Il campo del Visconti Basket, un sogno che diventa realtà

Pubblicato il autore: Nicolas.gullo Segui

Da vecchia palestra a palazzetto in stile college americano: questa è la storia del palazzetto della Visconti Basket, che grazie al supporto dell’amministrazione comunale è stato protagonista di un vero miracolo. Il progetto di riqualificazione del palazzetto passa dalla matita del giovanissimo presidente della Visconti Basket, che oltre ad essere il presidente è anche un giovane architetto. La Visconti basket è una delle realtà più vitali del panorama cestistico bergamasco: in 10 anni è passata da 60 a 190 tesserati. Inoltre, mette in campo 14 squadre, dal minibasket alla promozione maschile fino alla squadra femminile, che quest’anno si stanno cimentando per la prima volta nel campionato di Serie B. Per l’occasione, noi di SuperNews abbiamo intervistato il presidente Francesco Minuzzo.

Chi è Francesco Minuzzo?
Fin da piccolo ho avuto la passione per il basket, prima come giocatore, poi come rilevatore statistico e addetto stampa e poi come dirigente per diventare presidente 5 anni fa. Parallelamente, l’altra mia passione è l’architettura: recentemente ho conseguito la laurea proprio in architettura al Politecnico di Milano. Sono un grande amante della montagna e credo fortemente nei rapporti umani, che per me valorizzano e arricchiscono ognuno di noi.

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Come si diventa presidente di una squadra di basket?
Non credo vi sia un modello per diventare presidenti, io lo sono diventato dopo aver affiancato per un paio di stagioni il vecchio presidente della ASD Visconti Basket. Mi sono messo in gioco perché personalmente preferisco fare, provare e migliorare le cose, piuttosto che stare a lamentarmi di cosa non va e aspettare che, magari, qualcuno sistemi le cose.

Quali sono le mansioni e le responsabilità del presidente di una squadra di basket?
Il presidente in una società di basket ha tantissime responsabilità, è il legale rappresentante del sodalizio, per cui risponde in prima persona di tutto quello che succede. Le mansioni variano da società a società. Essenzialmente, dal mio punto di vista, esistono due presidenti al nostro livello: quelli di rappresentanza e quelli operativi, che oltre a rivestire la massima carica societaria si “sporcano” le mani in prima persona. Io credo di appartenere di più alla seconda categoria.

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Perché secondo te in Italia il basket non è così diffuso, rispetto ad altri parti del mondo
Perché in Italia tutti gli sport si sviluppano sotto l’ombra del calcio, che assorbe il maggior numero di atleti, di sponsor di appassionati e quindi di visibilità. Va però detto che negli ultimi anni il basket in Italia è in leggera crescita, e questo non può far altro che farci ben sperare.

Nel tuo profilo Instagram capeggia una scritta: “Se puoi sognarlo, puoi farlo”. Con la tua storia, ci insegni che i sogni si realizzano. C’è un consiglio che vorresti dare a tutti quei giovani che non credono più ai sogni?
Perché le cose si realizzino non basta sognarle, ma bisogna impegnarsi con tutto se stessi per realizzarle. Siamo artefici del nostro futuro, per cui spesso siamo noi a decidere come andranno le cose. Il consiglio che mi sento di dare è di non fermarsi mai al primo no o alla prima difficoltà. Inoltre, se una cosa non funziona, non bisogna abbattersi, ma provare a cambiare punto di vista per poi rivedere la strategia e il modo di agire.

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