Intervista Esclusiva – Fabio Anobile, bronzo paralimpico: “Al 99% avrei vinto un’altra medaglia a Rio. Esteban Chaves il favorito al Giro d’Italia 2017”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Fabio Anobile con il Bronzo conquistato alle Paralimpiadi di Rio 2016

Fabio Anobile con il Bronzo conquistato alle Paralimpiadi di Rio 2016


Il paraciclista Fabio Anobile si è fatto conoscere dal grande pubblico questa estate grazie alla vittoria del bronzo nella prova in linea (categoria C1-2-3) alle Paralimpiadi di Rio.
Ma quello di cui si è reso protagonista il giovanissimo (classe 1993) corridore di Saronno prima della coronazione sul podio dei Giochi merita di essere raccontato, perché parliamo di una successione di trionfi spettacolari che contribuiscono a lanciare Fabio Anobile nel futuro dello sport azzurro e del ciclismo, a prescindere da qualsiasi categorizzazione.

Il curriculum parla chiaro: conquista i titoli italiani su strada e nella cronometro nel 2012,2013 e 2014. Nel 2013 il ct Mario Valentini scommette su di lui facendolo entrare nella Nazionale di Paraciclismo e subito Fabio Anobile mostra di che stoffa è fatto: bronzo nella prova in linea ai Mondiali di quell’anno a Baie Comeau, in Canada e, sempre nel 2013, doppio argento nella stessa gara nelle tappe di Matane (Canada) e Merano di Coppa del Mondo.
Altro anno di grazia per Fabio Anobile sarà il 2014, con ben due medaglie di bronzo nella prova in linea e nella crono ai Mondiali di Greenville, in South Carolina e il bottino si arricchisce anche della prima medaglia d’oro della sua carriera, conquista nella tappa di Segovia (Spagna) di Coppa del Mondo.
Il 2015 vede Fabio Anobile continuare la sua marcia trionfale nella prova di Coppa del Mondo di Maniago e di Yverdoon Les Baine, in Svizzera con altri due ori.
La consacrazione nel 2016: argento ai Mondiali di Montichiari e il bronzo paralimpico ottenuto da Fabio in una combattuta volata.
Tutto questo nonostante l’incidente che nel 2010 che gli costa una non completa flessione del ginocchio sinistro causata da una frattura alla gamba (rottura di tibia, perone, ginocchio e femore), per via di un trattore sbucato da un incrocio mentre Fabio Anobile era in moto, di ritorno dalla palestra. Il ciclista lombardo, che ha iniziato a pedalare da quando aveva dieci anni, accusa il colpo ma l’aiuto di Paolo Viganò, paraciclista oro a Pechino 2008, e una determinazione di ferro lo rimettono subito in pista. Il resto è storia.
Abbiamo parlato con lui degli obiettivi futuri, della possibilità di vedere un atleta disabile pedalare con i normodotati, di doping e altri argomenti a cui Fabio Anobile ha risposto in maniera tutt’altro che scontata. 

Fabio Anobile si racconta: “La medaglia di Rio non mi ha cambiato come persona”

Campionati Mondiali su Pista di Ciclismo Paralimpico 2016: Fabio Anobile conquista l'argento

Campionati Mondiali su Pista di Ciclismo Paralimpico 2016: Fabio Anobile conquista l’argento


Cominciamo con il bronzo di Rio 2016. A mente fredda, che ricordi hai di quei momenti, tra la gara, la vittoria, il podio e quello che è successo dopo? E’ cambiata la tua vita dopo la medaglia paralimpica?

Diciamo che prima della gara la tensione era tanta, mentre l’emozione della medaglia è qualcosa di indescrivibile. Però non mi ha cambiato come persona perché prima del podio di Rio avevo ottenuto dei risultati importanti nelle gare precedenti. Questo non sminuisce il bronzo, anzi, che è stato qualcosa di importantissimo.

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Stai iniziando la preparazione per la nuova stagione: quali sono i prossimi obiettivi di Fabio Anobile per il 2017?

Ho ripreso ad allenarmi pochi giorni fa in vista per le prove di Coppa del Mondo con la Nazionale (per il momento posso dirti le tappe di  Maniago in Friuli e una che si terrà in Belgio) e il Mondiale che si terrà in Sudafrica in agosto.

Ai Mondiali di Ciclismo su Pista di Montichiari di quest’anno hai espresso il tuo rammarico per non poter difendere il tuo argento a Rio. Soltanto nel 2020 a Tokyo, infatti, la specialità scratch che ti ha visto salire sul podio al Mondiale entrerà nel programma paralimpico. Ciò significa che fa quattro anni, ai prossimi Giochi, vedremo Fabio Anobile concentrato sulla pista e non sulla strada?

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Sulla mancata prova nello scratch di Rio un po’ di rammarico è rimasto perché al 99% avrei potuto vincere un’altra medaglia. Per quanto riguarda i prossimi quattro anni, preparerò entrambi, anche perché lo scratch è uguale ad una gara su strada.

Hai espresso la volontà di partecipare ad alcune gare tra i dilettanti Under 23 normodotati, dopo che nel 2015 sei arrivato tra i primi trenta: è possibile secondo te, considerando anche i tuoi ritmi molto elevati, abbattere nel ciclismo gli steccati che separano gli atleti disabili da quelli che non lo sono, come è avvenuto saltuariamente nell’atletica di alto livello? Ovvero: secondo te un giorno potremo vedere un atleta proveniente dal paraciclismo in una prova World Tour dei normodotati?

Secondo me sì. Infatti, anche se non ho ancora la certezza, è possibile che in futuro possa essere avvenire una integrazione tra atleti. Adesso però non posso anticipare nulla di preciso al momento, vedremo più avanti.

A proposito di World Tour: hai visto il percorso del Giro d’Italia 2017? Cosa ne pensi e secondo te chi potrebbe essere il favorito?

Secondo me il favorito potrebbe essere Esteban Chaves (il giovane ciclista colombiano della Orica – BikeExchange già secondo al Giro di quest’anno e reduce da un sontuoso 2016, Ndr).

Hai espresso il desiderio di rimanere all’interno del ciclismo una volta conclusa la carriera agonistica. Immaginiamo allora tu possa diventare dirigente della Federciclismo: cosa farebbe Fabio Anobile per rendere più popolare e soprattutto accessibile il paraciclismo, considerando il fatto che l’Italia è il quinto Paese al Mondo che esprime più interesse verso le discipline per atleti disabili?

Cercherei di riunire sia il ciclismo per normodotati che per disabili in un’unica Federazione, potenziando il settore paraciclistico in seno alla FCI con le competenze che adesso sono in mano al Comitato Paralimpico Nazionale.

Dopo l’incidente, la tua carriera nello sport sembrava compromessa ma fortunatamente non è stato così, sono cambiati solo gli obiettivi: cosa direbbe Fabio Anobile a chi legge questa intervista e si può ritrovare ad avere a che fare con una disabilità, con tutte le difficoltà che essa comporta, e magari vuole mettersi alla prova nelle competizioni sportive? Anche perché sappiamo che usufruire degli ausili per fare sport è quasi proibitivo per un disabile in Italia, sia per quanto riguarda i costi che per la burocrazia…

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Gli direi che non dovrebbe fermarsi davanti a nessun ostacolo. Nella vita può succedere di tutto, ci vuole un secondo per farti male e purtroppo il cinquanta per cento di chi subisce un incidente debilitante e prova a fare uno sport si arrende, cosa che non bisognerebbe fare perché alla fine nulla è impossibile. Quindi nonostante un incidente si può tornare a fare quello che prima ci piaceva, come praticare uno sport. Sono d’accordo però sulle difficoltà burocratiche e i costi che deve affrontare chi è affetto da disabilità e vuole continuare o mettersi alla prova nel campo sportivo.

A marzo hai criticato su Facebook Maria Sharapova per il caso Melodonium, e sappiamo come il doping sia un problema anche nel mondo paralimpico e purtroppo, a volte anche per via di pregiudizi, nel mondo del ciclismo: da atleta pulito quale sei, cosa ne pensi di questo fenomeno, alla luce anche dello scandalo che ha coinvolto degli sportivi di alto livello che hanno richiesto delle esenzioni per assumere medicinali a rischio doping?

Secondo me il doping non aiuta, non serve a nulla e non migliora le prestazioni. Il ciclismo è un punto di riferimento quando si parla di questi illeciti e viene preso di mira perché per me si tratta di un vero sport, non come ad esempio il calcio che è un gioco e basta.

Infine: sei in forze alla Forestale, e prima di partire per Rio hai espresso il desidero di ricevere la divisa di rappresentanza. Dopo il bronzo il tuo desiderio è stato esaudito?

Sì: è probabile che venga assunto come dipendente del Corpo Forestale.

 

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