Lance Armstrong: “L’Italia glorifica Ivan Basso e ha ucciso Marco Pantani”

Pubblicato il autore: Andrea Riva Segui

Il ciclista texano Lance Armstrong ha voluto raccontare tutte le verità della sua lunga carriera e l’ha fatto tramite il canale statunitense ESPN in un lungo documentario-film dal titolo “Lance”realizzato da Marina Zenovich (cineasta americana) e della durata di tre ore in quarto divise in due puntate, la prima andata in onda lunedì scorso e la seconda  in visione lunedì prossimo, invece per i paesi europei bisognerà aspettare la fine di giugno. Di seguito riportiamo le dichiarazioni del ciclista americano, la maggior parte delle quali faranno discutere, perchè molto forti, ma in linea con il personaggio.

Lance Armstrong, le sue dichiarazioni

ORMONE DELLA CRESCITA, MONDIALI OSLO 1993: “Mi superavano tutti, mi ero stancato di restare indietro, di uscire sconfitto. Io volevo cominciare a vincere e non fermarmi più. Divenne un’ossessione“.

RITORNO ALLE CORSE DOPO IL TUMORE: “Provai ogni tipo di sostanza dopante con l’imbarazzo di non dovermi nemmeno difendermi visto che per tutti ero l’eroe che aveva sconfitto un tumore e quindi al di sopra di ogni sospetto“.

1998, EPO: “Tutti ne facevano uso, era un farmaco che ti faceva andare fortissimo senza rischi per la salute, al contrario degli ormoni che ti facevano crescere le cose buone e quelle cattive, come appunto il tumore“.

2008, IL RITORNO: “Persi tempi appresso a starlette per le quali lasciai mia moglie e la mia famiglia, stavo benissimo fisicamente e vidi la vittoria di Sastre al Tour de France. Se uno come quello poteva vincere il Tour, lo avrei potuto fare serenamente anche io per l’ottava volta. In pochi appoggiarono la mia decisione“.

BASSO-PANTANI: “L’Italia glorifica Ivan Basso, lo tiene in gran conto gli offre un lavoro e lo invita in tv. Eppure lui non è molto differente da me o Jan Ullrich. L’Italia ha demolito e ucciso Marco Pantani, la Germania disprezza Ullrich ma ama Zabel che pure era dopato. E Pantani è morto, fottutamente morto“.

ULLRICH: “Sono andato a trovare Jan Ullrich in Germania, nella struttura dove si disintossicava e non è stato affatto un bel viaggio. L’hanno incastrato, Jan, proprio come me. Gli voglio bene, è stata la persona più importante nella mia vita. E’ l’avversario che ho rispettato più di tutti, anzi l’unico. Le nostre storie sono molto simili, a cominciare dalla nostra infanzia difficile. Jan aveva tutto quello che avevo io, una moglie, bambini, tanti soldi ma non è servito a tenere e tutto assieme. Tutto per colpa di questo fottutissimo sport”.

LE TRE COSE DI CUI SI PENTE: “Ho rovinato la vita a Emma O’Reilly, la mia massaggiatrice, minacciandola e dandole pubblicamente della prostituta per avermi smascherato. Aveva solo raccontato la verità”.
“Ho rovinato la carriera e la vita a Filippo Simeoni, il corridore che denunciò il mio legame col dottor Ferrari. Avrei potuto metterlo in un angolo e minacciarlo, lo feci come un boss mafioso durante la diretta televisiva del Tour”.
Sono stato osceno quando ho piantato mia moglie Kristine e i bambini per flirtare con la starlette di turno. Due giorni dopo aver lasciato casa ero già sulle copertine con un bicchiere in mano”.

Infine in questa prima puntata è intervenuto anche il figlio di Lance Armstrong, ovvero Luke David, che ha dichiarato: “Ho sempre pensato che mio padre col doping non c’entrasse nulla, la sera in cui ha confessato tutto da Oprah avevo 12 anni. Il giorno dopo mia madre mi suggerì di non andare a scuola, di prendermi qualche giorno di riposo. Io non le diedi retta: volevo guardare tutti in faccia”.
Questa invece le parole di Lance su suo figlio: “Luke adesso va al college ed è un talento del football americano. Se volesse parlare con me di doping? Gli direi che doparsi così giovane e a questo punto della sua carriera non conviene. E se mi dicesse che si dopa già? Beh, non saprei cosa rispondergli“.

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