“Yates, you can”: ecco perché il britannico può vincere la Maglia Rosa

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui

Foto Giro D’Italia – Pagina Facebook ufficiale


“It’s not over”
, non è finita.
Parola di Simon Yates, ma anche di Tom Dumoulin e Chris Froome. Insomma, è questo il pensiero comune che circola nell’ambiente ora che i corridori si apprestano a ricaricare le pile nel terzo ed ultimo giorno di riposo, in vista di una terza settimana che si preannuncia pirotecnica. Un pensiero che si è sviluppato osservando queste prime due settimane di Giro, nelle quali ad emergere a sorpresa è stato il gemellino Simon Yates appunto – oro tra gli Juniores nell’americana ai Mondiali di Montichiari 2010, un sesto posto alla Vuelta a España 2016 e la maglia bianca di miglior giovane al Tour de France 2017, chiuso in 7° posizione – sul quale c’erano poche certezze e molti dubbi legati alla sua tenuta fisica alla lunga, tuttavia fin qui allontanati da una condotta di gara superlativa, tenendo sempre in mano la corsa con sicurezza e scegliendo il momento giusto per attaccare, senza mai strafare.

Già, perché il ragazzo di Bury non si è limitato a controllare la corsa come avrebbe fatto chiunque altro al suo posto, ma anzi è stato spesso lui ad infiammare le tappe con azioni tanto rischiose all’apparenza quanto calcolate, segno evidente di una condizione atletica che non intende calare e che lo proietta verso la decisiva cronometro di Rovereto con 2’11” di vantaggio su Tom Dumoulin, il rivale sulla carta più accreditato a lottare per la conquista del Giro d’Italia 2018. Adesso è lui, di diritto, il faro della Corsa Rosa, dopo essersi conquistato la nomina a suon di attacchi (mai andati a vuoto) che non hanno fatto altro che consentirgli di scavare un gap sempre maggiore con i suoi diretti concorrenti, da Dumoulin stesso fino ad arrivare a Chris Froome (7° a 4’52”) e senza dimenticarci di Domenico Pozzovivo (terzo a 2’28”) e Thibaut Pinot (4° a 2’37”), facendolo tra l’altro diventare il secondo corridore del dopo Merckx a conquistare tre vittorie di tappa in Maglia Rosa, come Gilberto Simoni nel 2003. Un record che, analizzando le ultime prestazioni e valutando anche la prova fin qui impeccabile della sua Mitchelton Scott, potrebbe migliorare ancora in questa terza settimana ricca di salite, a partire dall’Abbiategrasso-Pratonevoso che aprirà il trittico alpino decisivo per le sorti di questo Giro.

Se infatti domani il britannico dovesse perdere la Maglia Rosa in favore di Tom Dumoulin, anche lui ottimo fino a questo momento se non fosse stato per il piccolo passo falso di ieri, ecco allora che lo vedremo nuovamente all’attacco sulle vere salite del Giro 101, inserite appositamente ammassate tra loro per sfinire le gambe e la testa dei corridori al termine di tre settimane dure, durissime, in cui anche le tappe di transizione o quelle per velocisti sono state rese nervose dal maltempo abbattutosi sul gruppo.

Corsa contro il tempo che, inevitabilmente, costringerà gli scalatori più puri a dover esporsi sul proprio terreno naturale per recuperare il tempo perduto tra Trento e Rovereto, magari rischiando anche da lontano: Domenico Pozzovivo, Miguel Angel Lopez e Richard Carapaz (anche se questi due rischieranno davvero di perdere un’infinità da tutti gli altri) fanno parte di questa lista, e da loro ci si aspetta molto ora che si affronteranno tappe adatte a grimpeur, leggeri e letali come hanno dimostrato di saper essere.
Desta interesse soprattutto quello che potrà fare il lucano, di gran lunga il migliore degli italiani (della debacle di Aru c’è poco da commentare, come dice Cassani “non va da inizio Giro”), uscito in ottima forma dal Tour of the Alps ed ora tra i principali outsider nella generale: il capitano della Bahrain Merida punta al podio, sarà dura centrarlo ma con questa gamba nulla gli è precluso.

Un altro uomo da tenere d’occhio sarà anche Thibaut Pinot, lui che nel 2016 fu campiona nazionale a cronometro e che ama il Giro più del Tour, tanto da averlo preferito alla corsa di casa per il secondo anno consecutivo. Ieri ha dimostrato una volta di più di voler fare bene a tutti i costi, aiutando Dumoulin (l’unico a farlo) nell’inseguimento alla maglia rosa Simon Yates: nonostante tutto sembra ancora che gli manchi qualcosa, ma ora che entriamo nelle fasi calde la sua volontà potrebbe fare la differenza.

Infine, Chris Froome: il keniano bianco, dopo un avvio di Giro deludente complice anche le cadute che lo hanno coinvolto, è resuscitato letteralmente nella tappa più attesa ma anche con il finale più duro in assoluto, lo Zoncolan, dominandolo e mettendo alle corde tutti, ad eccezione del già elogiato Yates. Uno sforzo non indifferente che giocoforza ha pagato il giorno successivo (ieri), uscendo di nuovo dalla top 5 appena raggiunta. Domani sarà da tenere d’occhio, perché contro il tempo ha dato dimostrazione di saper fare la differenza e l’orgoglio di un leone ferito, si sa, può fare male.
E’ un perfezionista, e forse ha già deciso dove provare un ultimo, disperato, tentativo per ribaltare questo Giro d’Italia quasi del tutto compromesso: si è allenato più volte sul Colle delle Finestre, e chissà se proprio lì non vorrà lanciare il suo attacco da lontanissimo. Non siamo abituati a vederlo in questa veste ma anche sullo Zoncolan, che aveva studiato in ricognizione, ci ha stupito. Se i risultati sono quelli visti sabato, perché non ritentare?

E’ per questo motivo che le sorti del Giro non sono ancora decise, e probabilmente non lo saranno nemmeno domani al termine della cronometro: bisognerà aspettare la passerella di Roma, tra i Fori Imperiali e Piazza del Popolo, per sapere chi vedrà il proprio nome inciso sul Trofeo senza fine. E per la prima volta nella storia, potrebbe essere un inglese a riuscirci.

Yates, you can.

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