“Putin salvi il buon nome”

Pubblicato il autore: Daniela Segui
epa05021305 Russian President Vladimir Putin chairs a meeting with heads of Russian Sport Federations on preparing Russian athlets for the Brazil 2016 Olympic Games, in Sochi, Russia, late 11 November 2015. Putin demanded to pay close attention to the recent doping scandal. EPA/ALEXEI DRUGININ/RIA NOVOSTI/KREMLIN POOL MANDATORY CREDIT

Gli atleti russi si rivolgono al loro presidente Vladimir Putin, per ristabilire il “buon nome della nazione”. E’  quello che hanno fatto quattro marciatori i quali hanno scritto una lettera/appello a Putin per aiutare il loro allenatore Viktor Chegin che proprio di recente è stato accusato anche lui come tanti altri, per doping e per questo squalificato. L’uomo, che secondo l’agenzia nazionale e mondiale antidoping aveva creato un vero e proprio “schema” per la somministrazione di sostanze dopanti a lui e ai suoi atleti, è stato definito da chi lo sostiene contro l’infamante accusa “un grande professionista e un vero patriota della Grande Russia” vittima solo “delle pressioni politiche dell’ occidente”. Il presidente russo al momento non si è ancora espresso sull’argomento, ma voci di corridoio già affermano che è seriamente pronto a aiutare e presentare all’Europa la causa russa; come ha fatto mesi fa, e come si crede continuerà a fare per la sua patria. I quattro sportivi, detto per inciso almeno due tra loro, sono anche vincitori di medaglie olimpiche, purtroppo revocate a causa degli ultimi fatti che hanno colpito l’ intera Russia. Non dimentichiamoci che la nazione, a causa dello scandalo nazionale, è stata temporaneamente squalificata dalle olimpiadi di Rio De Janerio, e tutt’oggi lotta, a suon di “battaglie burocratiche”, per partecipare ai mondiali e gareggiare con campioni di tutto il mondo. Eppure quello che hanno commesso gli sportivi in “bandiera rossa” secondo la comunità internazionale, è oltremodo grave e non sarà certo una passeggiata convincere i giudici a riammettere lo stato alle Olimpiade prossime… Nemmeno per pochi di loro! Alla categorica squalifica poi, lo ricordiamo, gli atleti russi reclamarono con violenza dichiarando che non tutti facevano uso di sostanze illecite e che non era certo giusto punire ognuno solo per la colpa di pochi di loro. La comunità internazionale non lha pensata certo così. Le indagini infatti provarono che si trattava di un vero e proprio doping di stato, e che tutti gli sportivi, chi più chi meno, erano coinvolti nella vicenda. Ragion per cui l’ esclusione dei gareggianti in massa era sembrata una cosa scontata. Nonostante le accuse e le prove delle stesse, molti altri allenatori hanno in seguito difeso il buon nome e buona fede degli atleti: anche allenatori italiani di Scherma hanno parlato di accuse ingiuste e di una squalifica “immeritata” per la Russia. L’intera nazione si è dichiarata sconvolta per l’accaduto. In tanti ancora affermano che le accuse sono state gonfiate e che immeritatamente chi si è allenato duramente per ottenere il giusto risultato, adesso si trova fuori dai giochi olimpici proprio quando non lo meritava. In ultimo gli scongiuri e gli appelli al presidente affinchè salvi e riabiliti il buon nome degli allenatori che hanno reso grandi non solo le persone, ma anche lo sport in Russia. Eppure, secondo le ultime analisi più approfondite nello svelare casi di utilizzo di sostanze dopanti, molti tra i marciatori allenati da Chegin sono risultati positivi ai test… Accusa senza senso dunque o cruda realtà? Che il doping davvero è entrato così a fare parte nell’allenamento russo, che ora gli stessi carnefici vengono esaltati come eroi?

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