Elogio di Vince Carter, recordman a quasi 40 anni

Pubblicato il autore: Fausto Leone

Mar 23, 2015; New York, NY, USA; Memphis Grizzlies guard Vince Carter (15) reacts after hitting a three-point basket against the New York Knicks during the second half at Madison Square Garden. The Grizzlies defeated the Knicks 103 - 82. Mandatory Credit: Adam Hunger-USA TODAY Sports

Il giocatore più anziano a segnare almeno 20 punti in uscita dalla panchina nella NBA? Sua maestà Michael Jordan si faccia da parte, il record adesso appartiene a Vincent Lamar Carter, meglio noto come Vince Carter. Con i suoi 39 anni e 287 giorni (cinque giorni più anziano di His Airness, che ne aveva 39 anni e 282 giorni quando stabilì lo stesso record) e i 20 punti messi a referto contro gli Utah Jazz nella vittoria dei suoi Memphis Grizzlies (con un rispettabilissimo 54% dal campo e soprattutto un 3/5 da dietro la linea da tre punti), Vince Carter dimostra così la sua longevità fuori dal tempo.
L’inizio di stagione di Vinsanity (com’era chiamato ai tempi dei Toronto Raptors) era già stato contraddistinto da un altro importante traguardo: contro i giovani Minnesota Timberwolves, lo scorso 1 novembre, aveva segnato 5 punti, entrando nell’élite dei marcatori all-time della NBA con almeno 24.000 punti realizzati in carriera, un club di cui fanno parte solo 23 cestisti oltre a lui.

Eppure la carriera di Vince Carter non è riuscita a mantenere le enormi aspettative che tutta la lega aveva su di lui. Al draft 1998 (segnato da una delle peggiori scelte numero 1 di tutti i tempi, il centro nigeriano Michael Olowokandi, passato anche dalla Virtus Bologna durante il suo anno da rookie in virtù del lock-out che bloccò il campionato NBA fino a febbraio) viene scelto con la chiamata numero 5 dai Golden State Warriors, che lo girano subito ai Toronto Raptors in cambio di Antwan Jamison (scelto alla numero 4): in quel draft, accanto ad alcuni giocatori di culto come il play Jason Williams, White Chocolate, scelto alla 7 dai Sacramento Kings, o il Trattore Robert Traylor, chiamato addirittura con la 6, furono scelte altre due icone di longevità e talento che ancora giocano in NBA, il tedesco Dirk Nowitzki (scelto alla 9 dai Milwaukee Bucks, e subito scambiato con Traylor dai Dallas Mavericks) e The Truth Paul Pierce, scelto alla 10 dai Boston Celtics. Di questo terzetto delle meraviglie, Vince è l’unico a non esser riuscito a conquistare l’anello.

Nonostante i numeri da capogiro che mette insieme nelle prime stagioni (rookie dell’anno nel 1999,  terzo quintetto NBA nel 2000 e secondo quintetto NBA nel 2001), i suoi Toronto Raptors non riescono mai ad avanzare fino alle Finali di Conference: così, colui che doveva sfidare Kobe Bryant per il dominio nella lega rimane una macchina da highlights, protagonista di alcune fra le schiacciate più incredibili della storia, come l’esibizione nello Slum Dunk Contest all’All-Star Game del 2000 o  l’ancor più incredibile “dunk de la mort”, quando alle Olimpiadi di Sidney salta a gambe divaricate sopra il centro francese Frédéric Weis, alto 218 centimentri!
vince carter 2000

Dopo Toronto, da cui viene scambiato nel 2004, inizia una girandola di maglie: i New Jersey Nets (in un’epoca antecedente al loro trasferimento a Brooklyn), gli Orlando Magic, i Phoenix Suns (che lo tagliano nell’inverno 2011), fino alle ultime due esperienze, prima ai Mavericks e, dal 2014, ai Memphis Grizzlies. In questi anni Vince Carter ha dovuto modificare il suo gioco: persa l’esplosività giovanile, Vinsanity è diventato un sesto uomo affidabile dalla linea da tre punti. Come ha dichiarato Doc Rivers, allenatore dei Los Angeles Clippers, “Vince gioca ancora a basket semplicemente perché è più intelligente di tutti”. In attesa del prossimo record, mancano meno di due mesi al quarantesimo compleanno: chissà che non riesca anche lui a segnare più di 40 punti una volta raggiunti i 40 anni, come riuscì al solo Michael Jordan (in quintetto titolare, però!).

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