I sessant’anni di Larry Bird: un mito che non tramonta mai

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

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Su Facebook stanno proliferando gruppi nostalgici sul calcio anni ’80, forse uno dei più belli degli ultimi decenni. Bisognerebbe però ricordarsi che anche il Basket Nba di quel tempo era appassionante. Una delle icone di quel periodo, oltre ai pluricitati Magic Johnson e Kareem Abdul Jabbar, è senz’altro Larry Bird, che ha da sempre conteso, con la maglia dei Boston Celtics, il titolo proprio ai Los Angeles Lakers condotti magistralmente dalle due Stelle sopracitate. Alto 206 centimetri e pesante 100 kg, Bird vinse tre titoli con la squadra di Boston, guadagnandosi tra l’altro il soprannome (meritatissimo)di ” The Legend”: nella sua carriera seppe magistralmente alternarsi al ruolo di ala grande ed ala piccola. Chi, tra gli over 35 quando parla di Basket Nba anni ’80 non cita Larry Bird? Magari non verrà come primo nome, ma sicuramente verrà ricordato come uno dei simboli delle battaglie dell’epoca. Bird però non fu solo un abile tiratore ma anche un abile rimbalzista ed un giocatore dotato di un linguaggio violento (ovviamente limitato alla sola tensione della gara), per mettere paura ad un avversario. I tre titoli vinti risalgono al 1981, al 1984 e al 1986. Ai tempi del secondo titolo, egli scosse la squadra che stava subendo troppo la pressione dei Lakers, acerrimi rivali dell’epoca: questa sua dura reprimenda (chiamò i giocatori ” signorine”) sortì l’effetto voluto dal giocatore, perché poi i compagni ebbero la scossa desiderata, vincendo il titolo per 4-3.  Nel 1986, contro i Portland Trail Brazers egli giocò una grandissima gara, pur usando solamente la mano sinistra (la destra subì un infortunio che lo portò a non poterla usare): Bird concluse la gara con ben 47 punti, 11 assist e ben 14 rimbalzi.
Nel 1992, a 36 anni di età, decise di ritirarsi, anche e soprattutto a causa dei numerosi problemi alla schiena che lo avevano sempre afflitto: chiuse in bellezza, dopo aver conquistato con il Dream Team l’oro Olimpico a Barcellona, assieme a mostri sacri come Magic Johnson e Michael Jordan. Nel 1994 fa un’apparizione nel film ” Basta vincere ” di William Friedkin, incentrato sul Basket (vi recita anche Shaquille ‘O Neal nel ruolo di coprotagonista). Finita la carriera di giocatore, dal 1997 al 2000 allenò gli Indiana Pacers, senza tuttavia trovare grandi soddisfazioni. Riprese la storia con il team dal 2003 al 2012, anche se in qualità di direttore sportivo. Nel 2013 fa ritorno al team per la terza volta. questa volta però con l’incarico di Direttore Generale. Qualche maligno ha asserito che se fosse stato bianco non se ne sarebbe parlato così tanto: non esistono controprove ma, vista la sua immensa classe e il suo stile (in campo e fuori), avrebbe sicuramente lasciato il segno, indipendentemente dal colore della sua pelle: di certo non avrebbe sfigurato in alcun ruolo assegnatogli dal coach di turno: se fosse stato indirizzato per fare il pivot sarebbe stato un ottimo pivot, se fosse stato indirizzato per diventare una guardia sarebbe stato un’ottima guardia: e così via. Allora tanti e tanti auguri Larry, e spero tu potrai scusarci questo lieve ritardo. Uno dei simboli degli anni ’80 dell’Nba non sarà mai dimenticato, per il suo stile inconfondibile e per le tante battaglie affrontate nella sua luminosa carriera.

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