Barigelli, Corriere dello Sport: ‘Juve-Roma ha reso evidente la necessità della moviola in campo’

Pubblicato il autore: Martina Carella Segui

stefano barigelli
Roma – Anche per oggi SuperNews vi propone un appuntamento speciale con esperti e giornalisti del mondo sportivo. L’ospite di oggi è Stefano Barigelli, Condirettore del Corriere dello Sport. Con lui abbiamo parlato di Serie A, delle polemiche post Juventus-Roma, dell’introduzione della moviola nel calcio, e del divorzio tra Conte e Juventus.

Buongiorno Stefano, ci racconti come hai scoperto che da grande avresti voluto fare il giornalista?
L’ho scoperto per caso perchè io inizialmente avevo un’altra passione, il cinema. Appena terminata l’Università ho preso parte per tre anni ad un corso di sceneggiatura cinematografica tenuto da Ugo Pirro, grandissimo sceneggiatore italiano nominato a due premi Oscar. Il sogno della mia vita era fare lo sceneggiatore e, mentre cercavo di realizzarlo, avevo concordato una collaborazione con una testata giornalistica che dopo un paio di anni mi propose un contratto. Non ho potuto rifiutare l’offerta ed è stato così che è iniziata la mia carriera. Ho lavorato per il Messaggero, nel 95 ho iniziato la mia avventura alla Gazzetta dello Sport e successivamente mi sono trasferito al Corriere della Sera. Dopo qualche anno sono tornato a lavorare per Gazzetta, dove ho ricoperto la carica di Vicedirettore vicario, per poi trasferirmi di nuovo al Messaggero: qui sono stato Vicedirettore per fino alla scorso anno, quando sono diventato condirettore del Correiere dello Sport. Nella mia vita, è evidente, non mi sono occupato soltanto di sport. Per molti anni ho seguito la cronaca, l’economia e la politica e sono uno dei pochi giornalisti sportivi ad aver vissuto esperienze direttoriali in giornali generalisti.

Cosa ti ha dato il giornalismo che forse il cinema non ti avrebbe dato mai?
La professione di giornalista è una professione più solida. Il cinema non mi avrebbe dato le stesse sicurezze economiche. Il cinema può regalarti una carriera molto bella ma, anche se fatta ad altissimi livelli, è aleatoria. Nonostante la carta stampata stia vivendo un serio periodo di crisi, devo riconoscere che la professione giornalistica ha tante qualità, a cominciare dal vivo interesse che si deve avere per ogni aspetto della realtà. È una professione che mi ha permesso di divertirmi occupandomi di argomenti sempre diversi.

Dopo aver vissuto diverse vicende professionali, oggi sei Condirettore del Corriere dello Sport. Quale esperienza ti è stata più utile per raggiungere questo obiettivo?
Tra gli incontri maggiormente formativi c’è sicuramente quello con Giulio Anselmi, oggi Presidente dell’Ansa, ma che all’epoca era Direttore del Messaggero: è stato lui a portarmi nell’ufficio del redattore capo, dove sono rimasto due anni. Anche l’esperienza vissuta al Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli mi ha completato dal punto di vista professionale. Devo molto anche a Pietro Calabrese, Direttore che mi ha permesso di diventare Vicedirettore della Gazzetta dello Sport. Insieme arrivammo in Gazzetta dopo 19 anni di direzione di Candido Cannavò; eravamo consapevoli di assumere una grande responsabilità, quella di avviare un importante percorso di rinnovamento.

A più di una settimana di distanza dallo scontro diretto, Juve-Roma continua a tenere banco. Ieri Nicchi ha dichiarato: “Rocchi ha arbitrato bene”. Tu cosa ne pensi?
Il giornale ha espresso con chiarezza la propria opinione. L’arbitraggio di Rocchi è stato insoddisfacente, lo hanno detto anche i vertici dell’AIA. Il fatto che Nicchi dica questa cosa oggi, a molti giorni di distanza, significa che non c’è stato un sincero apprezzamento del suo lavoro, altrimenti avrebbe rilasciato queste dichiarazioni il giorno dopo la partita affinchè si mettesse fine alle polemiche. Il Corriere dello Sport non crede affatto che ci sia una Calciopoli 2: la Juventus di oggi è molto diversa dalla squadra di allora, Marotta è un bravo manager e una persona rispettabilissima. C’è però una certa preoccupazione relativa alla credibilità del calcio ed è per questo che il nostro quotidiano è favorevole all’introduzione della moviola. Crediamo che ci sia bisogno di una maggiore certezza del risutato e i nuovi strumenti tecnologici rappresentano un supporto indispensabile per poter rendere certa la correttezza dell’esito finale. Nicchi è dell’opinione contraria perchè, come afferma, non vuole trasformare il calcio in una Play Station. Ma io non mi preoccupo di questo, mi preoccupo della credibilità che questo sport va via via perdendo.

Pensi davvero che l’utilizzo delle nuove tecnologie possa definitivamente eliminare polemiche e strascichi come accaduto in Juventus-Roma?
Juventus-Roma non deve diventare il punto di riferimento di qualsiasi argomento a sostegno dell’utilizzo delle nuove tecnologie, però è innegabile che i tre episodi arbitrali al centro delle polemiche sarebbero stati vissuti in modo diverso con la moviola in campo: il primo rigore non sarebbe mai stato concesso da Rocchi e questo avrebbe cambiato decisamante il corso della partita; anche il problema dei falli di Pjanic e di Maicon si sarebbe risolto facilmente; il fuorigioco di Vidal su tiro di Bonucci si presta, invece, ad interpretazioni opposte, ma questo accade perchè in questo caso c’è necessità di interpretare una regola. La dirigenza costituisce lo scoglio all’introduzione delle nuove tecnologie. Il calcio italiano ha per lo più dirigenti molto anziani, contrari a qualsiasi forma di innovazione. Temono che la certezza del risultato possa indebolire ciò che ruota intorno a questo sport, mentre noi siamo convinti dell’esatto contrario. Senza considerare che le società di calcio e i loro azionisti dovrebbero poter avere la certezza che il valore delle azioni che possiedono muti in base ai meriti oggettivi della squadra e non in base a vantaggi e svantaggi connessi agli errori arbitrali.

Buffon contro Totti, due correnti di pensiero opposte. Quale senti più tua?
Capisco molto bene l’atteggiamento di Buffon perchè la Juve è una squadra che ha vinto tanto e che subisce dai tifosi delle squadre avversarie un’ostilità eccessiva. Anche Totti ha le sue ragioni perchè alla sua maniera, autentica e sincera, ha manifestato un disagio serio; gran parte della sua carriera, infatti, si è svolta nel periodo della Juve di Moggi, periodo dichiarato crimonoso dalla magistratura e nel corso del quale i bianconeri hanno vinto ben 7 scudetti. Il capitano della Roma ha manifestato un rammarico perchè se quei campionati si fossero svolti regolarmente, lui e la sua squadra avrebbero potuto vincere di più. Entrambi i punti di vista sono rispettabili e non mi sento di aderire in modo esclusivo né all’uno, né all’altro.

Sei stato uno dei pochi a non drammatizzare per il divorzio tra Conte e la Juventus. Perchè?
Io credo che nel calcio, come in tutte le attività professionali, le strutture vengano prima degli individui. La Juventus è un club che ha vinto decine di trofei, tra scudetti, Champions e Coppe Intercontinentali. La squadra non ha iniziato a vincere con Conte, vinceva già prima. Nella storia della Juventus non c’è solo Antonio Conte, il club ha una storia lunga e gloriosa. Squadre come il Real Madrid, il Barcellona e il Bayern Monaco, prescindono dagli allenatori. Io non credo che il Bayern Monaco smetterà di vincere se Guardiola dovesse andare via o il Real non vincerà più la Champions senza Ancelotti. Il Real resta il Real, il Bayern resta il Bayern e la Juve resta la Juve.

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