Cristante, 30 milioni di rimpianti per il Milan: Galliani e le “colpe” sui guai attuali rossoneri

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
REGGIO NELL'EMILIA, ITALY - DECEMBER 07: Bryan Cristante of Atalanta in action during the UEFA Europa League group E match between Atalanta and Olympique Lyon at Mapei Stadium - Citta' del Tricolore on December 7, 2017 in Reggio nell'Emilia, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Bryan Cristante – Foto originale Getty Images © selezionata da SuperNews

Cristante, quanti rimpianti per il Milan. Calloni, attaccante del Milan anni ’70 fu ribattezzato lo Sciagurato Egidio per i gol che si mangiava. Sciagurato è l’aggettivo calzante per l’ultimo periodo di gestione Berlusconi-Galliani. Lo specchio di quanto appena scritto è data da Bryan Cristante. Il centrocampista cresciuto a Milanello è un giocatore della Roma, che lo ha pagato 30 milioni all’Atalanta. Pensare che i rossoneri, nell’estate del 2014, lo cedettero a titolo definitivo al Benfica per 5 milioni di euro. In quella stagione il Milan di Pippo Inzaghi poteva avvalersi a centrocampo delle prestazioni di Poli, Essien e Muntari. Il primo gioca nel Bologna, gli altri sono ormai degli ex. In quell’anno Cristante aveva vinto il Torneo di Viareggio con il Milan e aveva esordito poco più che 18enne in serie A. Il Milan 2014/2015 aveva in rosa i vari Mexes, Alex e Menez, calciatori sul viale del tramonto che avevano uno stipendio netto di almeno 3 milioni di euro.

Galliani, non contento, nei mesi successivi diede via anche El Shaarawy, Petagna e Saponara. Ragazzi che oggi giocano in serie A e che agitano costantemente gli operatori di mercato. Ragazzi cresciuti a Milanello, che hanno lasciato a malincuore i rossoneri. Ma evidentemente il condor doveva far contenti i suoi amici procuratori e dirigenti di società con cui aveva rapporti extracalcistici. Un patrimonio tecnico depauperato per incassare pochi milioni di euro. Giocatori che avrebbero fatto comodo anche al Milan di oggi, impegnato nella dura battaglia con la UEFA.

Cristante e company, i guai passati condannano il Milan

Cristante è la punta dell’iceberg. Il neo centrocampista della Roma rappresenta solo l’estremità di una politica sbagliata, che ha condotto il Milan ad arrancare in Serie A. Una situazione difficile che era cominciata nell’estate del 2012, con l’addio dei tanti senatori e le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva.Abbiamo il progetto giovani, punteremo sui ragazzi italiani”, parole poi trasportate via dal vento. De Jong, Mexes, Alex, Essien, Menez, Torres e altri. Tutti giocatori ultratrentenni portati a Milanello a suon di milioni. Mentre due anni prima non si era prolungato il contratto di Pirlo e mentre i giovani venivano venduti. Anzi svenduti. In più ci sono stati i tanti soldi spesi per Seedorf allenatore. Un contratto di tre anni per soli sei mesi passati sulla panchina rossonera.

Oltre al già citato Cristante, ci sono i vari Darmian, El Shaaray, Petagna e Saponara. Gente che oggi vale tra i 15 e 30 milioni di euro. Ragazzi lasciati partire senza motivi ragionevoli. La nuova dirigenza si è trovato di fronte una squadra da ricostruire, dal punto di vista tecnico ed economico. I signori della UEFA dovrebbero sapere che il Milan di oggi paga gli errori del passato. E’ chiaro che fanno il loro mestiere e che devono avere la certezza che la società rossonera resti solida in futuro. Lo sarebbe stata di più se i giocatori sopracitati fossero rimasti a Milanello o fossero stati venduti a cifre congrue. Senza sperperare milioni e milioni se elementi a fine carriera. Il 13 aprile 2017 è nato un nuovo Milan. Una squadra e una società gestita malissimo negli ultimi 5 anni. Su questo non c’è alcun dubbio. Nessuno.

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