Pesce d’Aprile: le trattative di mercato sfumate sul più bello

Pubblicato il autore: GennaroIannelli Segui

Pesce d’Aprile: quando il campione lo vedi solo in figurina

Pesce d’Aprile – Il calciomercato è l’argomento che catalizza maggiormente l’attenzione e le aspettative dei tifosi. Domandarsi quale campione vestirà i tuoi colori, come cambierà la fisionomia della tua squadra, pregustare le giiocate di un nuovo fuoriclasse, studiare il modo per accaparrarsi la prima maglietta o il primo autografo. Sono tutti rituali che si ripetono ciclicamente ogni estate e che, immancabilmente, rischiano di rimanere delusi. Non sono rari, infatti, i casi di trattative piene di suspense e pathos che si sono arenate all’ultimo momento, per un “capriccio” improvviso del campione in questione o per una firma mancata, così da infrangere, per un mero cavillo burocratico, i sogni di un’intera tifoseria che aveva vissuto con estrema partecipazione lo snodarsi delle trattative.
Oggi, in occasione del “Pesce d’Aprile”, festa degli scherzi per antonomasia, ripercorriamo le beffe più celebri che il calciomercato abbia saputo regalare negli ultimi anni. Prima di cominciare, però, una premessa è d’obbligo: i riferimenti costanti alla Juventus Football Club sono puramente casuali.

Axel Witsel: bianconero per un giorno

Il primo capitolo di questa nostra carrellata ha davvero dell’incredibile. Nell’estate del 2016 la Juventus aveva appena uifficializzato la cessione più remunerativa (fino ad allora) della storia del calciomercato. Paul Pogba era infatti tornato, dopo quattro anni, alla corte del Manchester United che aveva sborsato ben 105 milioni per riportare a casa il “figliol prodigo”. Beppe Marotta, forte della cifra incassata, si era messo a scandagliare il mercato in cerca del sostituto. Dopo aver sondato (e appurato irraggiungibili) diversi profilio, la scelta ricadde su Axel Witsel,  che, a 27 anni, cercava di fuggire dalla corte dorata dello Zenit San Pietroburgo. L’occasione era davvero ghiotta dato che il riccioluto centrocampista belga sarebbe andato in scadenza l’anno successivo. Trattativa chiusa per 20 milioni e tutti felici e contenti. Axel prende il primo volo da San Pietroburgo a Torino nell’auspicio che anche la sua carriera possa definitivamente decollare. C’è tutto: un contratto già pronto, che aspettava solo di essere firmato, e addirittura la foto in sede a sfoggiare la sua nuova maglia. A quel punto, però, accade l’imponderabile: Mircea Lucescu, neotecnico dei russi, blocca bruscamente la trattativa e costringe un incredulo Witsel a fare il biglietto di ritorno. Un giorno, tanto è durata l’esperienza di Witsel a Torino. Il tempo di gustare una buona Bagna Cauda e lasciarsi tentare dal sapore di successi che avrebbero potuto cambiare l’esito della sua carriera. Sei mesi dopo, il belga verrà ceduto ai cinesi del Tianjin, facendo sfumare definitivamente i sogni  di chi lo avrebbe volentieri vestito di bianconero.

Dimitar Berbatov: il campione che gabbò Fiorentina e Juventus

Facciamo un salto indietro all’estate del 2012. Protagoniste, loro malgrado, Juventus e Fiorentina. La Serie A è, a quel tempo, un campionato poco appetibile e difficilmente riesce ad attirare dei fuoriclasse di prim’ordine. Diverse società vanno allora a caccia della fantomatica “occasione”, tradotto: campioni in rotta con le rispettive squadre e che, quindi, possono essere ingaggiati a prezzi modici. La Fiorentina trova la propria “occasione” in Dimitar Berbatov, all’epoca uno dei migliori centravanti in circolazione, che si trovava relegato ai margini della rosa del Manchester United. La Fiorentina fiuta l’affare e ingaggia una trattativa “lampo” con i red devils che porta, nel giro di due giorni, ad un’intesa sulla base di 5 milioni più bonus futuri e a stringere un accordo verbale con il ragazzo. Berbatov sembra convinto, tanto che prenota immediatamente un volo con direzione Firenze. In viale Manfredo Fanti, però, non lo vedranno mai arrivare…colpa della Juventus neoscudettata di Antonio Conte, alla ricerca di un cannoniere che potesse aumentare la potenza di fuoco del proprio reparto offensivo. L’accordo con lo United venne raggiunto in modo fulmineo anche stavolta e Berbatov, attratto dal richiamo dei campioni d’Italia, diede il benservito ai gigliati che, da quel momento, inasprono ulteriormente l’odio verso i rivali a strisce.  Finisce tutto così? Neanche per idea. Con un “improvvido” colpo di coda, il Fulhham sorprende tutti e brucia la concorrenza delle italiane impegnate, nel frattempo, in uno scontro dialettico a distanza. Berbatov rimane in Premier League per la somma di 5 milioni (di sterline, stavolta), e chiuderà la propria carriera sette anni dopo, in India, senza che in Serie A abbiano mai potuto ammirare le sue gesta. Come si suol dire in questi casi? “Fra i due litiganti, il terzo gode”…

Scambio Vucinic-Guarin e il caso Stankovic: quando è il popolo a decidere

Tra Juventus ed Inter non è mai corso buon sangue, e i rapporti si sono ulteriormente deteriorati a seguito dello scandalo noto come “Calciopoli“. Da quel momento la rivalità tra le due tifoserie si è esacerbata a tal punto da rendere qualsiasi allusione al nemico giurato un motivo di scherno o scontro. Figuriamoci quando le due parti si sono trovate a trattare. E’ successo due volte nella storia recente e, in entrambe le circostanze, a far saltare le trattative sono state orde di tifosi inferociti.
Nel 2008 la Juvventus, fresca di ritorno in Serie A e con un buon terzo posto alle spalle, decide di irrobustire il proprio centrocampo con l’esperienza e il carisma di Dejan Stankovic. Il serbo ha appena vinto due scudetti con l’Inter e, insieme ai vari Nedved, Del Piero, Buffon, può trasmettere il DNA vincente anche alla giovane truppa guidata da Ranieri. sembra tutto fatto, con Inter e Juventus che si accordano sulla base di 20 milioni a ricucire uno strappo che sembrava insanabile. Senonché il tifo bianconero monta su tutte le furie: Stankovic ha indossato per anni una maglia sbagliata che ora, nella mente di ogni sostenitore juventino, è sinonimo d’ignominia. La trattativa si risolve in un nulla di fatto, per la felicità dei tifosi ma soprattutto di Mourinho, che in Stankovic troverà uno dei principali artefici del triplete.
Cinque anni e mezzo dopo le gerarchie si sono completamente capovolte. Ora è la Juve a dettare legge in Italia, mentre l’Inter sta tentando di ritrovare la propria anima vincente e ha da poco cambiato proprietà. Antonio Conte, che siede sulla panchina della Juve da tre anni, ha conquistato altrettanti Scudetti, e crca di legittimare i propri meriti avanzando richieste di mercato. Il salentino, nel gennaio 2014, chiede a Marotta di esaudire un suo vecchio desiderio: acquistare Fredy Guarin. L’Inter, in cerca disperata di una punta, apre alle trattative e chiede in cambio Mirko Vucinic. Il montenegrino, dopo essere stato decisivo nella conquista dei primi due scudetti, sta vivendo una stagione da comprimario all’ombra di Tevez e Llorente. I presupposti per un accordo rapido ci sono tutti, tanto che si chiude sulla base di uno scambio con conguaglio a favore dei nerazzurri. Apriti cielo! Questa volta è una delegazione di tifosi a recarsi sotto la sede dell’Inter e protestare perché le trattative vengano interrotte. Messo alle strette, Erick Thoir, che ha appena rilevato il club dalla famiglia Moratti, decide di accondiscendere alla volontà popolare:
L’Internazionale informa di aver deciso di non procedere nella trattativa con la Juventus per il trasfrimento dei calciatori Fredy Guarin e Mirko Vucinic”

si legge su un comunicato della società nerazzurra.
Scambio saltato per l’ira di Marotta che, giura, non tratterà mai più con l’Inter. Il caso Hernanes, soltanto sette mesi dopo, dimostrerà ancora una volta come il mercato sia spesso ricco di promesse fallaci.

Carlos Tevez e lo “smacco” di Pato a Galliani

E’ un corteggiamento d’altri tempi quello che Adriano Galliani deide di riservare a Carlos Tevez, il campione che dovrà formare una coppia invincibile con Zlatan Ibrahimovic. Queste, almeno, erano le intenzioni…
Perché l’Apache a Milano soggiornerà solo per il tempo di un croissant e un cappuccino, ma non delizierà mai la platea di San Siro con le sue giocate. Nel gennaio del 2012 Galliani, da tempo in trattativa col City per acquistarne il cartellino, lo invita nella Capitale della moda ormai convinto di averlo in pugno. La trattativa, invece, salta all’ultimo momento per colpa di Alexandre Pato. Il brasiliano occupa l’ultimo slot disponibile per gli extracomunitari, e la sua cessione si rende necessaria per tesserare l’attaccante argentino. Si fa avanti il PSG, ma Pato preferisce rimanere a Milano per amore…di Barbara Berlusconi. Il resto è storia: Tevez si trasferisce a Torino nell’estate 2013, e mette a segno 52 gol in un biennio coronato da due Scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, cui manca solo la “ciliegina” della Champions League sfumata in finale contro il Barcellona. Ah l’amour! Al cuor non si comanda…

David Suazo e quell’estate in cui vestì le maglie di Milan ed Inter

David Suazo è stato protagonista di un acceso derby di mercato. Nell’estate del 2007 l’honduregno è uno degli attaccanti più prolifici del campionato e, con la maglia del Cagliari, ha gonfiato la rete per ben 36 volte in due stagioni. L’interesse delle big è una naturale conseguenza, e la pantera diventa oggetto dei desideri di Inter e Milan. Roberto Mancini, allora alla guida dei nerazzurri, si muove in prima persona e chiede a Massimo Moratti l’acquisto del centravanti per completare il proprio pacchetto offensivo.  I buoni rapporti tra il petroliere e Massimo Cellino sembrano facilitare il tutto. L’Inter, poi, mette sul piatto alcuni giovani molto promettenti tra cui “bomber” Acquafresca che si rivela la chiave giusta per sbloccare l’affare. Suazo si presenta alla “Pinetina” e svolge anche le visite mediche con i nerazzurri, fin quando un annuncio “shock” non rischia di sparigliare le carte in tavola:
“Il Milan comunica di aver trovato l’accordo con il Cagliari per la cessione dell’attaccante honduregno David Suazo. Al club sardo vanno 14 milioni”.
Ancora una volta il “condor” Galliani sembra aver colpito nel segno, planando come un rapace sulla preda tanto agognata dai cugini. Nella notte del 18 giugno ha incontrato Cellino e, senza pensarci, ha versato nelle casse del Cagliari i 14 milioni necessari a risolvere la clausola rescissoria presente sul contratto dell’attaccante. Massimo Moratti viene messo in “scacco”, mentre uno sgomento Suazo apprende dai giornali che il suo sogno di vestire nerazzurro dovrà rimanere tale. Sarà proprio lo spirito d’iniziativa dello stesso Suazo ad imprimere l’ultimo, decisivo, colpo di scena a quest’intreccio di mercato: l’honduregno chiamerà, in lacrime, il predsidente Cellino, chiedendogli di andare all’Inter.
“”Mancini e l’inter mi cercavano da più tempo”, dichiarerà in seguito nel tentativo di spiegare le ragioni di una simile insistenza. Nell’unica stagione giocata per intero con la casacca dell’Inter, quella 2007/2008, Suazo contribuirà alla vittoria di uno Scudetto con 8 gol messi a segno in campionato.

Rui Costa: dal Barcellona a Firenze per un “pugno di dollari”

Un ultimo, celebre passaggio di maglia appena sfiorato è quello che riguarda Manuel Rui Costa. O Maestro, nell’estate del 1994, stava per trasferirsi al Barcellona di Johan Crujiff che era rimasto estasiato dai colpi del giovane fantasista portoghese. Il Benfica, detentore del suo cartellino,  era costretta a “sacrificarlo” vista la situazione precaria in cui versavano le finanze del club. Il Barcellona. forte anche della necessità di vendere da parte dei lusitani, era riuscito ad acquistarlo per 11 miliardi. Rui Costa, eccitato dalla prospettiva di farsi allenare dal “profeta” in uno degli stadi più iconici della storia del calcio, si era già fatto fotografare con la divisa blaugrana addosso, rilasciando interviste ai media spagnoli nelle quali si confessava entusiasta di cominciare quella nuova avventura. Un matrimonio saltato per volere del presidente Manuel Damasio, appena eletto ai vertici del club, che accetterà l’offerta last-minute della Fiorentina, capace di mettere sul piatto un miliardo in più, lasciando il Barcellona con un pugno di mosche o, se preferite, un pugno di dollari.
Rui Costa ha deciso di rinunciare al Barcellona per amore del Benfica” dichiarerà in seguito il suo procuratore. Una scelta che sarà costretto a ripetere, a malincuore, sette anni dopo quando sarà costretto ad accettare la corte del Milan per salvare la Fiorentina di Cecchi Gori da un fallimento annunciato.

Pesce d’Aprile: tanti gli affari mancati

Preferiamo chiudere qui la nostra carrellata dedidicata a tutti i “Pesce d’Aprile” riservati dal calciomercato. Avremmo potuto ricordare un’infinità di aneddoti: il Malcom-tento dei tifosi della Roma che, nell’estate 2018, subirono l’onta del rifiuto di un ragazzino brasiliano che preferì il Barcellona, convinto di essere destinato a gloria imperitura. Avremmo potuto ricordare le lacrime di Milinkovic-Savic che rinunciò alla Fiorentina per amore della fidanzata. Quelle di un giovane Mascherano, cui nel 2006 fu negata la gioia di trasferirsi alla Juventus. E, in ultimo, lo “schock” col quale Schick apprese di non aver superato le visite mediche con la Signora per non ancora ben precisati problemi cardiaci.
Ve l’avremmo raccontato volentieri, ma abbiamo preferito non annoiarvi troppo.

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