” da qui alla fine del campionato: un vocabolario mai usato in precedenza che testimonia di come il campione spagnolo abbia incominciato a indossare i panni del freddo calcolatore smettendo quelli del funambolo pronto a rischiare il tutto per tutto e a ingaggiare corpo a corpo che se da una parte hanno fatto da centro catalizzatore di spettacolo dall’altro gli hanno creato non pochi problemi con i colleghi del circuito, non ultimo, la burrasca che si trascina ormai da lungo tempo con il nove volte campione Valentino Rossi.

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Ad oggi Marc ha raccolto in saccoccia 221 punti sopravanzando di ben 67 lunghezze il trionfatore della gara di ieri, il nostro Andrea Dovizioso. E la gara di ieri poteva avere un risvolto diverso se Jorge Lorenzo non si fosse spianato: quando ha perso il controllo della moto era saldamente secondo tra il compagno di squadra, leader della corsa, e tallonato dal connazionale sul gradino più basso del podio. Da qui alla fine il pilota di Palma di Maiorca,  promesso sposo della Honda, potrà recitare un ruolo di vassallaggio a favore del compagno di squadra Dovi e a danno del suo futuro compagno in Honda. Il calendario conta ancora 6 gare e se solo l’asfalto di Silverstone avesse drenato quella pioggia che non appariva esattamente torrenziale forse saremmo qui a raccontare una situazione più aperta ma, si sa, questo è quello che porta il convento e perciò occhi puntati sul resto della stagione.
Si diceva 6 gare ancora tutte da correre: la 14a tappa in quel di Aragon, roccaforte spagnola, nella quale il pilota di Cervera ha trionfato nelle ultime due stagioni; a ottobre testeremo il circuito di Buriram in Thailandia al debutto assoluto in Motogp; si volerà quindi a Motegi in Giappone, pista in cui il 4 volte iridato nella classe regina ha vinto solo una volta nelle ultime 5; il circus poi si trasferirà a Philipp Island, per far poi tappa a Sepang e concludere la corsa a Valencia.

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Perchè il campionato si riapra occorre che Marquez si faccia impadronire dal sacro fuoco delle due ruote, battagliando come se non ci fosse un domani senza avere il pizzico di buona sorte che lo ha sempre accompagnato: in termini pratici, da qui alla fine deve inanellare almeno uno zero che consentirebbe al mitico Dovi, in forza anche di un patto con il suo inquilino dei box, di tornare prepotentemente alle sue calcagna. Se così non fosse il campionato difficilmente potrà riaprirsi.
Le ultime gare hanno certificato infatti un Marc Marquez più maturo e centrato sull’obiettivo finale, ossia quello di assicurarsi il quinto trionfo nelle ultime 6 stagioni. Il pilota spagnolo, infatti, ha cominciato a correre da abile ragioniere accontentandosi di piazzamenti che gli hanno consentito, al pari della gara cancellata di Silverstone, di tenere a bada la coppia italospagnola dei ducatisti.
A Brno è giunto sull’ultimo gradino del podio, in Austria al circuito di Spielberg ha terminato la corsa in seconda posizione e così è accaduto ieri sfruttando appieno lo scivolone di Lorenzo.
Ora tutti ad Aragon. Non è mai troppo tardi…ma è ora o mai più..

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