Mondiali Atletica Leggera 2017: le 7 finali serali della ultima giornata

Pubblicato il autore: rizzoli giorgio Segui

Splendide gare anche nella serata finale dei Campionati Mondiali di Atletica 2017 a Londra. E con qualche sorpresa in almeno 2 gare, ma pronostici rispettati nelle altre. Erano in programma 2 concorsi (alto maschile e disco femminile), 3 gnondare di corsa individuali (800 metri femminili, 1500 metri maschili, 5000 metri femminili) e 2 staffette (4×400 maschile e femminile).
Nell’alto maschile tra i 12 finalisti, il cinese Wang è assente e il bulgaro Ivanov si infortuna subito. Rimangono quindi in 10 e la selezione si ha all’altezza di 2,29, che è superata da 5 atleti. La successiva misura a 2,32 è superata solo da Mutaz Essa Barshim (Qatar) e dall’indipendente Danil Lysenko. Quindi l’atleta che aveva superato 2,29 con meno errori, il siriano Majd Eddin Ghazal, vince la medaglia di bronzo. Barshim supera anche 2,35 e vince la medaglia d’oro. Per Lysenko è argento con 2,32. Pronostico pienamente rispettato, Barshim era l’atleta con la misura di accredito migliore e non si è fatto sfuggire la vittoria. Per l’Italia c’è il rimpianto della mancata qualificazione alla finale per Gianmarco Tamberi, “out” nonostante avesse superato 2,29 e oggi con 2,29 si sarebbe potuto forse andare anche “a medaglia”.
Nel disco femminile altro pronostico rispettato. Il titolo mondiale va alla croata Sandra Perkovic, autrice di una serie pazzesca con 4 lanci intorno ai 70 metri, con best 70,31 al secondo turno. Per la bella ventisettenne croata, campionessa olimpica a Londra 2012 e a Rio 2016 e mondiale a Mosca 2013, pareva una vittoria tranquilla, visti subito i suoi primi lanci apparentemente fuori portata per le altre … ma un brivido le è arrivato all’ultimo turno di lanci, con la seconda in classifica, l’australiana Dani Stevens, che si migliorava da 66,82 a 69,64, non distante dalla misura vincente della Perkovic. Il 3° posto è per la francese Melina Robert Michon, pure lei con una bella misura, 66,21.
E’ il turno delle gare di corsa. La prima delle 3 finali individuali sono i 5000 metri femminili. Sottotitolo della gara: “come si fa per non riuscire a vincere il titolo mondiale anche se sei (forse) nettamente la più forte ?” Ci riesce l’etiope Almaza Ayana, campionessa mondiale e olimpica e primatista mondiale dei 10000 metri, apparentemente imbattibile sul ritmo, ma vulnerabile in volata. Dopo che aveva vinto all’inizio dei Campionati Mondiali di Londra la finale dei 10000 metri, con un parziale di 14’25” dal 5° al 10° km, un tempo un tempo che difficilmente altre atlete sarebbero state in grado di fare in gara secca, si è trastullata nella parte iniziale di questi 5000 (in verità lo aveva fatto per 3 km anche nei 1000o metri), che ha corso in gruppo a ritmi da gara amatoriale (3’19” ai 1000). Solo nel 2° km ha preso l’iniziativa e i km successivi sono stati decisamente spinti, con 2’49”, 2’50”, 2’51”, dal 2° al 4°, ma senza riuscire a staccare la keniana Hellen Onsando Obiri, peraltro un’altra ottima atleta, mentre le altre erano nettamente distaccate. E quando nell’ultimo giro la Obiri è scattata come un’indemoniata, la Ayana ha proseguito con il suo ritmo, incapace neanche di provarci un po’. Quindi netta e meritata vittoria per la Obiri, che ha corso l’ultimo km in 2’44” e l’ultimo 400 intorno al minuto e che ha vinto con il tempo di 14.34.86, infliggendo oltre 5 secondi alla etiope, che ha concluso in 14.40.35, quasi raggiunta dalla prima delle inseguitrici, l’olandese di origine etiope, Sifan Hassan, che vince la medaglia di bronzo, con il tempo finale di 14.42.73, con un ultimo km anche più veloce di quello della Obiri, 2’42”.
Finale degli 800 metri femminili: pronostico pienamente rispettato. La sudafricana Caster Semenya ha fatto quello che voleva, seguendo in posizione di attesa le battistrada. Il passaggio ai 400 metri è veloce, con la burundiana Francine Niyonsaba in testa al gruppo in 57.98. Le posizioni di testa si mantengono fino ai 100 metri finali con la Niyonsaba incalzata dalla statunitense Ajee Wilson. Ma nel rettilineo finale la Semenya ha una marcia in più e vince con l’ottimo tempo di 1.55.16, confermando il successo olimpico dello scorso anno a Rio e quello di 8 anni fa ai Campionati Mondiali 2009 a Berlino quando aveva 18 anni. Al 2° posto è la Niyonsaba con 1.55.92 e al 3° è la Wilson con 1.56.65.
Finale dei 1500 metri maschili: la gara è inizialmente tattica, con un passaggio sopra il minuto ai 400. Poi il ritmo aumenta sotto la spinta dei 3 keniani che sembrano potere fare tripletta e si avvantaggiano di qualche metro su tutti gli altri. Un momentot di indecisione nel penultimo giro riporta altri 3 atleti sui fuggitivi. E’ il keniano Manangoi, già 2° ai precedenti mondiali nel 2015 a Pechino, a imporsi nella volata finale in 3.33.61, davanti al connazionale Timothy Cheruiyot con 3.33.99, mentre al 3° posto, autore di una splendida gara, si piazza il norvegese Filip Ingebrigsten con 3.34.53, abile a respingere il tentativo di recupero dello spagnolo Adel Mechaal con 3.34.71. Inutile il tentativo di recupero dell’atleta della Repubblica Ceca, Jakub Holusa, il più veloce di tutti nel finale con 39″06 negli ultimi 300 metri e un totale di 3.34.89.
Staffetta 4×400 femminile: dominano gli Stati Uniti, con la formazione composta da Quanera Hayes, Allyson Felix (una delle atlete più medagliate di sempre e alla terza medaglia in questi Campionati, dopo la medaglia di bronzo nei 400 e l’oro nella 4×100), Shakima Wimbley, Phyllis Francis (vincitrice della gara individuale), che ottengono un tempo di 3.19.02. L’argento va alla Gran Bretagna con 3.25.00 e il bronzo alla Polonia con 3.25.41. Un po’ di rimpianto per l’Italia, prima fraene le escluse nelle semifinali, che lo scorso anno alle Olimpiadi di Rio realizzò un tempo migliore di quello realizzato oggi dalla Polonia, che ha vinto la medaglia di bronzo.
E nella staffetta 4×400 maschile arriva la clamorosa sconfitta degli Stati Uniti, quasi sempre imbattibili in questa specialità, da parte di Trinitad e Tobago. Nell’ultima frazione infatti l’atleta del Trinitad, Lalonde Gordon supera di forza nel rettilineo finale uno spento Fred Kerley, uno statunitense da meno di 44 secondi nei 400. Trinitad e Tobago, con Jarrin Solomon, Jereem Richards, Machel Cedenio e Lalonde Gordon, vincono l’oro in 2.58.12; gli U.S.A. sono secondi in 2.58.61, la Gran Bretagna è terza con 2.59.00.

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