Terry Fox e la Maratona della Speranza contro il cancro

Pubblicato il autore: Filippo Pecoraro Segui

Quanta forza di volontà può avere un ragazzo a cui il cancro ha portato via una gamba a nemmeno 19 anni e che, poco più di 3 anni dopo, si ritrova a correre, con l’aiuto di un arto artificiale, una maratona ogni giorno nel tentativo di attraversare il Canada? Quanto desiderio di rivalsa contro l‘osteosarcoma, tra i peggiori tumori possibili, e quanta fiducia nella scienza, nella ricerca medica per arrivare un passo alla volta, è il caso di dirlo, se non a sconfiggere quanto meno a rendere la vita difficile al male? Soprattutto, quanta forza ci vuole per non lasciarsi prendere dallo sconforto di non riconoscere più il proprio corpo, ma al contrario per continuare a nutrirlo con il movimento ginnico, con la tensione della gara, con la vittoria?
Siamo abituati, oggi, ad emozionarci con le imprese di tante ragazze e tanti ragazzi che hanno fatto della loro disabilità un’occasione per vincere, per abbattere barriere, per non essere secondi a nessuno nello sport tanto quanto nella vita. Questa è la storia di uno di questi ragazzi, pieno di forza di volontà, di desiderio di rivalsa, di fiducia nella scienza, di amore per lo sport. La storia di un ragazzo che un sondaggio del 1999 ha nominato il più grande eroe del Canada. Questa è la storia di Terry Fox.

Nato a Winnipeg il 28 Luglio 1958 e trasferitosi con la famiglia nel 1968 a Port Coquitlam presso Vancouver, Terry Fox inizia sin da bambino a mostrare un temperamento competitivo, impegnandosi nel calcio, nel rugby e nel baseball. Sin dal sesto grade, quelle che sono le scuole medie nel sistema educativo nordamericano, in Fox nasce l’amore sportivo più grande della sua vita, quello per la pallacanestro, benché tale amore non sembra per nulla ricambiato; Terry non riesce a farsi strada, soprattutto per la sua statura di poco più di un metro e mezzo. Su consiglio del suo allenatore, Bob McGill, il ragazzo inizia a praticare la corsa campestre, ma non abbandona i suoi sogni legati al basket. Abbiamo accennato alla sua competitività, no? Ed ecco che Fox alla fine della Junior High School riesce a giocare nella partita finale della stagione, seppur per pochissimi minuti; e arrivato al liceo, lentamente, si conquista un posto da titolare, fino a essere incoronato atleta dell’anno. Terry entra poi alla Simon Fraser University per studiare kinesiologia con l’obiettivo di diventare insegnante di educazione fisica, e diventa una stella della squadra universitaria Juniores di basket.

A questo punto la vita di Terry Fox subisce una svolta drammatica. Il 12 Novembre 1976 il ragazzo sta tornando in macchina da Vancouver a casa dei genitori a Port Coquitlam; durante il viaggio si distrae guardando un ponte in costruzione, e finisce contro un camioncino. Terry esce dall’incidente praticamente illeso se non per un piccolo ematoma al ginocchio della gamba destra, che comunque si riassorbe nei giorni successivi. Il dolore si ripresenta a Dicembre e, in forma più fastidiosa, a Marzo dell’anno successivo. Fox si decide ad andare in ospedale, dove il referto dei Raggi X non lascia scampo: osteosarcoma, nessuna possibilità di trattamento se non l’amputazione e la chemioterapia, il tutto con una possibilità del 50% di morire sotto i ferri. Era pur sempre il 1977.
Terry è convinto che la causa del cancro sia la botta rimediata nell’incidente di quattro mesi prima benché i medici non sembrino del suo stesso avviso. Fatto sta che il ragazzo non si lascia spaventare dal male, dall’amputazione, dalla necessità comunque di riorganizzare la propria vita. Ha saputo che fino a pochi anni prima l’osteosarcoma uccideva l’85% delle persone che prendeva di mira, adesso solo il 50%: questo fa crescere in lui la fiducia per la medicina, e per la ricerca. Si affida dunque alle mani del chirurgo. E la notte prima dell’operazione legge un articolo dedicato a Dick Traum, il primo atleta amputato ad aver portato a termine, nel 1976, la Maratona di New York.

Tre settimane e Terry Fox è di nuovo in piedi. Risponde bene alla protesi che gli sostituisce la gamba destra, e altrettanto bene risponde alla chemioterapia; questo periodo (che durerà quasi 16 mesi) passa tra la compagnia di altri malati dalla forte determinazione nel sopravvivere al male, e la disperazione di quelli dal destino segnato e che Fox vede morire giorno dopo giorno. In più cresce in lui il disappunto di vedere la ricerca medica andare a rilento a causa degli scarsi fondi che arrivano dal Governo e dalle donazioni private. È così che, memore dell’impresa di Traum, matura in lui il progetto di correre una serie di maratone attraverso il Canada, un collegamento ideale tra Est e Ovest che si chiamerà Marathon of Hope, Maratona della Speranza.
Accanto all’attività di cestista in carrozzella che ha intrapreso appena uscito dall’ospedale (e che lo porterà a vincere tre titoli consecutivi con la squadra di Edmonton), Fox inizia una lenta e dolorosa preparazione per abituare il suo corpo alla corsa con la protesi. Ne seleziona una che reputa la migliore, benché lo costringa a saltare parecchie volte sulla gamba sana per permettere alle molle di tornare in posizione di scarico, e gli causi lividi e ferite sul moncone della gamba destra, amputata per quasi tutta la sua interezza.

Terry Fox partecipa a una maratona di 27 chilometri (poco più di una mezza maratona) a Prince George il 2 Settembre 1979. Arriva ultimo, ma taglia il traguardo da trionfatore. Annuncia così l’intenzione di dare vita alla Maratona della Speranza; i suoi familiari, dapprima perplessi, gli danno tutto il loro appoggio.
Il 15 Ottobre 1979 Fox invia una lettera alla Canadian Cancer Society nella quale espone il suo progetto di attraversare il Canada di corsa per la sensibilizzazione nei confronti della ricerca sul cancro, e contando sulla donazione di almeno 1 dollaro da parte di ognuno dei 24 milioni di abitanti del Paese. Anche la CCS all’inizio mostra scetticismo riguardo l’impresa di Fox, ma poi garantisce il suo appoggio dopo che il ragazzo produce un certificato medico sulla sua sostanziale robustezza fisica (nonostante una lieve ipertrofia ventricolare sinistra) e, soprattutto, assicura la presenza di sponsor, tra i quali la Ford che garantisce un camper per il ragazzo, l’Imperial Oil che ne provvede al rifornimento, e l’Adidas che fornisce le scarpe a Terry.

Il 12 Aprile 1980 inizia la Maratona della Speranza. Terry Fox parte da St. John’s, nel Newfoundland and Labrador, la parte più orientale del Canada, con una bottiglia piena di acqua dell’Oceano Atlantico che il ragazzo getterà nell’Oceano Pacifico quando completerà la sua impresa arrivando a Victoria, nella British Columbia. Fox riesce a mantenere il ritmo di corsa di una maratona al giorno, sebbene i primi giorni del progetto non siano tra i più felici. Le donazioni sono scarse, e il più Terry litiga quasi continuamente con Doug Alward, suo migliore amico sin dai tempi del liceo, che si è offerto per guidare il camper e cucinare i pasti. Il cuore di Fox però si riempie di gioia quando, all’arrivo a Channel – Port au Basques, viene accolto dalla popolazione locale con una donazione di 10.000 dollari. La corsa prosegue attraverso la Nova Scotia e le Province Marittime, poi Terry entra in Québec, dove l’accoglienza non è delle migliori. La popolazione francofona, indispettita dal fatto che nessuno tra Fox e il suo seguito parli una parola di francese, arriva letteralmente ad ostacolare la Maratona della Speranza spingendo il ragazzo fuori strada. Nonostante questo, al suo arrivo a Montreal il 22 Giugno 1980, le donazioni sono salite a 200.000 dollari. E una sorpresa più grande Terry la riceve da Isadore Sharp, fondatore della catena Four Seasons Hotel and Resorts, che nel 1978 aveva perso un figlio per un melanoma; l’imprenditore canadese garantisce una donazione di 2 dollari per ogni miglio percorso da Fox, e convince un altro migliaio di aziende a fare la stessa cosa.

L’entusiasmo attorno all’impresa di Terry Fox cresce giorno dopo giorno. Alla fine di Giugno 1980 il ragazzo entra in Ontario a Hawkesbury, dove viene accolto dalla banda e dalla popolazione. Poi l’arrivo a Ottawa dove Fox incontra il primo ministro Pierre Trudeau e dà il calcio d’inizio nella prima partita di campionato della Canadian Football League. L’11 Luglio 1980 Terry arriva a Toronto, dove riceve donazioni per circa 100.000 dollari, nonché la maglia dell’All Star Game di hockey da parte del giocatore dei Toronto Maple Leafs Darryl Sittler, e altri 25.000 dollari da parte dell’ex giocatore di hockey Bobby Orr. Il ragazzo deve sopportare però anche molte intrusioni nella sua vita privata: articoli maligni di giornali quali il Toronto Star e il Globe and Mail parlano di un Fox tirannico nei confronti di fratelli e collaboratori, e lo spiano anche mentre va a un appuntamento con una ragazza.

La salute di Terry Fox va però rapidamente deteriorandosi. La gamba sinistra comincia a far male, dalla tibia al ginocchio, e il moncone della gamba destra si riempie di vesciche e lividi. Il 1 Settembre 1980, nei pressi di Thunder Bay, Fox viene colto da una crisi di tosse e da problemi respiratori; sale sul camper e dice ad Alward di portarlo all’ospedale più vicino. Il giorno dopo Terry annuncia che quella tosse, quella difficoltà di respirare non sono stati un caso: il cancro è tornato, e lo ha colpito ai polmoni.
La Maratona della Speranza finisce qui, dopo 143 giorni, 5.373 chilometri corsi, e un milione e settecentomila dollari raccolti lungo la strada.

Le donazioni, però, non si esauriscono quel 1 Settembre. Nei mesi seguenti altre cifre nell’ordine di milioni continuano ad arrivare alla Canadian Cancer Society, anche da parte governativa e con iniziative quali Telethon. Accanto a queste manifestazioni, Terry Fox riceve molteplici onorificenze e riconoscimenti.

Questi mesi, però, Terry Fox li vive dentro e fuori gli ospedali, attaccato a chemioterapie sempre più invadenti e sempre più inutili. Il 19 Giugno 1981 il ragazzo viene ricoverato al Royal Columbian Hospital di New Westminster con la diagnosi di polmonite e congestione polmonare. Un mese prima di compiere 23 anni, il 28 Giugno 1981, Terry Fox muore.

Non muore, però, il ricordo di Terry Fox. Al ragazzo vengono dedicate strade, piazze, scuole, statue in ogni parte del Canada. Il cantautore scozzese Rod Stewart dedica alla figura di Fox la canzone “Never give up on a dream”, contenuta nell’album del 1981 “Tonight I’m yours”. Vengono realizzati due film: “The Terry Fox Story” (1983) di Ralph L. Thomas, e “Terry” (2005) di Don McBrearty. Alla madre di Terry, Betty Fox, viene concesso l’onore di essere uno degli otto portatori della Bandiera Olimpica durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Vancouver del 2010.

Forse però, l’omaggio più bello a Terry Fox, viene fatto da due atleti, anch’essi disabili. Steve Fonyo, un ragazzo di 18 anni anch’egli amputato a causa di un osteosarcoma, percorre, nella sua impresa “Journeys for Lives” lo stesso itinerario pensato da Fox nella sua Maratona della Speranza, partendo da St. John’s il 31 Marzo 1984 e arrivando a Victoria il 29 Maggio 1985.
Rick Hansen è un atleta paralimpico canadese, ed è stato quello che aveva convinto Terry Fox a giocare a basket in carrozzina a Edmonton. Hansen parte sulla sua sedia a rotelle da Vancouver il 21 Marzo 1985 per la sua impresa “Man in Motion World Tour” e visita 34 Paesi in 4 Continenti prima di tornare nella sua città il 22 Maggio 1987, dopo aver raccolto donazioni per 26 milioni di dollari per la ricerca di cure per lesioni spinali.

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