Erasmo Iacovone, ricordo di un grande attaccante

Era un attaccante completo, Erasmo Iacovone. Solido, scattante, preciso, prolifico. Era una promessa del calcio italiano, in procinto di fare il gran salto in Serie A, alla Fiorentina, dopo 7 anni passati a riempire di gol le reti di Serie D, C e B, a far sognare tifosi innamorati di squadre più o meno blasonate a Roma, a Trieste, a Carpi, a Mantova, e a Taranto. Ma a Taranto il baffuto bomber molisano si fermerà per sempre perché il 6 Febbraio 1978 un ladro d'auto in fuga disperata a bordo di un'Alfa 2000 GT rubata lo centrerà (lui sulla sua leggera Citroën Dyane) a 200 chilometri all'ora sul lungomare di San Giorgio Ionico.
Era molisano Erasmo Iacovone, lo abbiamo detto, nato il 22 Aprile 1952 a Capracotta, quando il Molise era ancora parte dell'Abruzzo, ed era cresciuto calcisticamente a Roma, nella squadra dell'Ottico Meccanica Italiana (OMI Roma) fondata a Tor Marancia dal grande industriale Umberto Nistri. Il debutto nel calcio semiprofessionistico è con la compagine romana in Serie D nella stagione 1971-1972, 24 presenze e 2 reti. A Novembre del 1972 il trasferimento alla Triestina in Serie C dove colleziona poche presenze e molta panchina, e non riesce a realizzare alcuna rete. Nel 1973-1974 il ritorno in D, al Carpi dove le presenze sono tante, 32, le reti segnate 13 (miglior cannoniere della squadra) e la stagione si chiude trionfalmente con il primo posto e la promozione della squadra emiliana in Serie C. E, gioia immensamente più grande, Iacovone incontra quella che sarà la sua compagna di vita, Paola Raisi.
La grande stagione emiliana di Iacovone non passa inosservata. I successi con il Carpi lo portano tre uscite di A22 più a Nord, a Mantova, ancora Serie C ma in una compagine più blasonata, più in vista. L'attaccante rimane tra i virgiliani dal 1974 al 1976: nella prima stagione la salvezza per soli 4 punti, ma Iacovone gioca quasi sempre titolare e realizza 10 reti; altrettante ne realizza l'anno dopo, e il Mantova arriva settimo in un campionato dominato da un Monza irraggiungibile.
Erasmo Iacovone è pronto per il salto di qualità. Inizia una terza stagione al Mantova, ma dopo 6 presenze (e ben 4 reti) la Serie B lo chiama, e lui risponde, anche se questo significa trasferirsi a Taranto, a più di 800 chilometri da Carpi e da Paola. La squadra pugliese era in Serie B dal 1969, aveva sfiorato la promozione in A nel 1974, e adesso annoverava in formazione ottimi calciatori quali Sergio Giovannone, Giorgio Nardello, Ubaldo Spanio, Raffaele Trentini e soprattutto il brevilineo e inafferrabile (parola di Pietro Vierchowod) Franco Selvaggi, futuro campione del Mondo nel 1982. Il campionato 1976-1977 vede il Taranto navigare in acque tranquille e classificarsi alla fine al nono posto; quasi un quarto delle reti realizzate dai pugliesi le segna Iacovone, capocannoniere della squadra.
L'anno successivo il copione non cambia di molto; il Taranto ha in mente un'altra stagione all'insegna della sicurezza, a debita distanza dalla zona retrocessione e spettatore delle imprese di quell'Ascoli record che primeggerà con 17 punti di vantaggio sulla seconda, con 26 vittorie e con 73 reti realizzate: record tutt'oggi imbattuti. Domenica 5 Febbraio 1978 il Taranto ha pareggiato 0-0 con la Cremonese in casa, al Salinella. Iacovone è stanco, vorrebbe passare una serata in casa dopo aver sentito al telefono la compagna Paola, incinta al quarto mese, e invece viene convinto da un gruppo di amici ad uscire. Al ritorno verso casa, all'una del mattino, il bolide rubato in fuga dalla Polizia spegne la vita di Iacovone, la sua carriera, il suo prossimo debutto in Serie A. Spegne la vita del futuro marito di Paola, del futuro padre di Maria Rosaria, per tutti Rosi, che nascerà il 7 Luglio. Taranto non dimenticherà il suo attaccante; il presidente della squadra Giovanni Fico intitolerà il Salinella alla sua memoria.
Il calcio di allora non è quello di oggi, fatto di milioni di euro, di plusvalenze, di calciatori che sono tanto usa e getta quanto dive e prime donne. Allora, alla fine degli anni Settanta, dove le tensioni sociali e i sogni di una società più giusta si stavano sgretolando di fronte alla disillusione del 1977, al sangue di politici, poliziotti e ragazzi del 1978 e al drammatico dilagare dell'eroina, il calcio era fatto di, verrebbe da dire, onesti lavoratori, ragazzi spesso semplici, provenienti dalla profonda provincia italiana, dall'istruzione spesso elementare. Ragazzi, però, che riuscivano a far dimenticare seppure per poche ore le storture di un'Italia comunque viva, comunque solidale, comunque desiderosa di andare avanti. Era facile del resto per il tifoso di squadre soprattutto non blasonate specchiarsi nel sorriso felice di calciatori come Erasmo Iacovone, dalla carriera promettente, dall'amore vero per la sua compagna, dalla felicità per la prossima nascita della figlia.
Era un ragazzo felice, Erasmo Iacovone.