Corea 2002: Byron Moreno scandaloso e Italia K.O!

Pubblicato il autore: Domenico Piccolo Segui
attends the Preliminary Draw of the 2018 FIFA World Cup in Russia at The Konstantin Palace on July 25, 2015 in Saint Petersburg, Russia.

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

“Again 1966”. Così ci accoglievano i tifosi coreani già nella vigilia dell’ottavo di finale del Mondiale 2002.
È vero, si giocava in casa loro, avevano degli arbitri più che compiacenti (come poi dimostrerà il trattamento riservato anche alla Spagna), ma noi ci abbiamo messo del nostro.

Daejeon, 18 Giugno 2002.
L’Italia si presenta di fronte ai padroni di casa asiatici dopo essersi qualificata a fatica nel proprio girone, grazie alla rete di Alex Del Piero all’85’ del match col Messico e alla contemporanea sconfitta della Croazia contro l’Equador. Il fantasista juventino si guadagna così il posto da titolare di fianco al bomber Vieri con Totti alle loro spalle. Per il resto formazione quasi confermata. I coreani da par loro vogliono continuare a far bella figura di fronte al mondo pallonaro e ai propri sostenitori, giunti in massa a riempire l’impianto casalingo.

La partita comincia nei peggiori dei modi per gli azzurri che dopo 5 minuti si vedono fischiare contro un rigore pressochè inesistente da tal arbitro Moreno, che da lì in poi avrebbe assunto il marchio di corrotto, grazie alle rivelazioni fatte in seguito e allo scandalo personale che lo vedrà coinvolto negli anni a seguire. Sul dischetto si presenta dunque Ahn, giocatore in forza al Perugia in quella stagione che però si fa ipnotizzare da Buffon e perciò nulla è stato ancora compromesso. La squadra del Trap comincia a spingere e al 18′ su corner di Totti svetta in area Christian Vieri che porta in vantaggio l’Italia. Un bel gol che pare essere il preludio ad una goleada che era annunciata nelle intenzioni e non s’è mai verificata.

Sì, perchè i ragazzi in maglia azzurra rinunciano un po ad offendere, vittima di ansie, paure, e pure di una sottile lotta interna per sopraffare il compagno di cui verranno pagate le conseguenze. Il gioco dell’Italia latita, è stagnante a centrocampo, pur tuttavia, nella seconda frazione ci sarebbe tempo e modo di dare il colpo del definitivo k.o. agli angusti coreani che da par loro cercano di trovare un varco per infilare la loro voglia di proseguire quell’avventura.
E così, mentre i minuti scivolano via, fra tentativi sprecati e imprecazioni varie, dalla fascia giunge un cross che taglia la difesa azzurra e permette a Seol di segnare la rete del pareggio. Incredibile, è tutto da rifare.

Ancora nessuno sa però che il meglio, oppure il peggio, a seconda dei punti di vista, deve ancora venire. I tempi supplementari decretano l’ascesa a super-protagonista di Byron Moreno, arbitro equadoregno, al suo primo e ultimo mondiale. Accade di tutto e tutto per “merito” suo. Prima espelle Totti, reo secondo il direttore di gara di una simulazione di cui si è accorto solo lui, poi ferma due volte gli italiani davanti al portiere. In una di queste occasioni, assolutamente regolari, Tommasi segna il golden-gol che porterebbe avanti la Nazionale. L’urlo viene ricacciato in gola dagli assistenti di Moreno che vedono un incredibile e assurdo fuorigioco. Le ire del Trap e della panchina azzurra raggiungono vette assolute, ormai non ci si contiene più. Ma non è finita qui. Dopo tutti questi danni è inevitabile esca anche la beffa. Servita su un piatto d’argento proprio sulla testa di Ahn, che a 4 minuti dai rigori mette alle spalle di Buffon con un preciso colpo di testa. È suo stavolta il golden-gol che spinge incredibilmente i padroni di casa ai quarti di finale, dove se la vedranno con la Spagna.

La rabbia e il rammarico del post-partita tra giocatori, staff e dirigenti è solo accessorio a ciò che è accaduto. La storia dirà che quella è stata un’edizione della coppa del mondo totalmente pilotata dalla Fifa per compiacere i poteri politici ed economici coreani, conducendoli al migliore dei risultati.
Per la nostra Nazionale l’ennesima beffa aiuatata però anche da un atteggiamento e da un modo di stare in campo quasi pessimo, figlio di idee stravaganti e lotte interne fra primedonne.

Tutto il contrario di quello che avverrà quattro anni dopo in Germania. Ma questa è tutta un’altra storia.

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