Dembinski, Rai: Milano – Sassari, tutto è possibile

Pubblicato il autore: Martina Carella Segui
Edi Dembinski
Roma – Per l’appuntamento con Super Interviste di oggi, abbiamo incontrato Edi Dembinski, telecronista del basket di Serie A e Legadue per Rai Sport. L’inizio della sua avventura in Rai, i playoff e il fallimento della Montepaschi sono solo alcuni dei temi affrontati dal noto giornalista.

Buongiorno Edi, ci racconti come è iniziata la tua avventura di telecronista degli eventi cestistici per la Rai?
Ho iniziato la mia carriera di giornalista in una tv privata di Milano dove ho lavorato per più di cinque anni. Nel 2007, proprio all’inizio del campionato di Serie A, la Rai cercava nuovi giornalisti sportivi: ho fatto l’assesment e sono entrato. In quel momento è iniziata la mia avventura in questa grande azienda. In Italia la maggior parte della programmazione sportiva è dedicata al calcio; in Rai la regola è la stessa. Quindi, per i primi anni, ho seguito soprattutto il calcio, prima dedicandomi all’Inter e poi al Milan. Quando la Rai ha acquisito i diritti per la trasmissione degli eventi di basket ho chiesto di poter tornare ad occuparmi del mio primo grande amore ed è stato così che ho iniziato a seguire professionalmente questo sport.

L’Italia è un paese calciocentrico. Tu hai scelto di seguire professionalmente il basket. Cos’ha il basket che il calcio non ha?
Per me il calcio è sempre stato al secondo posto rispetto al basket. Intanto una partita di basket dura di meno rispetto a quanto succede nel calcio: ci sono, infatti, 40 minuti effettivi di gioco e non 90. Lo spettacolo è decisamente superiore. In una partita di basket non ci si annoia mai. Una partita di calcio può anche finire 0-0 e la noia, in questo caso, è un rischio che si corre. Nel basket questo è praticamente impossibile. Però il calcio ha dei protagonisti a cui affezionarsi e in cui identificarsi che il basket non ha: questo è uno dei motivi per cui la gente preferisce seguire gli eventi calcistici. Dal mio punto di vista il confronto non regge, ma mi rendo conto che sono di parte.

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Però i numeri parlano chiaro. In Italia gli ascolti tv e le presenze agli eventi cestistici sono altalenanti. Qual è secondo te la ricetta per stabilizzare il seguito che questo sport ha?
E’ inequivocabile che i numeri sono a favore del calcio e questo accade perchè a calcio ci giochi ovunque, a basket no. I bambini difficilmente hanno a disposizione un campo di basket in cui poter giocare e raramente i comuni mettono a disposizione luoghi idonei alla pratica di questo sport. Questa è la ragione principale per cui il calcio ha più seguito. Però il problema secondo me è legato anche alle vicende che vive la nazionale: la nazionale rappresenta la massima espressione di quello che dovrebbe essere un club sportivo in un Paese. La nazionale di calcio in Italia ha molto seguito perchè è una squadra vincente; purtroppo non può dirsi lo stesso per la nazionale di basket: in questo caso i grandi numeri e i grandi risultati mancano. L’unica cosa che abbiamo vinto è la medaglia d’argento alle Olimpiadi del 2004. Dopo di ciò, negli ultimi 10 anni, siamo riusciti ad ottendere soltanto le qualificazioni agli europei, dove però non abbiamo neanche superato il primo turno. Questo è il grande scoglio da superare. Se a livello di nazionale non ci sono grandi risultati, la gente fa fatica ad appassionarsi. Per quanto riguarda invece le presenze ai palazzetti, i numeri sono cresciuti tantissimo negli ultimi anni e gli eventi cestistici sono molto seguiti. La stessa cosa non può dirsi per gli ascolti tv: in questo caso le difficoltà sono legate sopratutto alla qualità, a livello tecnico, di ciò che viene mandato in onda e al fatto che dovrebbe esserci più pubblicità; inoltre, la Lega Basket ha avuto tanti problemi negli ultimi anni e ci sono stati cambi di presidenti in Federazione. Questa mancanza di stabilità rallenta il miglioramento della situazione.

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Nel corso della tua carriera hai commentato tante gare. Quale ti è rimasta nel cuore e ricordi con più emozione
Le prime esperienze non si scordano mai. La prima cronaca fatta per Telenova, la prima volta in Rai e la prima volta in Radio sono le esperienze che ricordo con più emozione e che non posso dimenticare.

Passiamo al basket giocato. Lo scorso febbraio Sassari ha eliminato la predestinata Milano dalla Coppa Italia. Per i playoff riuscirà la squadra a riscattarsi o dobbiamo aspettarci qualche nuova sorpresa?
Secondo me le sorprese ci possono essere. L’esclusione di Milano in Coppa Italia ha sorpreso tanti ed è stata la dimostrazione che la squadra era ancora in fase di costruzione e che, seppur grande e con i migliori giocatori, non era abituata (e forse non lo è neanche adesso) a vincere. Milano è forte, forse la più forte e in questo incontro è quella che ha tutto da perdere. La sorpresa può anche esserci. Di scontato non c’è proprio nulla.

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Chi è stato secondo te il miglior giocatore di questo campionato e chi, invece, ti ha deluso di più?
Il giocatore top ce l’ha il Sassari ed è stato giustamente votato come il migliore del campionato: è Travis Diener. A pari merito potrebbe esserci Langford che, tra l’altro, gioca proprio a Milano. Dire, invece, chi mi ha deluso non è semplice perchè quest’anno ci sono state più sorprese che delusioni. Forse da chi ci si aspettava tanto, ed invece non ha dato il massimo, è Hosley di Roma, preso per sostituire Datome. A livello di numeri e di prestazioni personali avrebbe potuto dare di più, però parlare di delusione è eccessivo.

La Montepaschi è fallita. Quale futuro prevedi per una piazza cestisticamente importante come quella senese?
Nero, nerissimo! Al di là delle sensazioni personali che può avere ognuno, i regolamenti parlano chiaro. C’è poco spazio alle interpretazioni. Siena ha dichiarato fallimento a febbraio per bancarotta fraudolenta ed il regolamento non consentirà alla squadra l’affiliazione alla Federazione. Quindi il Siena non potrà giocare in serie A. Con una situazione così pesante è difficile che la squadra possa risollevarsi. Se ci sarò un’altra Siena questa sarà costretta a ripartire dalle giovanili o comunque da una categoria nettamente inferiore.

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