La Boxe per battere la jihad, a Bruxelles si può

Pubblicato il autore: Antonio Guarini

A Bruxelles c’è una palestra che raccogli tutti i giovani a rischio della zona metropolitana della capitale belga, ecco il racconto dei due ex pugili che hanno fatto partire questo grande progetto.

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Boxe contro jihad, a Bruxelles ci provano

La boxe è già Jihad”, nel senso originario della parola araba che vuol dire:” Igiene di vita, allenarsi, dormire e mangiare bene e non fare sciocchezze”, ci vuole impegno, sforzo, jihad appunto. Figlio di marocchini emigrati in Belgio Abdel El Ouadi,30 anni, è stato anche lui uno dei ragazzi a rischio dei quartieri pericolosi di Bruxelles, ma poi ha imparato la lezione e cerca di trasmetterla ai ragazzi che sono come era lui. Tutto questo accade in un strada di Ixelles, quartiere metropolitano della capitale belga, in una palestra aperta da Bea Diallo, ex campione del mondo di boxe.”C’era un servizio sulla rete francese TF1 che parlava di un centro sportivo a Le Havre per recuperare i ragazzi sbandati”, perché non provarci anche qui a Bruxelles si è chiesto Bea. La boxe contro il jihad, quello violento,quello sbagliato, la guerra ai fanatici sparsi per il mondo. Nato in Liberia Diallo ha sperimentato il razzismo sulla sua pelle, per le strade di Parigi,quando il suo migliore amico aveva perso un occhio durante un’aggressione di un gruppo di skinheads. Trasferitosi in Belgio Diallo era entrato in una banda che partecipava alle battaglie di strada, poi l’incontro con la boxe che gli ha cambiato la vita. Da lì nasce il progetto “Emergence Xl”, il centro dove c’è sempre un via vai di tutti i tipi, giovani, ma anche donne e bambini, anziani malati di Parkinson. Il programma più importane si chiama “Au top pour un job”,12 ragazzi per volta, disoccupati e fuori va una normale vita sociale vengono inseriti in questo programma. Dieci settimane di allenamento, corsa al mattino e al pomeriggio, quattro settimane di stage nelle imprese locali con l’ottanta per cento di riuscita, dal 2009 Abdel e Diallo hanno formato già 300 giovani.

Boxe batte jihad, Abdel ne è convinto

Proprio lui Abdel, è il più grande sostenitore di questo ambizioso progetto, perché lui ci è passato e sa com’è facile perdersi in una vita sbagliata a Bruxelles e dintorni. Lui nativo di Molenbeek, comune dell’area della capitale belga, posto da cui sono partiti gli attentati di Parigi  e nella stessa Bruxelles.Se non avessi incontrato la boxe, chissà che fine avrei fatto, avevo provato il karate, ma non avevo il fisico adatto, il pugilato è stata la mia salvezza, devo tutto ai guantoni”. I ragazzi lo guardano con ammirazione, lo considerano una guida, uno che ce l’ha fatta a uscire da giri pericolosi e ora vuole trasmettere i suoi valori agli altri. “Questi ragazzi sono fragili e molto vulnerabili –spiega Diallo– sentono che il mondo è ingiusto e che sentono di poter essere giustizieri. Io sono consapevole che la boxe mi ha fatto diventare l’uomo che sono e voglio farlo capire anche a loro. E’ una generazione di ragazzi perduta, scollata dalla società, bisogna aiutarli giorno dopo giorno”. Abdel ascolta le parole del maestro Diallo e conferma:” Ci vuole sudore e fatica, ma alla fine si riesce se lo si vuole con tutto sé stessi”.

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