La riforma del ciclismo di Lappartient scontenta i corridori, tra sarcasmo e proposte alternative

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Chris Froome – Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Appena ieri vi avevamo dato conto del progetto nella mente del presidente dell’UCI, David Lappartient, per rendere il ciclismo World Tour più combattuto e con meno barriere all’ingresso: una proposta che, in sostanza, vedeva l’introduzione di un salary cap per evitare sperequazioni nelle capacità di spesa dei team, una nuova riduzione del numero dei corridori a disposizione nelle corse di alto livello e l’eventuale abolizione dei contatti via radio con l’ammiraglia e i misuratori di potenza. In soldoni, queste ipotesi avrebbero messo i bastoni tra le ruote delle bici da corsa del Team Sky (e non si tratta di un sospetto, visto che lo stesso Lappartient ha tuonato contro il predominio dello squadrone nei grandi giri, che a parere del massimo dirigente UCI rischia di anestetizzare e monopolizzare le gare anche nel prossimo futuro).

Il sarcasmo di Kwiatkowski alla proposta di riforma del ciclismo di Lappartient

Ebbene questa idea che avvicina il ciclismo World Tour alla Formula 1 degli ultimi anni ha generato non pochi malumori e, attenzione, non solo tra gli addetti ai lavori del Team Sky. Partiamo comunque dalla squadra a cui saranno fischiate le orecchie ultimamente, tra staff, dirigenti e corridori: tra questi ultimi è Michał Kwiatkowski a sintetizzare il nocciolo della questione con il suo stile sardonico che lo contraddistingue. Rispondendo ad un commento sarcastico su Twitter del collega Thomas De Gendt (della Lotto Soudal) che a sua volta rilanciava una riforma ancora più hardcore per il ciclismo professionale (“Solo 65 km per le tappe, nessun training camp preliminare, niente cene, niente punti di rifornimento, solo due borracce al giorno e massimo 2.000 calorie concesse“), il corridore polacco usa la stessa ironia ma con un tono più polemico: “Sagan domina = fantastico. Quick Step domina nelle classiche = fantastico. BMC domina nelle cronosquadre = fantastico. Sky domina nei Grandi Giri = noioso, perciò stravolgiamo il ciclismo“.
Inoltre il campione del mondo di Ponferrada 2014 lancia un assist nei confronti di RCS, organizzatrice del Giro d’Italia e di altre corse di livello come la Milano-Sanremo, che il corridore prende come esempio, parlando del fatto che quest’ultima venga promossa nei suoi aspetti migliori dell’evento (tralasciando i primi 250 km di “ciclismo noioso“) e nel meglio che possa offrire questo sport. Come dire: magari non sarà esaltante una corsa che gestiamo, almeno nella sua maggior parte, ma non buttiamo via il bambino con l’acqua sporcastravolgendo il ciclismo per renderla più appetibile; piuttosto ci focalizziamo semplicemente sui suoi punti di forza.

Lo scontro tra Lappartient e il Team Sky

Quando non smontano la proposta di Lappartient sbeffeggiandola, i corridori vanno al cuore di quella che considerano, come Kwiatkowski, il casus belli, ovvero la presunta avversione del presidente UCI nei confronti di Sky. Willie Smit della Katusha-Alpecin ritiene le proposte del fair play finanziario e le altre idee per livellare la competizione “lo scherzo più roboante” che abbia mai sentito nel mondo del ciclismo, e spiega sul suo profilo Twitter: “[bisognerebbe] concentrarsi nel rendere il nostro sport un luogo migliore e creare sostenibilità che possa generare benefici per la disciplina e per la gente che ha sacrificato tanto per esso, anziché ingaggiare una faida personalistica!“.
Si inserisce nella pioggia di commenti sul web anche Daniel Martin, il corridore della UAE Emirates noto per la sua tenacia che dimostra in gara – e non ha caso ha vinto il premio per la super combattività al Tour appena conclusosi. Per l’irlandese non si dovrebbe partire dal vertice della catena alimentare ciclistica, ovvero dai grandi team, ma andare ad aiutare direttamente le squadre “con un budget molto basso a poter ottenere più soldi“, afferma, rifiutando ogni parallelo con il mondo del calcio e della Formula 1.

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Le ruggini tra Lappartient e Sky, in ogni caso, neppure dopo il Tour (dove il team ha ottenuto il sesto trionfo in sette anni consecutivi, grazie alla prestazione di Geraint Thomas) si sono placate. Durante i primi giorni della Grande Boucle, quando ancora riverberava il clamore per l’assoluzione di Froome sul caso salbutamolo, il team manager Dave Brailsford aveva accusato – neanche troppo velatamente – il presidente dell’UCI di partigianeria e di mentalità da sindaco di un comune francese: ricordiamo che Lappartient ricopre tutt’ora proprio il ruolo di primo cittadino nella località bretone di Sarzeau.
Il massimo dirigente della Federazione di tutta risposta non si scompose, ricordando a Brailsford che l’ultima persona che lo tacciò di essere soltanto un burocrate di provincia non finì proprio benissimo, riferendosi al suo predecessore all’UCI Brian Cookson. Questo per capire quanto siano cordiali i rapporti tra il Team Sky e la massima federazione ciclista mondiale e, di riflesso, anche con la Francia e i suoi appassionati di ciclismo, le cui tensioni con la squadra britannica hanno raggiunto l’apice proprio al Tour di quest’anno.

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