Boxe: Si spegne il ciclone Sandro Mazzinghi, artista dentro e fuori dal ring

Pubblicato il autore: Fabio Faiola Segui

Ieri se n’è andato, per una grave ischemia,  il grande campione Sandro Mazzinghi, eterno rivale di Benvenuti. Il 3 ottobre di quest’anno avrebbe compiuto 82 anni, era nato poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, nel 1938.

Prima di approdare al pugilato, aveva un sogno nel cassetto: quello di provare a fare il ciclista, ma siccome non disponeva di molte risorse economiche e non poteva permettersi di comprare una bicicletta, ripiego’ con successo sul ring.
Ora, non sapremo mai se un grande campione è  stato strappato al ciclismo, ma con certezza possiamo dire che mai scelta fu più  azzeccata per Sandro di indossare i guantoni.

Grazie alla presenza del suo angelo custode sul ring, il fratello Guido, ex pugile che dopo il ritiro dai combattimenti si dedicò anima e corpo a seguire Sandro e ad insegnargli tutti i trucchi del mestiere, Mazzinghi non ebbe mai paura di affrontare alcun avversario, Nino Benvenuti compreso.
Al suo fianco è  stato sempre anche il  procuratore Sconcerti.

Nelle ultime interviste rilasciate a varie emittenti tv, come Sky Sport, il campione parlava con commozione anche del suo rapporto con la madre, la quale era contraria che entrambi i figli praticassero questo sport di contatto, ed infatti pregava tutti i giorni che non succedesse loro niente  durante gli incontri.

La sua vita fu purtroppo colpita da una terribile tragedia: un incidente, dove morì dopo soli 12 giorni di matrimonio la prima cara moglie Vera e lui stesso  rimase ferito al cranio e nonostante la duplice ferita nell’anima e nel corpo, accettò suo malgrado, la prima delle due grandi sfide con il suo avversario dell’epoca,  Benvenuti.

Sandro Mazzinghi pur avendo perso entrambi gli incontri con Nino, non ha mai accettato le sconfitte, perché  come più  volte aveva ribadito, se non fosse stato colpito duramente da quel terribile dramma, avrebbe sicuramente riportato la palma della vittoria e non sarebbe caduto a tappeto.
Nella rivincita, invece, a fine match, il toscano pensava di aver vinto nettamente ai punti, quando invece scoprì  amaramente che i giudici lo diedero perdente.
Per questo motivo per ben 40 anni  i due rivali non si rivolsero la parola, fino a quando Sandro, sapendo che Benvenuti era ricoverato in ospedale per una operazione ai calcoli della cistifellea (nel 2018), fece un gesto di riavvicinamento. Anche se ad onor di cronaca, Benvenuti gli tese una mano per riavvicinarsi qualche anno prima, durante un’ intervista in occasione del 50mo anniversario del loro match mondiale (nel 2015), in cui elogio’ le indubbie qualità del ciclone; e da lì i ghiacciai si sciolsero per entrambi.

All’epoca i due pugili rappresentavano le due massime icone del pugilato italiano nel mondo al pari di Rivera e Mazzola nel calcio o come ha ben detto Nino Benvenuti, rappresentavano il dualismo tra il Bartali ed il Coppi della boxe italiana.

La svolta della sua carriera avvenne nel 1960, quando non venne convocato alle Olimpiadi, e da lì nel giro di un anno,  intraprese la strada del professionismo con la Ignis, e il suo patron Borghi lo nominò  ambasciatore del marchio in tutto il mondo; quindi venne designato come il principale sfidante dell’allora esperto campione del mondo Dupas. Era il settembre del 1963 e l’americano venne sconfitto dopo essere caduto per tre volte consecutive a tappeto  per ko tecnico al nono round, ma lo statunitense volle la rinvicita e a dicembre dello stesso anno,  Mazzinghi volò  a Sidney per confermare il titolo e rivinse ancora per ko alla 13ma ripresa e fece felici migliaia di spettatori immigrati italiani in Australia.
Da qui iniziò la rivalità, che durò  tutta la vita, tra lui e Benvenuti, e tra le due fazioni che divisero una nazione intera, quella dei Mazzinghiani e Benvenutiani.

Una rinvicita particolare contro Benvenuti però,  Mazzinghi la prese lo stesso, perché  vinse contro il coreano Ki- Soo- Kim, il quale aveva strappato il titolo di campione mondiale proprio all’istriano Nino. Quell’incontro nel 1968 a San Siro fu una lotta tra 2 guerrieri (o più correttamente tori scatenati), che durò fino alla 15ma ripresa e tra l’enorme sostegno ed affetto del pubblico (si stimarono quasi 60mila spettatori), il ciclone di Pontedera riportò il titolo iridato in Italia.

Questo episodio, infatti, Sandro lo raccontava sempre con tanta simpatia, aggiungendo anche la maggior difficoltà che aveva avuto nel recuperare fisicamente e mentalmente dopo il terribile incidente stradale.

Tralasciando l’episodio che gli capitò  contro Freddye Little, che sancì l’inizio della fine della sua epica carriera, il toscano che tra le altre attività da lui praticate annovera anche quella di scrittore e cantante, asserì  sempre  che se avesse potuto, avrebbe continuato a combattere all’infinito, ma purtroppo il regolamento dell’epoca, obbligava i pugili a smettere alla soglia dei 40 anni, e Sandro Mazzinghi, essendo stato sempre un uomo buono, onesto, leale e ligio alle regole, terminò la carriera senza batter ciglio e appese i guantoni al chiodo.

Per capire la profondità e l’umanità  della sua persona  bisogna leggere anche  i suoi libri pubblicati con tanto impegno. Primo fra tutti ” La boxe in 23 lezioni”,  un manuale di pugilato nel 1964, poi nel 2003 scrisse “Sul tetto del mondo, diario di un pugile nei suoi ricordi” prettamente autobiografico.

Tra le biografie scritte su di lui spicca quella diPugni Amari”, con la quale gli autori Corazza e Braccini vinsero il premio Bancarella sport nel 1994.

Non contento, fece anche il cantautore, scrisse, infatti, anche due testi musicali bellissimi, come “Fuoco Spento e soprattutto “Almeno “In Sogno”,  di quest’ultima inviterei all’ascolto i lettori per conoscere la sensibilità dell’artista.
Come diceva Mazzinghi, queste opere erano un’ eredità  per la sua famiglia, perché  dopo la sua morte, sarebbe rimasto qualcosa di lui agli altri.

Tra le parole più  belle e affettuose che pronunciò, ricordiamo con ammirazione quelle per i suoi figli e sua moglie, e sempre diceva Sandro che quando era a casa con loro si sentiva un vero campione del mondo.

Adesso, dopo la sua scomparsa, tutti perdiamo un papà  e un nonno speciale, che tanto avrebbe potuto insegnare ai giovani di oggi, soprattutto i valori umani che ultimamente sembra si stiano perdendo nel mondo moderno.

Si spera che i suoi insegnamenti possano produrre frutti nella nuova generazione.

Buon viaggio  ciclone di Pontedera, e salutaci il grande fratello Guido e la tua cara mamma.
La salma sarà  esposta nel santuario del Santissimo Crocifisso di Pontedera, mentre i funerali si terranno domani sempre a Pontedera.

Sentite condoglianze ai suoi famigliari ed amici.

 

Carriera Sportiva:

Incontri Totali 69
vinti 64 di cui 42 per ko
Persi 3 +1 per ko
Pareggiati 0 (2 no contest).

Tra titoli vinti da dilettante:
Campione Italiano juniores nel 1958
Campione ai mondiali militari per i Superwelter nel 1961.

Titoli da professionista:

Campione del mondo pesi medi Junior dal 1963 al 1965; dal 1968 al 1969;
Campione europeo dal 1966 al 1968.

Onorificenze:
Medaglia oro al valore atletico Roma 1963
Cavaliere della Repubblica 1963
Premio Caltex                          1963-1968
Telegatto Sorrisi, Canzoni,TV come sportivo più  popolare
Walk of fame dello Sport Italiano 2016
Ghirlanda D’Onore( Guirlande D’Honneur) 2018
Hall of Fame  del pugilato italiano  2019

Massima onorificenza Collare D’ oro al Merito Sportivo 2019

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