Morte Kobe Bryant: “Sua la colpa dell’incidente”

Pubblicato il autore: GennaroIannelli Segui


Kobe  Bryant conosceva i rischi a cui sarebbe andato incontro quando, quella mattina del 26  gennaio scorso  decise di decollare col suo elicottero personale dall’aeroporto John Wayne della California. Questa la tesi sostenuta da Berhe Zobayan, fratello di Ara, l’uomo che quel giorno era alla guida del velivolo, la quale rischia di gettare ulteriori ombre sulla morte della leggenda dei La Galaxy.

Una vera e propria tragedia nella quale persero la vita nove persone, rimaste intrappolate tra le fiamme dell’elicottero per piú di un’ora. Tra queste, oltre al giá citato Zobayan, la figlia dodicenne di Kobe Bryant, Gianna, che faceva parte dell’equipaggio.

Morte Kobe Bryant, le accuse della moglie

Una vicenda che ha spinto la moglie di Bryant, Vanessa, ad intentare causa contro il pilota deceduto nonché nei confronti della Island Express, la compagnia fornitrice del mezzo sul quale viaggiava il cestista, con l’accusa di negligenza. Kobe Bryant avrebbe dovuto conoscere i rischi cui si esponeva decidendo di viaggiare in elicottero, un mezzo “intrinsicamente pericoloso” come sottolineato dal rappresentante legale della stessa compagnia:
Kobe Bryant e Gianna avevano una reale conoscenza di tutte le circostanze, dei particolari pericoli e di una valutazione dei rischi associati al volo e all’entitá di questi. Hanno proceduto ad affrontare un rischio noto, e si sono volontariamente assunti il pericolo di incidente e di lesioni che ne avrebbero impedito il procedimento per risarcimento danni”.

Questa la difesa della controparte dunque, mentre Vanessa Bryant  continua la propria battaglia legale. La donna ha infatti citato in giudizio anche la polizia di Los Angeles, rea di aver diffuso le immagini dell’incidente senza avere rispetto per la morte del consorte. Si attendono sviluppi.

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