Capello, è finita in Cina: ufficiale l’esonero dallo Jiangsu Suning

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
TURIN, ITALY - MARCH 18: FC Internazionale board member Steven Zhang Kangyang looks on prior to he Serie A match between FC Torino and FC Internazionale at Stadio Olimpico di Torino on March 18, 2017 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Steven Zhang (presidente dell’Inter) – Foto originale Getty Images© scelta da SuperNews

Capello, è finita con lo Jiangsu Suning. Dopo le voci diffusesi fra la serata di ieri e stamani, ora è ufficiale: Fabio Capello è stato sollevato dall’incarico di allenatore dello Jiangsu Suning. Don Fabio aveva voluto con sé a Nanchino anche Christian Brocchi Gianluca Zambrotta come membri del suo staff. Non toccherà però a nessuno dei due ereditare la panchina di Capello.  al suo posto infatti dovrebbe essere scelto il romeno Cosmin Olaroiu, la cui ultima avventura risale al 2014-15, quando fu nominato commissario tecnico dell’Arabia Saudita.


Capello, aria di addio alla Cina.
E’ durata poco più di un anno l’avventura di Fabio Capello in Cina. Lo Jiangsu Suning starebbe pensando seriamente di esonerare il 72enne tecnico friulano. Una sofferta salvezza la scorsa stagione, un avvio stentato in questo 2018 e qualche frizione con la dirigenza. Tutti questi fattori avrebbero portato i cinesi alla decisione di allontanare Capello. L’ex tecnico di Milan, Real Madrid, Roma e Juventus quindi starebbe per salutare la Cina. Due sconfitte nelle prime tre giornate di campionato hanno fatto salire la tensione a mille nello staff Suning. Insieme a Capello ci sono anche Brocchi e Zambrotta, come assistenti del tecnico italiano. Lo Jiangsu non ha effettuato grandi investimenti nel mercato invernale. Così come gli altri club cinesi, frenati dalla luxury tax, imposta dal governo cinese. In pratica se si spende una cifra per acquistare un calciatore straniero, si deve poi investire la stessa cifra nel settore giovanile cinese.

In effetti questa mossa ha dato i suoi frutti. Il grande colpo del mercato  cinese è stato infatti messo a segno dal Tianjin di Paulo Sousa, che ha preso l’attaccante Modesté. 35 milioni di euro per un giocatore che ha vissuto le sue migliori stagioni al Colonia. Capello dunque è al passo d’addio in Cina. Resta da vedere se uno dei tecnici più vincenti della storia del calcio italiano vada in pensione o continui ad allenare. Un altro pretendente alla panchina di Gigi Di Biagio? Chissà.

Capello, un vincente che ha sempre detto no alla Nazionale

Ha vinto ovunque. Al Milan, al Real Madrid due volte, alla Roma e alla Juventus. Fabio Capello ha sempre però dichiarato pubblicamente di non voler allenare l’Italia. Il tecnico friulano ha avuto bisogno del contatto quotidiano con i calciatori, per plasmarli. Capello ha avuto rapporti sempre duri con i suoi giocatori, soprattutto con quelli di talento. In principio fu Savicevic, poi Baggio, Montella e Ibrahimovic. Lo svedese è stato forse il suo più grande risultato. “Quando arrivò alla Juventus non sapeva calciare. Sbagliava tutti i movimenti. Poi con grande abnegazione è diventato un cecchino quasi infallibile”.

Un solo grande fallimento nella carriera di Capello: l’Inghilterra. Con la nazionale inglese Don Fabio non è riuscito ad ottenere quei risultati avuti con i club. Il Mondiale del 2010 si chiuse agli ottavi contro la Germania, non senza qualche polemica. Una piccola macchia in una carriera costellata di successi. La finale di Champions League del 1994 è stato il suo capolavoro. Un Milan senza Baresi e Costacurta annichilisce il Barcellona di Cruyff. Romario, Guardiola e compagni travolti dalla furia agonistica rossonera. I gol di Massaro, il capolavoro di Savicevic e il piattone di Desailly consegnarono la quinta Coppa dei Campioni alla bacheca rossonera. Lo scudetto con la Roma, regalando una gioia al popolo giallorosso attesa 18 anni. Gli scudetti con una delle Juventus più forti di sempre. Poco importa se Calciopoli ha cancellato quei successi dagli almanacchi. La storia ricorderà che 8 titolari di quella squadra sarebbero stati protagonisti della finale dei Mondiali di Germania del 2006. Il trionfo azzurro è anche un po’ di Don Fabio, uno a cui non è mai piaciuto perdere.

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