Ciclismo, saltano 70 gare: suggestione Giro d’Europa al rientro dell’emergenza

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui

General view of stage 21 of the 2016 Tour de France in Paris, France.

Come ogni altro sport, anche l’Europa del ciclismo si ferma nell’attesa del rientro dell’emergenza Coronavirus. E come tutte le federazioni sportive, anche quelle ciclistiche cercano di re-immaginare lo scenario futuro, ora che il calendario 2020 non è più una certezza. Una deliziosa suggestione sta facendo il giro del continente, soprattutto tra i diretti interessati: sostituire il Giro d’Italia, il Tour de France e la Vuelta a España con un ambizioso Giro d’Europa.

La situazione del ciclismo europeo

Sono oltre 70 le gare cancellate nel ciclismo e, di sicuro, non si tornerà a correre prima del 1 giugno. Nell’attesa di un ritorno alla normalità, quel che si sta cercando di fare è una ricollocazione nel 2020 delle gare rinviate, ma senza alcuna certezza che questo possa avvenire per tutte le manifestazioni ciclistiche. Forse, e si spera, al Giro d’Italia verrà data qualche possibilità di sopravvivenza in più, in virtù del fatto di essere la nazione che più di tutte ha subito gli effetti devastanti del Coronavirus. Ma l’intreccio di così tante gare risulta difficoltoso per una sola e semplice questione: la stagione ciclistica termina ad ottobre, periodo oltre il quale si rende difficile trovare le condizioni adatte per gareggiare. Un fattore positivo, invece, è lo slittamento delle Olimpiadi di Tokyo al 2021, che lascia sicuramente un maggior spazio temporale per collocare le gare.

Il Giro d’Europa: suggestione o realtà?

Il Giro d’Europa, una fusione tra Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta a España, potrebbe prevedere 21 tappe complessive: 7 in Italia, 7 in Francia e 7 in Spagna, 2 o 4 giorni di riposo, 7 corridori per squadra e 3 cambi possibili durante le tappe. L’azzurro Matteo Trentin, attraverso un Tweet, ha ipotizzato una partenza a Roma, passando per Madrid e finale in volata a Parigi. Ma diverse personalità del ciclismo si sono fatte trascinare da questo “gioco” e chissà se prima o poi questa idea verrà realmente presa in considerazione.

Sognare è lecito, ma lo è altrettanto rendersi conto dei tanti interessi che ruotano attorno alle singole manifestazioni nazionali. Il Giro d’Europa, probabilmente, sarà l’ultima spiaggia, nel frattempo che si monitoreranno le situazioni sanitarie dei paesi europei per prendere decisioni più chiare sulla riorganizzazione del calendario.

Le grandi gare classiche rinviate nella storia

Non è la prima volta che i grandi classici del ciclismo vengono rinviati. Le due guerre mondiali ci danno degli ottimi spunti sull’argomento. Nel periodo del ’15-’18 solo il Giro di Lombardia, tra le gare classiche, venne disputato con continuità nonostante lo svolgimento della guerra. Tra il 1940 ed il 1945 fu invece il Giro delle Fiandre ad essere regolarmente disputato. La stagione più anomala del ciclismo fu comunque nel ’45, nel periodo compreso tra aprile e maggio, quando la guerra cessò in Europa, impedendo così lo svolgimento della Milano – Sanremo e delle classiche del Belgio. Ad essersi svolta regolarmente fu, invece, la Parigi – Roubaix, in quanto la Francia era già stata liberata da tempo e fu possibile tentare una riorganizzazione. La corsa passò alla storia non solo come una celebrazione della sportività in sé per sé, ma soprattutto come una festa popolare della ritrovata unione e libertà dei popoli europei.

Lo scenario del Coronavirus in Europa è stato spesso accostato ad uno scenario bellico. E chissà se anche questa emergenza non produrrà lo stesso effetto di unione e di ritorno ad una libertà spesso sottovalutata. Chissà se il Giro d’Europa, di cui si parla in questi giorni, è solo una suggestione dovuta alle restrizioni che viviamo quotidianamente o una possibilità reale per cercare una rivalsa sportiva e di vita comune.

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