Tokyo 2020: si ,no,forse?Bach imbarazzante.Gli sponsor devono capire la situazione.

Pubblicato il autore: Fabio Faiola Segui
  1. Ogni giorno che passa aumentano le nazioni che vogliono il rinvio delle olimpiadi ,e questo incremento  è dovuto in primis al fatto che molti atleti hanno smesso di allenarsi con regolarità per via della chiusura dei centri federali che sanciscono di fatto lo scadimento prestativo degli stessi , e quindi si andrebbe incontro ad uno spettacolo qualitativo al di sotto delle aspettative.

Ovviamente le resistenze maggiori vengono dagli sponsor che avendo investito milioni e milioni di dollari sulla manifestazione, ancora non si rassegnano all’idea che il covid-19 è letale e non va barattato con un evento che per l’umanità in questo momento non è necessario. Certo, è doloroso per un atleta sapere che 4 anni di duri allenamenti e sacrifici vengono vanificati da un piccolo ma mortale virus che ha messo al tappeto l’intero globo,ma purtroppo devono farsi forza e coraggio e dimostrare con il loro esempio che la vita è più importante di una grande competizione e mettere in preventivo il posticipo o addirittura l’annullamento , perché ad oggi nessuno è in grado di dire quando ci sarà il ritorno alla quotidianità ,e se non lo sanno i virologi, figuratevi se può saperlo il presidente del comitato olimpico Bach, fautore del regolare svolgimento per non tradire sponsor e gli sforzi di 206 paesi che vi dovrebbero partecipare.

L’ultima nazione che si è schierata per il differimento al 2021 è il Brasile, la quale non potendo garantire una preparazione adeguata dei propri atleti, si è accodata alla Spagna e caldeggia fortemente l’ipotesi slittamento di 12 mesi.
Oltre alle suddette  anche la Norvegia ha preso una netta posizione  dichiarando che non avrebbe senso alcuno inviare i propri atleti olimpici e paralimpici a Tokyo prima dell’avvenuta messa in sicurezza della pandemia.

Anche le altre federazioni sportive come quella del nuoto hanno lanciato messaggi chiari al presidentissimo Thomas Bach ed in particolare dopo l’America anche la Francia ha consigliato il procrastinare  a tempi migliori, criticando aspramente l’ottusa scelta di confermare il regolare svolgimento delle Olimpiadi senza nemmeno prendere in considerazione un eventuale slittamento.

A rafforzare ancora di più l’ipotesi rinvio è scesa in campo anche la superpotenza mondiale di atletica leggera statunitense nelle veci di Max Siegel, che mette al primo posto la salute e la sicurezza dei propri campioni, e proprio non sente l’esigenza di mettere a rischio le loro vite per una medaglia ,seppur gloriosa.

Anche alcuni atleti giapponesi si schierano per il posticipo, perché capiscono perfettamente la situazione che il mondo sta vivendo e non vorrebbero mai gareggiare in un clima di morte, perché lo sport è vita e queste competizioni devono dare pace,serenità e speranze a chi le segue; ma se molte nazioni prima che arrivi luglio avranno perso migliaia e migliaia di cittadini con che entusiasmo o serenità potrebbero mettersi seduti sul divano davanti alla tv a gioire per una gara? Questioni di psicoanalisi collettiva.
Dal canto nostro il buon Malagò rispetta le opinioni di tutti e non si sbilancia , dicendo solo che poiché sono stati investiti molti soldi dai vari sponsor, bisogna anche rispettare i contratti pregressi ante-virus,e fidarsi del C.I.O. e del Giappone, che secondo lui, avranno sicuramente buoni motivi e informazioni scientifiche di primopelo per confermare già da adesso il regolare svolgimento dei giochi.

La scelta più saggia in questo momento è il rinvio, in modo tale da permettere a tutti i partecipanti di riprendere quanto prima i quotidiani cicli di allenamento, poi di evitare loro sedute di gruppo e di non caricarli con ulteriori ansie per un forzato svolgimento delle competizioni, perché già sanno che un solo mese di inattività o di training dimezzati equivale  ad un arrivo alle stesse non al massimo della condizione, e quindi la performance ne risentirebbe.

Chiudo dicendo che l’importante ora è salvarsi dal coronavirus e che quando riusciranno tutti i potenti a capire che una medaglia (oltre ai millioni di dollari) non vale la vita ,allora anche per l’umanità ci sarà un nuovo orizzonte anche dal punto di vista dello sport.

  •   
  •  
  •  
  •