Editoriale Basket: “Ode ad Alphonso Ford”

Pubblicato il autore: Giacomo Morandin Segui


Quando a furor di popolo fu convinto a rimanere un altro anno alla Scavolini Pesaro, Alphonso Ford fece calare il silenzio su tutto il mondo del basket italiano con una lettera d’addio che rimane tutt’ora nel cuore di tutti.

Cari amici, sono nella sfortunata posizione di dover annunciare che non sarò in grado di disputare la stagione 2004-2005 con la Scavolini. Purtroppo le mie condizioni di salute non mi consentono più, a questo punto, di competere come un atleta professionista. In questo momento sono veramente grato a tutti voi e a tutti gli allenatori, compagni di squadra, tifosi, arbitri e dirigenti che, nel corso di questi anni, mi hanno dato l’opportunità di competere nello sport che ho amato di più. Per quanto riguarda il mio club, la Scavolini Pesaro, voglio di cuore ringraziare ogni persona dell’organizzazione, i miei compagni di squadra, i miei allenatori e i nostri grandi tifosi. Voglio che ognuno di voi continui ad avere fede. Siate forti e combattete duro. Il mio cuore sarà sempre con tutti voi. Con rispetto, Alphonso”.

Purtroppo la leucemia lo strappò prematuramente a un mondo, quello della nostra amata pallacanestro, a cui diceva di voler dare ancora molto: un giocatore che ha incantato gli occhi di moltissimi tifosi, tanto da prendersi la standing ovation in gran parte dei palazzetti.
Il pubblico ha sempre amato l’uomo ancor prima del giocatore.
Daniel Hackett in un’intervista che fece a BasketInside.com, lo descrisse così: “Quando lessi su internet che la Scavolini aveva acquistato uno dei migliori giocatori del basket europeo, mi fece venire voglia di rientrare dagli States per tornare nella mia città e giocare con lui. Quando durante uno dei suoi ultimi allenamenti nei Playoffs 2004 si sedette in panchina, faticava a tenere gli occhi aperti, era sfibrato. Aveva rivelato solo al medico sociale il suo stato di salute, voleva finire la stagione per i tifosi e per la Scavo. Dieci giorni dopo quella lettera, mi alzai dal letto e seppi della sua morte: piansi come avessi perso uno dei miei cari, non riuscivo a respirare”.

Un giocatore magico, una persona unica: 16 anni dopo, ti diciamo ancora GRAZIE ALPHONSO, NON TI DIMENTICHEREMO MAI.

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