Ciclismo, taglio stipendi e licenziamenti: le squadre rischiano di chiudere

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui

Quickstep’s Fernando Gaviria (white helmet) wins stage four of the OVO Energy Tour of Britain from Mansfield to Newark-on-Trent.

Come molte società di altri ambiti sportivi, si pensi a quanto si sta facendo per salvare il calcio tra mille peripezie, anche per quelle ciclistiche si sta prospettando una situazione abbastanza critica all’orizzonte. Lo stop alle gare non ha portato solo alla domanda “Allora quando si correranno tutti i tour?”. Come nel calcio, si discute sul taglio degli stipendi per i ciclisti che per mesi non correranno più, fino a data da destinarsi.

Lo stop alle gare a tempo indeterminato

Anche il ciclismo lancia il suo allarme, dopo che già da tempo lo hanno fatto altri sport. L’emergenza Covid-19 in Europa ha messo il freno ad ogni attività per i corridori delle due ruote e non si riesce ancora a definire con precisione una data per il ritorno su strada, neanche per le gare più importanti: Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta a España.

Prospettiva fallimento nel ciclismo internazionale

Le principali squadre del World Tour nel frattempo rischiano la chiusura per fallimento per via di gravi problemi riscontrati nel bilancio a causa di questa grave crisi che attanaglia le società sportive di tutto il mondo. Molte tra queste hanno già messo in atto una serie di licenziamenti del personale e il taglio degli stipendi ai corridori: i team Astana, Bahrain-McLaren, Ccc Team e Lotto-Soudal. Ma non se la vedono meglio l’australiana Mitchelton-Scott degli italiani Alexander Konychev ed Edoardo Affini.

Le squadre del ciclismo professionistico hanno in rosa circa 30 corridori più lo staff composto da direttori sportivi, meccanici, autisti, massaggiatori, fisioterapisti e medici. Una delle maggiori fonti di ricavi per le squadre sono gli sponsor che, pian piano, stanno fuggendo via, voltando le spalle. Altre fonti di finanziamento non ci sono perché i diritti TV sono ad appannaggio degli organizzatori e non c’è nessun ricavo sui biglietti d’ingresso, diversamente da altri sport, in quanto il ciclismo è considerato come uno sport aperto al pubblico. Questioni, queste ultime due, che si sta cercando di ridiscutere pur di salvare il mondo del ciclismo. Il Giro delle Fiandre ne è un esempio, in quanto alcuni tratti sono già stati sottoposti a pagamento per il pubblico e per altre competizioni, attraverso le transenne, si potrebbe controllare l’afflusso del pubblico, facendo pagare agli appassionati una certa quota per accaparrarsi i migliori punti di vista per godersi lo spettacolo.

Si preme per tornare agli allenamenti

Intanto dalla Francia arrivano voci di pressioni dei sindacati sul Governo per poter tornare quantomeno ad allenarsi su strada a partire dal 15 aprile e rispettando comunque le prescrizioni dettate dall’emergenza Coronavirus. Il desiderio di tornare a gareggiare, ed in generale di tornare ad una vita normale, è forte. Già solo tornare ad allenarsi vorrebbe dire tanto per il morale e per la speranza degli sportivi e degli appassionati di tutto il mondo.

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