ESCLUSIVA, Intervista ad Alex Dandi: “Non mi accontento di risultati mediocri”

Pubblicato il autore: Tudor Leonte


Alex Dandi, matchmaker di Venator FC e telecronista per Fox Sports, tra le altre cose, ci racconta in esclusiva le sue impressioni sull’evento di arti marziali miste “Theater of War” che andrà in scena oggi pomeriggio nella cornice del Teatro Verdi di Cesena.

Parlaci un po’ in generale di Theater of War: perché venire a vedere questo evento?

Theater of War sarà il secondo evento partner del circuito Venator, dopo il successo di Venice Combat Event. La card presenta atleti internazionali e team italiani di alto livello. Su tutti, il co-main event che vedrà affrontarsi Ashleigh Grimshaw (che ha esperienza in organizzazioni internazionali come la Cage Warriors Fighting Championship) e Ciro Ruotolo, mentre nel main event il nostro Alessandro Botti affronterà un atleta di alto livello come Davy Gallon, un atleta francese che ha deciso di rendere vacante il titolo welter FEN per scendere di categoria e puntare al titolo dei pesi leggeri Venator. Chi vincerà questo match con tutta probabilità si troverà ad affrontare il vincitore tra Leonardo Zecchi e Ivan Musardo per il titolo lightweight. Insomma: una bella card che promuoverà le belle MMA italiane. Il livello di spettacolarità sarà alto, vedrete una piccola chicca.

Hai sempre un occhio di riguardo per il profilo internazionale delle card in cui sei coinvolto. Come sta andando il lavoro di “sprovincializzazione” delle MMA italiane?

Sì, da Venator in poi abbiamo lavorato per “sprovincializzare” i team italiani. Sono sempre stato molto critico nei confronti del livello italiano di preparazione degli atleti, molti dei nostri lottatori andavano a combattere all’estero e perdevano, alcuni mandati un po’ anche allo sbaraglio. Per questo abbiamo deciso di puntare su atleti giovani e promettenti (Marvin Vettori, Daniele Scatizzi) e vecchie glorie che hanno ancora qualcosa da dire, come Cristian Binda. Vogliamo riuscire a dare il giusto valore a questi atleti. Il nostro focus, però, sono i giovani, là fuori ci sono già i nuovi Vettori.

Quali sono le difficoltà maggiori del promuovere e divulgare le MMA in Italia?

Forse la cosa più difficile da far capire al pubblico italiano è che bisogna spendere per avere uno spettacolo di qualità. Paghiamo ancora lo scotto dei vecchi eventi di basso livello che hanno allontanato gli spettatori quando ancora il movimento delle MMA italiane era in crescita. È controproducente una promozione altisonante se poi la realtà non incontra le aspettativa, sia per l’evento in sé sia per il movimento delle MMA in generale.
Il pubblico italiano è un po’ quello da poltrona: a molti piace vedere la UFC in televisione, ma non sono disposti a muoversi per vedere un evento dal vivo. C’è da dire che abbiamo scelto dei posti un po’ decentrati, ma in molti casi mancano proprio le strutture giuste per ospitare un evento di sole arti marziali miste.
Oktagon è un discorso a parte, è un’istituzione che gira da anni, ma è anche un evento misto di MMA e altri sport da combattimento e per questo riesce a richiamare più pubblico.
Il nostro scopo resta quello di portare più spettatori possibili e continuare a offrire spettacoli di qualità come stiamo facendo.

Mi ha sorpreso un po’ la presenza nell’evento di match di MMA amatoriali. Hai cambiato idea a proposito?

Non ho cambiato idea, io mi occupo solo di MMA professionistiche.
Ci sono state molte candidature dilettanti al Venator fin dall’inizio. In Italia, poi, siamo molto bravi a rendere ingarbugliate le cose, basti pensare alle regole da “semi pro”, che non esistono altrove se non in Italia. Venator ha aperto anche ai dilettanti: cerchiamo chi ha voglia di gareggiare e crescere, a loro mettiamo a disposizione uno spazio in cui esibirsi e la professionalità di Venator. Non ci saranno coppette e medagliette, nessuno potrà fregiarsi del titolo di campione mondiale di MMA nei nostri eventi, ci sarà solo tanto divertimento e un’occasione di crescita e miglioramento per atleti locali che ancora non hanno fatto il loro esordio da professionisti.
Venator controllerà il record degli atleti e la trasparenza di questi incontri, che si svolgeranno secondo le regole IMMAF. A bordo ring ci saranno medici esperti in sport da ring e da contatto e cinque cutman, per garantire la migliore sicurezza possibile per gli atleti. Vogliamo gente disposta a crescere.

Qualcuno ha detto che il tuo ruolo da matchmaker e da manager di alcuni degli atleti coinvolti nella serata crea, chiamiamolo così, un “conflitto di interessi”. Come rispondi alle critiche?

Dal punto di vista della giustizia italiana in questo settore, non esiste alcun conflitto di interessi. Dal mio punto di vista, questa è una mentalità da persona mediocre che non mi appartiene. Voglio risultati eccellenti e non mediocri. Sto portando avanti un progetto sperimentale, ma ho già dell’esperienza manageriale per i miei trascorsi nel mondo della musica. Ai miei atleti propongo match duri e non facili. Basti pensare a Botti che arriva da una sconfitta e gli ho messo contro un ex campione che ha una serie vincente importante. Il livello di ranking dell’avversario è piuttosto alto, Botti non avrà certamente vita facile. Se facessi diversamente perderei di credibilità e non è nel mio interesse farlo.
Haters ce ne sono sempre stati, spuntano fuori appena inizi a fare le cose per bene. Quando hai degli haters vuol dire che sei diventato bravo in quello che fai. Da manager io guadagno zero sui miei atleti, siamo ancora nella fase iniziale dell’investimento. I costi per gli atleti sono già elevati per allenarsi all’estero e avere una nutrizione regolare. I primi due anni insieme a me saranno per loro a costo zero, poi si deciderà il da farsi in base ai risultati. Inizierò a guadagnare quando riuscirò a portare i miei atleti in UFC. Le MMA sono uno sport povero dalle nostre parti, non guadagnano tutti come la UFC o Conor McGregor.
Noi altri siamo matti e appassionati, crediamo in un sogno. Cerco di fare le cose nel modo giusto, confrontandomi con le mie responsabilità. Avere grosse responsabilità mi motiva a lavorare nel modo giusto. È l’unico modo, non cerco scorciatoie. La credibilità è tutto alla fine.

Il Venator è in prima fila per quanto riguarda l’introduzione dell’antidoping nelle MMA italiane. Quali misure sono state adottate per questo evento? Qual è il maggior ostacolo che si oppone all’introduzione di un ente normativo a riguardo?

Sono molto realista su questa cosa. In Italia abbiamo il CONI, non le commissioni atletiche come negli Stati Uniti. Il CONI non riconosce le MMA come sport, ma nessuno lo dice. La FIGMMA è l’ente che decide il bello e il cattivo tempo a livello federativo, ma di fatto essa è riconosciuta dal CONI tramite la delega FIWUK (che si occupa di kung fu) per il Sanshou. La situazione sulle MMA non è chiara siccome non sono inserite nella lista degli sport o discipline sportive riconosciute dal CONI. Per avere l’antidoping in Italia devi essere sotto il CONI, che attraverso la NADO e il Ministero della Salute controlla la presenza o meno di doping nelle competizioni sportive in Italia. Tutte le manifestazioni sportive italiane hanno diritto all’antidoping, ma il CONI non riconosce le MMA e quindi non fa controlli.
Noi facciamo quello che ci permette la legge: test ematici, test per l’HIV e per l’epatite. I primi a esserne contenti sono gli atleti stessi. Siamo stati i primi a farlo con i lottatori professionisti di MMA. Siamo contenti perché facciamo il bene dei fighter. Al momento ci è impedito fare di più. In Italia c’è un solo laboratorio che lavora solo per la NADO e il CONI. Se usassi un laboratorio diverso da quello, commetterei un illecito in quanto si viola la privacy degli atleti e non siamo autorizzati a farlo. Allo stesso tempo, se trovassimo un atleta risultato positivo al doping, dovremmo denunciarlo perché mette a rischio la salute altrui e andremmo a finire negli illeciti penali.
Aspettiamo che il CONI ci riceva per trovare una collaborazione. Devo ammettere che sto diventando un po’ disilluso, continuiamo a sbattere contro un muro di gomma. Siamo disposti a mettere anche dei soldi nostri per il bene dell’atleta e dello sport, ma veniamo presi per truffatori. Non fa parte della cultura italiana avere fiducia nel lavoro altrui. Tutto è basato sulla diffidenza, ma non è così, ci sarebbero vantaggi per tutti se le MMA venissero regolamentate da questo punto di vista. Uno su tutti il discorso sponsor. Se le MMA non sono riconosciute come uno sport in Italia, chi vuoi che ti sponsorizzi? Se arrivasse questo riconoscimento, cambierebbe tutto. Ecco perché bisogna fare queste battaglie.

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