Caso Sosa, il racconto di un tradimento inaspettato

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui


“Da qualsiasi parte la si guardi, la vicenda Ivan Sosa purtroppo è molto triste, il finale sa di comportamento eticamente deplorevole, di tradimento alle spalle”.

Inizia così la lunga lettera pubblicata stamattina su tuttobiciweb.it e firmata dall’avvocato Marco Angelini, da Paolo Alberati, Maurizio Fondriest e Andrea Bianco in merito al tanto discusso caso Sosa scoppiato nei giorni, con il talento colombiano dell’Androni Giocattoli protagonista in negativo per aver dato il proprio consenso al trasferimento in Trek Segafredo, salvo poi ritrattare tutto ed avviare contatti con il Team Sky, sotto la tutela del nuovo procuratore Giuseppe Acquadro. Gli ormai ex procuratori, quindi, attraverso questa nota hanno voluto rendere pubblica la dinamica dei fatti, alquanto amareggiati per l’accaduto.

Caso Sosa, il racconto di un tradimento inaspettato

“Era novembre del 2015 quando, dopo aver portato Egan Bernal ancora Juniores a gareggiare e vincere da noi in Italia, residenza per un mese a casa Alberati a Catania, ragazzo scoperto e suggerito dal prof. Andrea Bianco, (italianissimo di Lido di Jesolo ma trapiantato in Colombia da 18 anni) tecnico UCI e commissario tecnico della Nazionale Colombiana di Mtb per 11 stagioni, vista la bontà dell’operazione, ci siamo messi subito alla ricerca di un altro ragazzo da affiancare ad Egan, in dirittura di arrivo con un contratto quadriennale in Italia con l’Androni-Sidermec.

In novembre in Colombia si corre la “Vuelta al Porvenir”, la corsa per la categoria Juniores più prestigiosa del Sudamerica, già vinta da Quintana e Uran. Richiedemmo così subito ad Andrea di visionare la corsa e proporre un passaggio in Italia al miglior grimpeur della corsa, circostanza per la quale poi in Italia ci saremmo occupati noi. E così con il quarto posto finale nella classifica generale e la vittoria della “etapa reina”, lo scalatore più interessante fu Ivan Ramiro Sosa Cuervo. Non fu facile trovargli sulla fiducia un posto in Italia in un team U23, alcuni ci avevano chiesto Bernal a settembre ma lui era già volato verso altri lidi, non si fidavano che ne avessimo trovato un altro meritevole di una chance. Ci credette Renzo Maltinti, così il giovane DS della sua squadra Leonardo Scarselli ci telefonò a fine gennaio che si poteva fare, lo potevano tesserare per la stagione 2016 ma il budget era al lumicino, quindi potevano garantirgli vitto e alloggio più che decorosi (il ritiro Maltinti ad Empoli è proprio grazioso) e un minuscolo rimborso spese. Ma il volo aereo, almeno di andata, dovevamo metterlo noi.
Fu così che Paolo Alberati si incaricò del costo e fece il biglietto per il ragazzo. Ivan accettò, partenza quasi all’oscuro dai duemila metri di Pasca (Cundinamarca), primo volo aereo della sua vita subito intercontinentale, arrivo nel cuore della notte all’aeroporto di Pisa, qualche (pochi) convenevoli e qualche giorno dopo era già nella mischia della Firenze – Empoli. Nella neve del gelido febbraio italiano”.

Il periodo di adattamento in Italia tuttavia, come ci si può immaginare, non è dei più facili. Le salite della Colombia mancano al ragazzo, così come la famiglia, ed è ora che viene fuori la figura di Paolo Alberati quasi come un secondo padre, accogliendolo nella sua Sicilia e consentendo a Sosa di rimettersi alla prova sulle lunghe ascese dell’Etna, dove ad appena diciotto anni fa già registrare tempi di scalata inferiori a quelli di Damiano Caruso, riuscendo di fatto a trovare forma e motivazioni giuste per conquistare la prima vittoria in Italia, alla Schio-Ossario nel 2016.

“Ivan Sosa è un ciclista molto interessante, ma ancora troppo giovane per essere messo sotto procura perché non Professionista, così si decide di fargli firmare il contratto di procura con l’Avvocato Marco Angelini collaboratore di fiducia di Paolo Alberati. Ad un ragazzo così giovane si deve lasciare tutto il tempo necessario per crescere e i due anni di contratto che limitano l’attività di un procuratore UCI sono troppo pochi per spronarlo a chiedergli subito risultati, quindi la soluzione del contratto di procura con il Legale appare subito la più adeguata. L’eco dei suoi successi infatti risuona già oltreoceano, il Colombia si comincia a parlare di Ivan Sosa e nella selezione per il prossimo Tour de l’Avenir insieme al talento Egan Bernal già vincitore di alcune corse minori tra i Pro nonostante i suoi 19 anni, prende posto anche Ivan Sosa.
Gianni Savio che aveva già sentito parlare da tempo da Alberati di questo Sosa, chiama al telefono e chiede di farlo valutare in un centro specializzato per un test. Il risultato sembra poco convincente, così Savio si deve fidare ancora una volta di Alberati, che dopo Bernal gli affida nelle mani e in squadra un potenziale campione da crescere insieme”.

L’Avenir consente a Sosa di maturare sempre più, come confermato subito all’inizio del 2017 quando il colombiano conquista alla prima corsa da pro’, la Vuelta al Tachira, la maglia di miglior giovane. Con l’approdo all’Androni Giocattoli, dunque, Ivan Sosa si trova anche a dover firmare il suo primo vero contratto da professionista, nel quale viene anche inserita una “clausola concordata con Gianni Savio che prevedeva che «se nel corso del 2018 Ivan Sosa avesse ottenuto una proposta importante da parte di un Team Pro Tour, questa doveva essere portata a conoscenza del Team Androni entro e non oltre il 30 giugno. A quel punto il team Androni-Sidermec poteva riservarsi di eguagliarla oppure lasciare libero il ragazzo di cambiare team, dietro il ricevimento di un premio di valorizzazione da versare entro il 1 agosto 2018»”.

Nel frattempo la stagione 2018 è alle porte, e Sosa continua il suo processo di crescita centrando la prima vittoria da professionista sempre alla Vuelta a Tachira, per poi confermarsi alla Oro y Paz dove termina al sesto posto in classifica generale, vinta da Egan Bernal davanti a Nairo Quintana e Rigoberto Uran. In primavera è poi nuovamente protagonista al Tour of the Alps, dove indossa la maglia ciclamino di leader della corsa fino alla terza tappa. Il suo nome entra così in orbita delle maggiori squadre del World Tour tra cui la Trek Segafredo di Luca Guercilena, il quale concorda con Maurizio Fondriest un test presso il Centro Mapei per Sosa già per il 24 aprile.

“Con Ivan si parla di aprire un contatto con Sky, ove già sta correndo l’amico Bernal, sembra la strada più “facile” da percorrere, però Ivan valutando la possibilità di diventare di fatto comprimario, chiede di poter provare la strada da battitore libero, che al momento in Sky rischierebbe di sentirsi un po’ chiuso, quindi dà l’ok al suo procuratore Angelini di trattare con altre squadre. La proposta più interessante sembra quella della Trek Segafredo, i fattori tecnici e umani e non ultimo una importante offerta economica, pari o superiore a quella delle altre ricevute, portano a propendere per la squadra di Luca Guercilena. Il 17 maggio, rispettando i tempi del contratto Androni-Sidermec la Trek Segafredo propone la prima offerta per Ivan Sosa, ma quando verso fine giugno Savio comunica che intende equipararla e quindi tenersi ancora il ragazzo per il 2019, la Trek il 29 giugno rilancia con una cifra ancor più importante e Savio a quel punto deve alzare bandiera bianca e con una pacca sulla spalla da galantuomo qual è, dà il via libera a Ivan Sosa”.

Dato il via libera dall’Androni, dunque, la Trek Segafredo procede al pagamento della liberatoria e prepara un importante contratto al ragazzo, adeguandolo inoltre in positivo dopo la sua vittoria della Vuelta a Burgos. Il matrimonio sembra così cosa fatta – con tutti i protagonisti che annunciano pubblicamente l’operazione – fin quando “venerdì 7 settembre giunge nella mail dell’avvocato Angelini procuratore del corridore una comunicazione dell’avvocato Pavone, che assiste il sig. Giuseppe Acquadro, nella quale si sostiene che la procura del ragazzo in capo all’Avvocato Angelini è già scaduta e che sostanzialmente il Sosa non desidera proseguire negli intenti già manifestati di firmare il contratto Trek. La mail viene letta domenica 9 settembre e appena sentito al telefono il ragazzo dichiara che ha ricevuto dal procuratore Giuseppe Acquadro la promessa di un contratto di importo superiore rispetto a quello già concordato e acquistato dalla Trek e che pertanto non intende mantenere gli impegni già presi.
Il 17 settembre infine giunge una comunicazione mail da parte del corridore, che dichiara di revocare il mandato all’avvocato Angelini”.

Caso Sosa, che fine ha fatto il rispetto?

A lettera conclusa, sembra evidente come il ragazzo sia stato convinto dal procuratore Acquadro – già agente di numerosi corridori colombiani tra cui lo stesso Bernal – a ritrattare la propria parola in cerca di un ingaggio superiore a quello pattuito con la Trek Segafredo. Una decisione inaspettata, un vero e proprio tradimento alle spalle nei confronti di chi gli ha dato fiducia fin dall’inizio, portandolo in Italia e trattandolo come un figlio, facendolo crescere in tranquillità fino a farlo diventare uno dei migliori scalatori in prospettiva. Paolo Alberati, intervistato da SuperNews lo scorso aprile, riferendosi ai giovani ragazzi sudamericani da lui allenati diceva che “hanno rispetto del denaro, della fatica, dell’attenzione per le cose essenziali: è questo che fa la differenza per ottenere il risultato, a prescindere dal talento che hai”.
Un rispetto che nell’ultimo periodo, come dimostrato dal caso Sosa, sembra essersi purtroppo perso.

  •   
  •  
  •  
  •