Alessia Trost: “Grazie a Tamberi sto ritrovando nuovi stimoli”

Pubblicato il autore: Masi Vittorio Segui

Alessia Trost, specialista del salto in alto, è stata campionessa mondiale allieve e juniores e campionessa europea under 23

L’atleta azzurra, Alessia Trost, campionessa nel salto in alto, è giunta ad una svolta. Per cercare di ritrovare gli stimoli perduti, ha deciso di cambiare il proprio allenatore, passando da Gianfranco Chessa a Marco Tamberi. Non solo. Questa decisione ha comportato anche il trasloco da Pordenone, sua città natale, ad Ancona. Queste le parole della Trost, che ha rilasciato un’interessante intervista alla Gazzetta dello Sport, ripercorrendo il suo recente passato, con un occhio al futuro.

IL CAMBIAMENTO
Il nuovo percorso di crescita: “L‘inizio dell’esperienza è stato abbastanza traumatico. Mi son ritrovata a fare cose del tutto nuove, una preparazione meno pesante, senza doppie sedute quotidiane, ma più specifica e più intensa, più impegnativa dal punto di vista nervoso, con lavori “traumatici” e tempi di recupero inferiori. I primi giorni andavo in tilt dopo il riscaldamento“. Ancora convinta, quindi, della decisione presa? “Non rinnego quanto fatto in passato, anzi… Ma mi sento già un’atleta diversa. Sto imparando a essere più sfacciata, meno timorosa. Per esempio: faccio ginnastica artistica e acrobatica per l’arco dorsale, buttandomi da un plinto posto a due metri e più d’altezza. All’inizio avevo paura, ora mi sto abituando. Così come per certi esercizi di pliometria da 60-70 cm“.

L’ESPERIENZA IN SUDAFRICA ED IL RAPPORTO CON ‘I TAMBERI’
Il viaggio in Sudafrica: “Ci siamo allenati bene, in una località perfetta, anche se avrei voluto saltare di più, ma non era il caso, visto che per ora non sono né carne né pesce e vado avanti col freno a mano tirato. C’erano anche alcuni svedesi guidati da Stefan Holm, la mia amica Sofie Skoog compresa”.
Il rapporto con il nuovo staff: “Sono persone meravigliose. Mi hanno accolto come in famiglia e l’ambiente è stimolante. C’è grande ospitalità. Marco mi ha anche aiutata a trovar casa, un appartamento a 50 metri da quello di Gimbo e a 100 dalla pista. Quando può, viene volentieri anche Alberto, il mio moroso“. L’impegno richiesto: “All’inizio era un po’ preoccupato. Uno dei primi giorni mi ha dato una bella “ciga”, come dice lui. Credo voglia dire “lavata di capo”… Ora è fiducioso. E lo sono anche io. Ho nuove motivazioni, nuovi stimoli e nuove regole. E sento i piedi che rispondono: il processo sarà lungo, ma darà i suoi frutti“.
E Gianmarco Tamberi, detto ‘Gimbo‘? “Anche se in pedana facciamo cose diverse e siamo entrambi in un momento particolare della carriera, andiamo al campo sempre agli stessi orari. Siamo anche usciti tre o quattro volte e mi ha presentato i suoi amici. Noi lo siamo da tempo ed è bello confrontarsi con lui che, finalmente, ha quel partner sportivo che mai ha avuto. Ha un carattere forte, determinato ed estremamente preciso. Ho solo da imparare“.

INDOOR E PROSSIMI OBIETTIVI
Un addio sofferto: “Un po’ a malincuore, ma non è il caso. Da qui a saltare come si deve, ce ne passa. Non sarei pronta. Poi, dopo quel che è successo con mamma, ho bisogno di tranquillità. Non bastasse, papà facendo jogging si è rotto due tendini di una spalla. Il mirino è puntato sui Mondiali di Londra e ben oltre“. Obiettivi da raggiungere: “Saltare, non appena sarò in condizione. E nelle prossime ore dare l’esame di “Lingua spagnolo uno” all’università di Pordenone. Poi, tra due giorni, torno ad Ancona“.
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