Disidratazione funzionale, ecco la nuova arma del Team Sky

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui
Disidratazione funzionale

Chris Froome festeggia in modo inusuale la conquista del suo terzo Tour de France.

Disidratazione funzionale: come riporta il quotidiano spagnolo El Paìs in un articolo firmato da Carlos Arribas, è questa l’ennesima trovata del Team Sky, senza dubbio la squadra che più di tutte ama studiare e servirsi della scienza per migliorare le proprie prestazioni in gara, con i risultati ottenuti fin qui che sembrano dargli ragione. Negli ultimi 5 anni sono stati infatti 4 i Tour de France conquistati dal team britannico, tre dei quali firmati da Chris Froome, che in più di un’occasione è stato autore di prestazioni disumane, come per esempio l’ormai celebre “frullata” sul Mont Ventoux con la quale ridicolizzò gente del calibro di Contador e Quintana.

Disidratazione funzionale, controllare la sete per andare più forte

A svelare finalmente uno dei segreti del keniota bianco, durante una conferenza in Qatar in cui si è discusso del rapporto tra caldo e ciclismo, è stato il medico del Team Sky Roger Palfreeman, secondo cui i risultati ottenuti da Froome sono dovuti ad una capacità di tollerare la sete, bevendo quindi secondo una logica ben precisa, che porta il corridore a perdere liquidi “in eccesso” (e dunque peso) allo scopo di aumentare il proprio rapporto peso/potenza: nello specifico, se il britannico perdesse durante una tappa di montagna 2 kg, la sua potenza passerebbe da 6,25 W/kg a 6,45 W/kg, che in termini di guadagno corrisponderebbe a 47″ lungo la salita dell’Alpe d’Huez. Non male, se si pensa che nel 2015 vinse il Tour con soli 1’12” di vantaggio.
Palfreeman sostiene quindi che con il 3% di disidratazione si può migliorare la propria performance in gara, servendosi tuttavia di stratagemmi utili a nascondere la necessità di bere, come per esempio l’uso di caramelle al mentolo, dall’azione dissetante, oppure farmaci come il paracetamolo o il Wellbutrin (Bupropione), un antidepressivo entrato nell’elenco della WADA, l’Agenzia Mondiale Antidoping, proprio per evitare che se ne faccia un uso improprio.
Inoltre, in vista del Tour, secondo il medico occorre allenare i corridori in modo da farli abituare al caldo mediante bagni di 40 minuti in acqua a 40°C, che determinano un aumento del volume di plasma, con conseguente aumento di peso facilmente smaltibile attraverso la sudorazione durante l’attività fisica, nonché un aumento del consumo di ossigeno provocato dal maggior numero di capillari necessari ad irrorare i tessuti muscolari e una maggior efficienza cardiaca per quel che riguarda il pompaggio del sangue.

Disidratazione funzionale, gli svantaggi di questa tecnica

Come ben si sa, però, non è tutto oro quel luccica, e questo vale anche per la disidratazione funzionale.
Al di là dei benefici propugnati da Palfreeman, il fisiologo spagnolo Alfredo Santalla fa notare come in realtà con la diminuzione di plasma nel sangue cala anche la potenza cardiaca sistolica, con i muscoli che risultano meno ossigenati. Al 2% di disidratazione corrisponderebbe quindi un calo in termini di rendimento pari al 10%.
Altri medici di squadre ciclistiche professioniste, mantenendo l’anonimato, hanno accusato invece il team britannico di aver usato questa notizia a scopo di marketing, per dimostrare ancora una volta la loro apertura alla scienza applicata allo sport. Sarebbe ingenuo, infatti, rivelare in pubblico segreti che hanno permesso a molti dei loro corridori di migliorare la propria performance.
Come spiega infine il fisiologo basco Iñigo Mujika, autore del libro Allenamento di resistenza, lui stesso è stato cavia in un esperimento condotto per verificare la capacità del corpo di compensare un calo di rendimento grazie ad un peso inferiore, arrivando alla conclusione che “in ambienti caldi, lungo una salita affrontata con ritmo costante, la disidratazione porta all’inizio a sentirsi leggeri e potenti, salvo poi causare un crollo fisiologico dovuti ad un’errata termoregolazione. 
Con una corretta idratazione, quindi, si rallenta la comparsa della fatica, permettendo al proprio organismo di abituarsi al clima e regolandosi di conseguenza”.

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