Intervista esclusiva a Ciccio Baiano: “Beltran non mi somiglia, Bati fantastico, per lo scudetto c’è anche il Napoli”

Francesco Baiano ci ha raccontato in esclusiva il Batistuta fuori dal rettangolo di gioco. Ha chiarito anche la somiglianza presunta con l'attaccante della Fiorentina di oggi, Lucas Beltran, senza tralasciare gli argomenti "attuali" del nostro calcio.

Nelle ultime ore abbiamo avuto il piacere d’intervistare in esclusiva Francesco, detto Ciccio, Baiano. Oggi allenatore dell’Aglianese, vanta un passato da calciatore di primo piano, in particolare per gli anni vissuti a Firenze. Celebre fu in quel periodo (dal 1992 al 1997) la coppia d’attacco della Fiorentina formata da lui e da uno dei centravanti più forti della storia del calcio: Gabriel Omar Batistuta.

Di Napoli e cresciuto nel vivaio partenopeo, ha giocato e segnato con tante maglie, in particolare col Foggia dei miracoli targato Zdenek Zeman.

Ciao Ciccio, partiamo dal tuo grande amore per la Fiorentina. È vero quello che scrivono in molti e cioè che, come caratteristiche, Beltran ti assomiglia molto?

In realtà no. Beltran è un giocatore tecnicamente bravo, che viene fuori a prendere la palla, non sta lì ad aspettarla e non è un centravanti d’area. Però, a cominciare dalla fisicità che ha, ma anche per altro, siamo completamente diversi. Una cosa sola ci accomuna, il tanto movimento per aiutare la squadra, aprendo gli spazi per gli esterni e i centrocampisti: in quello siamo uguali.

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Vincenzo (Italiano, ndr), con quel paragone, voleva solo dare un’indicazione di massima, presentando il nuovo acquisto di fronte ad un pubblico formato in maggioranza da persone che non lo conoscevano.

Quando Vincenzo Italiano paragonò Beltran a Baiano

Com’era Batistuta giocatore lo sappiamo tutti, ma come si comportava fuori dal rettangolo di gioco?

Ragazzo semplice, si comportava da grande professionista anche fuori dalle partite. Era una persona la cui compagnia era davvero gradevole. Riusciva ad essere molto simpatico, senza dover parlare moltissimo. Una qualità che non hanno in molti.

Rimaniamo su un toscano e cioè sull’allenatore Walter Mazzarri. Ritieni che sia la persona giusta per rimettere a posto le cose in quel di Napoli, anche in Campionato?

Sicuramente sì, anche se son passati tanti anni dalla sua prima esperienza campana, conosce i tifosi ed i loro umori. Ed in un momento difficile, serviva un uomo che conoscesse l’ambiente (da qui la scelta di De Laurentiis).

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Non dimentichiamoci che ha in mano una compagine forte forte. Io dico che succede spesso, a squadre che non sono abituate a vincere, di sentirsi appagate e, col 5% in meno di impegno che ci mettono, da fortissime e spettacolari è facile tornare alla pari delle altre. Costrette, quindi, a sudarsi la pagnotta.

Da allenatore, ci fai un’analisi dei tuoi colleghi di Serie A?

Ce ne sono tanti bravissimi, nonostante tutti vivano dei momenti difficilissimi, perché anche da quello è formato il nostro lavoro. Italiano in questi anni ha dimostrato di essere un allenatore importante; Di Francesco è tornato su ottimi livelli, stimo molto Thiago Motta. Tre allenatori che, pur non avendo una rosa da scudetto, fanno giocare bene le proprie squadre e riescono ad ottenere dei risultati.

Trai big Allegri e Simone Inzaghi sono molto preparati, ma qui scopro l’acqua calda. Pioli sta capendo sulla propria pelle che l’allenatore è un mestiere difficile, perché sta lavorando con un organico molto diverso da quello delle stagioni precedenti, quindi rinnovato in buona parte.

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Infine, non mi dimentico di Juric e Gasperini che fanno sempre bene.

Nella lotta scudetto tra Juventus ed Inter, vedi la possibilità di un terzo incomodo?

Sì, perché ci sono ancora tantissime partite da giocare; certo, le altre devono cercare di vincerle tutte, sperando che le prime due perdano colpi.

Però, solo se ci si fissa su queste prime gare, si può dire che il discorso scudetto sia già chiuso ad una lotta tra Inter e Juventus.

Vorrei però il nome di una squadra?

Il Napoli senza dubbio.

Baiano, da allenatore ci spieghi come si entra nella psicologia dei propri calciatori, quando si hanno più obiettivi da raggiungere?

Torno sulla Fiorentina e ti faccio l’esempio di Vincenzo Italiano. Deve scegliere un obiettivo principale, oppure continuare a concentrarsi su tutti?

Io farei come sta operando il tecnico viola. Non si sceglie un obiettivo a 5-6 mesi dalla fine della stagione; puoi farlo ad 1 mese dal traguardo, se sei lontano da qualcosa, allora ti butti con tutte le tue forze su altro. Mai prima.