F1, Sebastian Vettel fenomenologia di un campione a rischio ridimensionamento

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

Sebastian Vettel – Foto Getty Images© selezionata da SuperNews

Se è vero che in ogni sport che si pretendi, a farla da padrone è l’emozione che suscita l’evento nel  suo magmatico e intenso articolarsi passo dopo passo, è innegabile che il duello odierno tra il pilota tedesco, Sebastian Vettel e l’iridato britannico Lewis Hamilton, ormai pieno di soprese e colpi di scena ad ogni capitolo della saga, concorre di certo ad essere il must dei prossimi anni.

Se si vuole analizzare più da vicino la rivalità Vettel-Hamilton, si evince però che a correre (si perdoni il gioco di parole..) maggiore rischi oggi sia la prima guida della Ferrari dimostratosi in gara più emotivo e umano di quanto invece ha mostrato Lewis capace di spremere la sua macchina ben oltre le potenzalità espresse e (ri)conosciute. Si dirà il tempo è dalla parte di Sebastian, la carta di identità parla di un 1987, che significa pur sempre due primavere in meno rispetto al rivale della Mercedes(1985), ma perdere il duello oggi potrebbe essere fin troppo sanguinoso e condizionare di riflesso il giudizio in termini di immagine e carriera globalmente considerata.

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I numeri ad oggi del dualismo Vettel-Hamilton sono francamente molto simili: rivisitiamoli.Entrambi i piloti corrono sul circuito dal 2007 e tutte e due possono al momento fregiarsi di aver vinto 4 campionati a testa. Vettel correndo per la Red Bull(2010-2011-2012-2013), Hamilton prima in McLaren, correva l’anno 2008, poi in Mercedes (2014-2015-2017);ad oggi Sebastian ha corso 213 gran premi vincendone 52(la gran parte, 39, con la casa austriaca) raggranellando 2651 punti frutto anche di 107 podi con 55 partenze dal palo e 34 giri veloci. Tutti numeri che riflettono una carriera da top-driver.

Hamilton vanta ad oggi record leggermente migliori sotto il profilo numerico: 68 trionfi frutto anche e soprattutto di 78 pole (forse il differenziale più netto rispetto al ferrarista) collezionato 128 podi avendo racimolato 2866 punti e 40 giri veloci. Entrambi i piloti nel confronto con i partner di squadra hanno mostrato nel corso della loro carriera di non gradire troppo piloti dalla forte personalità e dal dirompente potere mediatico: Vettel ha perso il confronto diretto con Ricciardo mostrandosi invece molto più a suo agio con il dirimpettaio Webber relegandolo puntualmente dietro i propri scarichi nelle 4 occasioni in cui si è laureato campione del mondo. Hamilton dal canto suo ha impattato il duello con Alonso al primo anno di formula uno (vincendolo in verità per i migliori  piazzamenti di rincalzo) perdendo un confronto diretto con Button e uno con Rosberg quando forse il binomio pilota tedesco marchio tedesco esercitava un fascino troppo irresistibile..Insomma, entrambi sembrano gradire  partners  più mansueti se non proprio servili.

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Se è vero che l’anagrafe è dalla parte di Vettel, il quale ha tutto il tempo per ricucire il gap in termini di record che eventualmente potranno essere nel prossimo futuro anche ritoccati in alto, dicevamo, rischioso in termini di confronto, è nell’anno corrente perdere il titolo mondiale con la Ferrari si è mostrata maggiormente competitiva e performante.

Il rischio è perdere oggi, rifarsi un immediato domani magari con Hamilton a riposo sfruttando una tiepida concorrenza per ritoccare i record al momento saldamente nelle mani del britannico. Una simile prospettiva pur riconsegnando Vettel nel gotha della Formula Uno non lo esonerebbe di certo dal raffronto diretto con i più grandi e il fatto di perdere oggi con il campione di Stevenage  lo ridimensionerebbe agli occhi di molti.

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