Bergamo piange il campione della Boxe Angelo Rottoli: il covid-19 lo strappa alla vita a soli 61 anni

Pubblicato il autore: Fabio Faiola Segui

Questa volta a perdere la vita per via della bestia maledetta del Coronavirus è  Angelo Rottoli, amatissimo pugile dagli anni  1977 al 1990.

Dopo aver perso mamma e fratello  appena due settimane fa per il covid,  ieri (29 marzo) è  toccato a lui il tragico destino, e per la bergamasca, già  provata dalle innumerevoli  morti, è  un vero colpo da ko perché  Rottoli era osannato dalla sua gente, che lo ricorda come il gigante buono dalle spiccate doti umane.
Era nato a Presezzo, a pochissimi chilometri dalla citta’, il 14 dicembre del 1958 e dopo aver praticato calcio ed atletica, con buoni risultati, passò alla boxe nel 1977, prima come dilettante e dopo nel 1981 come professionista,  dimostrando anche ai più  scettici di avere la stoffa del campione. Il primo a vedere in lui delle doti da fuoriclasse fu il maestro di pugilato Egidio Bugada della palestra Bergamo-boxe, con il quale si lego’ in un lungo e fortunato sodalizio.
Pur non avendo una stazza da peso massimo, per sua stessa ammissione (188 cm per 88kg), rispetto ai possenti giganti di quell’epoca  da 100-120 kg, come Foreman e Holmes, a suon di pugni e di ko, divenne campione italiano nel 1983 difendendo con successo lo stesso titolo per 5 volte.  Nel 1985 riuscì a procurarsi l’occasione iridata contro il portoricano De Leon nei pesi massimi leggeri in un epico incontro al palazzetto dello sport di Bergamo, dove perse per ko tecnico dopo una maledetta ferita. Quell’unico  taglio nella sua carriera, non  gli fece perdere  la grinta e la voglia di combattere,  e nel 1987 divenne campione intercontinentale  WBC nella categoria dei massimi leggeri.

Nel 1988 conquistò il titolo europeo nella stessa categoria e nel 1989 perse il titolo europeo contro il francese Wamba per 1 solo punto.  Dopo quella sconfitta   iniziò  a mancargli l’entusiasmo di boxare, fino all’epilogo  nel 1990 contro l’argentino Daniel Edoardo Neto, che lo vide soccombere nel suo ultimo incontro della carriera, terminata forse troppo presto.

Nella sua ultima intervista rilasciata a gennaio all’emittente privata Bergamo-Sport News, raccontava con grande rammarico di essersi ferito proprio nel match più  importante della sua vita, in cui si giocava, nella sua Berghem, il titolo mondiale contro il suo compagno di scuderia De Leon, che, durante gli allenamenti collettivi, riusciva sempre a domare, e purtropo quel giorno il destino gli tirò un brutto scherzo.
Rammentava con nostalgia il suo passaggio dal calcio all’atletica, e da quest’ultima alla boxe, dove ebbe le sue migliori soddisfazioni.

Pur non avendo avuto  agli inizi  i favori dei pronostici,  Rottoli riuscì ad imporsi prima a livello nazionale, poi intercontinentale ed infine europeo, lasciando un segno indelebile nel cuore dei suoi tifosi.

Nella stessa intervista ricordava che le difficoltà maggiori, più  che quelle dell’affrontare i suoi avversari, furono  il  trovare sparring partners del suo livello negli allenamenti,  e che quindi doveva adattarsi alle risorse umane che aveva, per poi  trarne il massimo vantaggio.

Con un velo di malinconia parlava anche di quanto gli mancasse  la vita del ring, il profumo della palestra, il sudore degli allenamenti, fatto di  corse e flessioni, addominali e corda, pesi e pugni al sacco, insomma tutte quelle cose che lo facevano sentire un’atleta compiuto, e che oggi a 61 anni e con trenta chili in più rimpiangeva di avere abbandonato.
Inoltre sottolineava con grande emozione il solido legame che aveva   con la mamma ed il fratello, a cui dedicava tutto quello che aveva fatto.
Ringraziava infine l’anziana e amata  madre di avergli permesso di realizzare i suoi sogni sportivi e di non averlo mai ostacolato, ma bensì incoraggiato e spronato ad andare sempre avanti.

Concluse  l’intervista  dicendo che un po’  di rimpianti gli aveva, perché  se avesse continuato la sua carriera pugilistica negli Usa, dove fece un periodo di incontri, sarebbe stato maggiormente valorizzato,  perché lì  la boxe è  alla pari del basket e del football.

Purtroppo, poco dopo quella intervista, il destino per la sua famiglia è stato tragico, e nel giro di poco tempo il coronavirus gli  ha portato via prima la mamma, dopo il fratello ed infine  la sua stessa vita, facendogli  perdere (senza colpe) l’incontro più  difficile della sua esistenza, attaccato al respiratore dell’ospedale Policlinico di Ponte San Pietro.
E’ volato così  in cielo per ricongiungersi ai suoi cari, dove non esistono sconfitte ma solo vittorie.

Ci mancherai campione!!!! Sono certo che continuerai a boxare e magari a prenderti la rivincita su De Leon , scomparso il primo gennaio, da lassù.

Palmares:

35 incontri da dilettante
35 incontri da professionista con 29 vittorie(15ko) 3 sconfitte  2 pareggi e un ritiro
1977 inizia la carriera pugilistica

1981 diventa professionista
1983 diventa campione italiano e difende il titolo per 5 volte con successo
1985 perde per ferita (ko t.) Il titolo mondiale WBC dei massimi leggeri
1987 vince il titolo intercontintale WBC
1988 vince il titolo europeo
1989 perde il titolo europeo
1990 ultimo incontro della sua carriera a 31 anni.

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