La vita passa , il tempo scorre ma Kobe e Gianna Maria resteranno per sempre nei nostri pensieri.

Chi era questo grandissimo campione, stella del basket statunitense?

Era un bimbo intelligente cresciuto sulle orme del padre, grande giocatore di basket, l'atleta Joe Bryant,che abbandonata la NBA, dal 1984 al 1991,giocò  nel campionato italiano.  Joe arrivò in Italia alla AMG Sebastiani Rieti in serie A2 con Dan Gay, portati  dal team di Attilio Pasquetti ed allenati dal professore Nico Messina.

Due anni Joe militò nel Rieti e poi passò,prima alla Viola Reggio Calabria e poi, dal 1987 al 1989 al Pistoia in A2 alla Maltinti Pistoia.
Poi fu reclutato nella pallacanestro Reggiana con cui giocò  2 campionati di serie A1.
Il piccolo Kobe è  cresciuto in Italia accanto ai suoi genitori,  ha frequentato le scuole elementari e medie, qui  nel nostro paese è  maturato come cestista, era tanto affezionato a Rieti e alla sua gente ,dove aveva trascorso parte della sua infanzia, insomma Kobe aveva un cuore italiano e già  aveva la passione travolgente del basket, quello sport che avrebbe presto rappresentato la sua brillante carriera agonistica.

Tornato negli Stati Uniti si iscrisse  all'high-school, dove la sua fama nazionale cominciava a crescere,e infatti vinse il titolo statale con la Lower Marion High School,ubicata in un sobborgo di Filadelfia.
Presto il suo talento emerse, fino a portarlo non ancora diciottenne nell'NBA,dove ebbe una sfolgorante carriera sportiva nei Lakers.

Ma chi era Kobe, oltre ad essere un cestista straordinario?

Kobe Bean Bryant era un uomo generoso che faceva tanta beneficenza, ma non suonava le trombe davanti a sé,  aiutava i bimbi malati terminali che a lungo erano in ospedale a ritrovare il sorriso, andando di persona a visitarli e a giocare con loro ,magari con un pallone di basket, per rendere i loro ultimi giorni di vita più  belli.
Kobe era mosso da una grande generosità  e spirito  di altruismo, aveva 4 figli, sposato, la vita gli aveva donato molto e molto si era preso, quando il 26 gennaio del 2020, qualche giorno fa  alle 9 del mattino circa,era salito a bordo del suo elicottero privato  con a bordo 9 persone, tra cui la sua bella figlia tredicenne Gianna, e il pilota lo aveva fatto decollare ,nonostante ci fosse una fitta nebbia, per raggiungere il campo di allenamento. Poco dopo uno schianto : l'elicottero volava troppo basso e non riusciva ad atterrare, per via della nebbia, c'era scarsissima visibilità. Un attimo ,un tonfo, lui e la moglie avevano fatto un patto: di non salire  a bordo di un elicottero insieme, perché  se fosse successo qualcosa, i figli restassero con almeno un genitore.  Un presagio?
La moglie e gli altri tre figli erano rimasti a casa.
Kobe è  volato in cielo con la sua bellissima figlia (e tutti gli altri membri dell'equipaggio)nuova promessa del basket, il Black-Mamba che era amato e stimato perfino dai suoi avversari, ha lasciato un vuoto immenso nel nostro cuore e altrettanta tristezza, tanto che anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha menzionato in un discorso istituzionale per rendergli onore e rispetto.Di seguito potrete leggere quello che forse Kobe avrebbe  dedicato alla sua adorabile moglie e a tutti I suoi cari.

La morte non è niente. Non conta.
Io me ne sono solo andato nella stanza accanto.
Non è successo nulla.
tutto resta esattamente com'era.
Io sono io e tu sei tu, e la vita passata che abbiamo vissuto
così bene insieme è immutata, intatta.
quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il vecchio nome familiare.
Parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste.
continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.

sorridi, pensa a me e prega per me.
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima.
Pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza.
la nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto.
E' la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Cos'è questa morte se non un'incidente insignificante?
Perchè dovrei essere fuori dai tuoi pensieri solo perchè sono  solo fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo.
va tutto bene; nulla è perduto.
Un breve istante e tutto sarà come prima.
E come  rideremo dei problemi della separazione quando ci incontreremo di nuovo.

( Herry Scott Holland " la morte non è niente" maggio 1910)